Natale
curiositá

Il Natale – Il pranzo della tradizione rodigina

C’era una volta una bambina, che trascorreva le vacanze di Natale dai nonni materni. Appena chiudevano le scuole, il papà metteva la sua piccolina su un pullman che la portava dritta, dritta tra le braccia della nonnina adorata. Qui passava le festività in compagnia anche degli zii e dei genitori, che la raggiungevano per il cenone della Vigilia e il Santo Natale. Per lei era meraviglioso poter stare tutti assieme.

Il 24 mattina, le brave donne e padrone di casa si occupavano di preparare i tortellini per il gran pranzo del giorno dopo. Certo la bimba di quel periodo post seconda guerra mondiale, ancora ricorda il cenone della Vigilia con ansia, perché le toccava mangiare molte cose che non le piacevano, come la bosega, una qualità di luccio. La bimba ha sempre pensato erroneamente che fosse la femmina del luccio, forse per la particolare caratteristica di questo pesce di avere le “labbra a canotto”!

La bosega si puliva e preparava per la cottura, poi veniva infilzata con degli stecchi di saggina per evitare si attaccasse alla griglia e si seccasse troppo. Era servita con maionese fatta in casa e sottaceti, che in inverno non mancavano mai a tavola. La maionese era fatta a mano, per cui sapeva decisamente da uovo. Per qualunque bimbo, l’odore non era invitante ma era il classico profumo da “freschin”. La Vigilia era giorno magro, per cui bisognava attenersi strettamente alla regola dell’astinenza.

Il Pranzo di Natale

Natale

Ma il 25…era una vera festa per il palato!!
I tortellini potevano essere fatti di due ripieni diversi a seconda di quale nonna prendeva il potere in cucina. Un tipo era fatto con un ripieno di mascella di maiale, petto di pollo, uova, formaggio, grana, noce moscata e due cucchiaini di mostarda. L’altro con la luganega, uovo, formaggio e grana. La Luganega era diversa da quella di oggi.
Si ricavava da un filetto di carne bianca, che si trovava lungo il collo del maiale, poi veniva macinata, aggiunto pepe, noce moscata e sale. Infine era insaccata in piccole salamelle unita l’una all’altra con un budello di maiale molto sottile.

Come secondo, c’erano proprio i bolliti di capone e manzo (cucinati assieme con cipolle,sedano e carote. Il brodo ottenuto veniva poi sfruttato per cuocere i tortellini) e lo zampone, accompagnati da “erbe in tecia” cioè saltate in pentola con un po’ di lardo battuto e uno spicchio d’aglio.

Le erbe erano ovviamente quelle dell’orto di casa, quindi spesso si trattava della verza. Poi c’era l’arrosto: tacchino o arista di maiale fatti nel forno della cucina economica a legna, accompagnati dalle patate. Un grande classico che non passa mai di moda! Un altro contorno era il radicchio di campo che cresceva spontaneamente. Il dolce era ovviamente il panettone o il pandoro, tipico di queste festività. Di sicuro non mancava il vino in casa!

Questa fanciulla ricorda molti momenti felici con canzoni e risate intonate allegramente a fine pasto, ma anche racconti tristi della guerra e della prigionia visto che la tavola così imbandita suscitava nel padre ricordi tristi del Natale passato al campo di concentramento di Dachau.
Buon Natale a tutti e ricordatevi sempre del passato dei vostri avi, sono parte importante del nostro futuro.

Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

Il Natale – Il pranzo della tradizione rodigina ultima modifica: 2017-12-25T09:00:38+00:00 da Sibilla Zambon

Commenti

commenti

Il Natale – Il pranzo della tradizione rodigina
To Top