Alluvione del Polesine
i fiumi e rovigo

L’alluvione del Polesine – La storia e il ricordo 66 anni dopo

A ghe n’avemo viste de piene. La passarà anca questa“. Era quello che ripeteva, come una sorta di mantra, la gente, che ogni giorno osservava il fiume ingrossarsi, gli argini farsi deboli sotto la forza prorompente dell’acqua.

Pioveva incessantemente da giorni in quel Novembre del 1951, con una tale intensità che sembrava quasi rispondesse a leggi imponderate della fisica. Ci si è interrogati molto su quanto si poteva fare e quanto scientificamente prevedibile poteva essere un intervento umano. Come per tutte le tragedie, ed anche l’alluvione del Polesine non fa differenza, si tratta dei discorsi del dopo, di quelli che in genere si fanno mentre è in corso la conta dei danni e si piangono le vittime.

Che furono oltre cento e con oltre 180mila sfollati. Ad appena sei anni dalla fine del secondo conflitto mondiale l’alluvione nel Polesine metteva nuovamente in ginocchio l’Italia. Il Po aveva superato il livello di guardia già il giorno 12 Novembre con 3000 persone di Polesine Camerini che lasciano la città perchè invasa dalle acque. Nonostante il livello altissimo di preoccupazione si spera ancora che sia il mare a dare salvezza di fronte all’imponente e violento flusso d’acqua.

L’alluvione del Polesine – La piena e le rotte

Alluvione Polesine

Il 14 Novembre, intorno alle 20 la popolazione viene a conoscenza di varie falle prodottesi sugli argini nella zona tra Polesella ed il Canal Bianco e successivamente nella zona di Occhiobello. In preda al panico la gente inizia la fuga, con qualche fagotto o, spesso, solo appena vestita. Affluiscono verso Rovigo, a centinaia, spaventati ma felici di essere vivi. Altre persone invece, raccolte da camion lungo la strada, vengono inghiottite dalla furia delle acque, durante la seconda rotta. Le strade sono intasate, cavalli, buoi, carri e carriole carichi di donne e bambini. Poco prima delle 20.30 si verifica la terza rotta, quella di Malcantone.

La massa d’acqua ingrossa a dismisura e il Canal Bianco rompe l’argine anche a Sant’Apollinare con uno squarcio che prosegue verso Rovigo. In città intanto arrivano camion militari e mezzi requisiti d’urgenza ad aziende e privati, per andare incontro alle migliaia di persone che sono in strada. Si cerca di mettere in salvo tutti, anche se la capacità ricettiva è ormai compromessa. Vengono allertate anche le altre provincie, come Padova, e luoghi di accoglienza vengono avviati anche in quella zona. Intanto, la rotta di Sant’Apollinare ha raggiunto anche l’argine del Naviglio Adigetto e poche ore dopo l’acqua tracima ormai in più punti della città. I giorni successivi sono un susseguirsi di emergenze, l’energia elettrica, il cibo, il riparo per decine di migliaia di famiglie.

L’alluvione del Polesine – Lo sgombero di Rovigo

Alluvione Polesine

Rimangono aperte poche strade, ed in città come Adria e Rovigo, la minaccia dell’acqua e dello sgombero è incessante. La Tassina, il Bassanello, il Sottopassaggio, ogni ora l’allagamento aumentava. Ed infatti, il 17 Novembre viene ordinato il primo sgombero dei pianterreni della città, consigliando alla popolazione di evacuare le case e portarsi oltre l’argine dell’Adige. Alle 24 si verifica l’ampliamento di una frana nella zona di San Sisto, ed allora gli altoparlanti danno l’ordine immediato di abbandonare la città. Adria, invasa dalle acque, rimane isolata. Si provvederà allo sgombero dei suoi abitanti solo dopo oltre 24 ore. Vengono lanciati viveri dagli aerei, paracadutando anche medicinali e steridrolo, per la purificazione dell’acqua. Era ancora poco, ma era l’inizio.

Aiuti vennero inviati da ogni parte del mondo, e gli italiani aprirono le loro porte per accogliere gli sfollati in modo da poter dare loro un tetto. Tantissimi i polesani che non fecero più ritorno a casa, molti decisero di emigrare. La popolazione del Polesine, nel 1951 era di quasi 358mila abitanti, nel 1961 quasi centomila persone avevano deciso di abbandonare questa terra. Quelli che rimasero però furono coraggiosi, forti, intraprendenti. Nel 1952, grazie anche al lavoro delle istituzioni, molti di loro poterono tornare a coltivare la terra. E la speranza.

Video: fonte Youtube

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada.
Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.

L’alluvione del Polesine – La storia e il ricordo 66 anni dopo ultima modifica: 2017-11-28T18:37:31+00:00 da Alessandro Effe

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