La peste e il Lazzaretto, il dottore della peste
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La peste e il Lazzaretto – Primo luogo Pio a Rovigo

Durante il Carnevale, come molti di voi, spesso sono stata a Venezia. Adoro passeggiare per i sestrieri. Fermarmi a mangiare frittelle sorseggiando un Prosecco o un vin brûlé, se fa troppo freddo. Incontri tantissime maschere. Il bello, per me, è immaginare chi c’è sotto. Inventarmi una storia diversa per ogni personaggio incrociato. Un ricordo meraviglioso, è quello di Venezia di notte. Passare per il Ponte dei Sospiri al chiaro di Luna, la brezza che mi accarezza il volto, le passerelle in San Marco montate causa acqua alta, una timida nebbia bassa. Un favoloso tuffo nel passato. Sono certa di aver incontrato, in qualche calle stretta e buia, “il dottore della peste” che, quasi certamente, si dirigeva frettoloso ad un ballo in maschera.

Non mi sono mai soffermata sul perché fosse una maschera tipica veneziana. Di sicuro rappresenta un lato oscuro del Carnevale, quello della morte.  Perché è nel Carnevale? Si cominciò ad usare dopo il ‘700, quando la peste fu debellata. Mi viene da pensare che entrò a farvi parte per esorcizzare questa piaga che per anni decimò Venezia, inginocchiandola.

La maschera fu ideata dal medico francese Charles de Lorme. Era usata dai dottori che curavano questa malattia. Posso affermare con cognizione che non avevano capito assolutamente nulla della malattia. Credevano, infatti, fosse l’aria ad ammalare le persone. Una sorta di castigo divino. Chiaramente non era così. Scarsa igiene per lo più. Ma anche malnutrizione.

Il costume rappresenta sicuramente la morte. I dottori, al tempo della Serenissima, per tutelarsi da questa malattia usavano una tunica nera che li copriva fino ai piedi, lunghi guanti, una bacchetta per alzare i vestiti degli appestati, degli occhiali per protezione, un enorme cappello nero a tesa larga e questa maschera con becco ad uncino (simile ad avvoltoio) dove dentro si tenevano delle spezie. Si pensava che tali erbe aromatiche avrebbero allontanato la malattia. Di sicuro li aiutava a sopportare il terrificante puzzo dei corpi, ma non certo a non farli ammalare. Davanti alla bocca usavano una garza imbevuta di oli essenziali. Forse la maschera nacque per esorcizzare la malattia stessa.

Ma torniamo alla malattia. Al tempio della Rotonda, nella nostra Rovigo, vi è un bellissimo affresco dipinto nella parte superiore del soffitto, in cui compare San Rocco, protettore contro la peste, che parla con la Madonna. Appare anche il suo cane che lo aiutò, portandogli il cibo, durante la malattia contratta per aiutare gli appestati. Legato alla Rotonda anche il miracolo della sparizione della pestilenza, che aveva attanagliato Rovigo nel XVI secolo. Anche la nostra città si attrezzò per far fronte a questa malattia e venne costruito un Lazzaretto.

Il Lazzaretto

La peste e il Lazzaretto

I lavori per la costruzione probabilmente iniziarono nel 1503. Fu il primo Luogo Pio di Rovigo. Il più antico. Il rodigino Pietro Pilon lasciò scritto nel suo testamento che i suoi averi venissero utilizzati per costruire un ospedale per gli appestati. Fu il fratello, Francesco Pilon, a far costruire l’ospedale con l’oratorio annesso. Si trovavano appena fuori le mura di Rovigo, dopo la porta San Bortolo, per evitare si diffondesse l’epidemia in caso di peste. Fece pure lui testamento e lasciò i suoi possessi proprio all’ospedale intitolato a San Rocco e San Sebastiano. Riservava l’uso dell’edificio all’epidemia e, nel caso questa fosse terminata, ad ospitare poveri.

Francesco Pilon fu chiaro anche sul fatto che l’Ospedale non doveva essere ceduto a nessuno, tanto meno alla Chiesa, ma che avrebbe dovuto mantenersi con guadagni propri o tramite le elemosine dei più ricchi. Affidava il patronato al Comune. Il Lazzaretto ha subito varie metamorfosi nel corso degli anni. I suoi locali abbandonati funsero da stalla per i cavalli, da magazzini per polvere da sparo e fieno, da alloggio per le guardie, da lavanderia, da prigione per i contrabbandieri, per eseguire sentenze capitali e come granai.

Dove si trovava e come era composto

Dai vari documenti conservati non è possibile stabilire con certezza il luogo esatto dove sorgeva. Si evincono, però, tutta una serie di cose che permettono di capire come fosse composto e disposto. Pare fosse costituito da più elementi, sicuramente disposti a pettine con tre corpi longitudinali paralleli all’Adigetto. Probabilmente confinava a nord e a est con le proprietà del monastero di San Bartolomeo. Dalla parte opposta c’era la strada che portava all’Adigetto. Sicuramente aveva un orto e l’oratorio aveva un solo altare, la facciata esterna era rivolta verso l’Adigetto e aveva tre ingressi. Uno di questi dava sulla casa del priore. Fu demolito nel 1866. La causa è da ricercare allo spianamento attuato dagli austriaci per creare il quadrilatero difensivo dei Forti.

In questo presente dove raramente si esprime solidarietà, forse un semplice sguardo al passato potrebbe essere un grande esempio da seguire. Calcolate che proprio nel XVI secolo nacquero una serie di istituti per tutte le persone bisognose d’aiuto. Il Lazzaretto, il Pio Luogo delle Zitelle, il Pio Luogo degli Orfani e la Casa di Ricovero e Industria. Riflettiamo.

 

Foto Chicagoreader e Flickr

Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

La peste e il Lazzaretto – Primo luogo Pio a Rovigo ultima modifica: 2018-02-09T11:38:44+00:00 da Sibilla Zambon

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