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WWF Rovigo – Come sentirsi giovani anche dopo 40 anni

WWF Rovigo ha da poco festeggiato i suoi primi 40 anni di vita. Non sono pochi, anzi sono davvero notevoli visto la mole di lavoro e lo stress a cui si sono spesso sottoposti questi volontari. Hanno dimostrato una forza di spirito di notevole consistenza, caparbietà intelligente e voglia di creare un futuro migliore per gli altri più che per se stessi. Sono stati anni di decisioni difficili da prendere, difficoltà da superare, battaglie da condividere ma sempre tentando di sensibilizzare il territorio su alcuni temi importanti, tutelando la vita e condividendo la gioia di stare assieme.

Di sicuro credono che il loro non sia semplicemente un sogno irraggiungibile, ma uno stile di vita che porta rispetto al sistema Terra a cui noi apparteniamo e che non è affatto di nostra proprietà, come invece parecchi pensano erroneamente. Per quei pochi che non sanno cosa sia, questo sistema é formato da atmosfera (aria che circonda la Terra), litosfera (rocce solide che formano crosta terrestre), biosfera (piante,essere viventi e ogni forma di vita sulla terra) e idrosfera (insieme di tutte le acque del pianeta), ma non presi singolarmente bensì in relazione tra di loro perché ognuna di queste componenti è collegata all’altra. 

Mi hanno raccontano la loro storia attraverso questa intervista a cui hanno partecipato Massimo Benà, rappresentante dell’associazione come memoria storica in quanto presente sul campo fin dall’inizio, e Eddi Boschetti attuale presidente del WWF Provinciale di Rovigo.

La nascita del WWF Polesano

D: Come nasce il WWF Polesano?

M.Benà:

Una domenica mattina del 1977 un gruppo di ragazzi, la gran parte adolescenti, si trovava, armato di buona volontà, secchi e badili, per ripulire l’allora abbandonato ghetto di Rovigo in piazza Merlin, nonché le adiacenti mura medievali della città. Si trattava della prima uscita del WWF in Polesine, un’azione nel suo piccolo comunque importante e di grande significato simbolico. Era il simbolo della volontà di prendersi cura del bene comune e di reagire in maniera propositiva all’incuria e al dissesto.

D: Di quei ragazzi con il sogno di un mondo migliore cosa resta?

M. Benà:

Qualcuno si è dedicato ad altro e qualcuno è rimasto, continuando a lottare, sognando un mondo migliore di questo. Cercando di trasmettere ai nuovi arrivati l’amore per la natura ed i valori su cui si fonda l’associazione, in un bel clima di amicizia che ha sempre caratterizzato la sezione di Rovigo.

La centrale di Polesine Camerini

D: Cosa potete raccontarci della centrale di Polesine Camerini?

M. Benà:

La centrale ha smesso di funzionare da un decennio. I veleni che ha scaricato in atmosfera hanno avuto ricadute su tutto il territorio circostante e non solo. Basti in proposito chiedere ai cittadini di Pila o, più semplicemente, fare un giro sui piazzali limitrofi alla centrale ed osservare il colore dell’asfalto. Questo, anziché essere nero, è di un sinistro color ocra; lo stesso colore dei fumi che uscivano dal camino carichi di anidride solforosa (il combustibile utilizzato era olio ad alto tenore di zolfo, il peggiore che si potesse trovare in commercio). Per fortuna, grazie anche al nostro incessante lavoro, non sono andati in porto progetti disastrosi di conversione ad orimulsion o, peggio ancora, a carbone. Progetti che avrebbero finito non solo per produrre ulteriore inquinamento atmosferico, ma anche per devastare il territorio con le opere accessorie che si sarebbero rese necessarie.

Il parco del Delta e la battaglia al bracconaggio

D: Il parco del delta del Po, battaglia purtroppo ancora aperta. Come contrastate i bracconieri? E quali sono i danni che questi arrecano? 

M. Benà:

Si tratta di due questioni distinte, ma al tempo stesso interconnesse. Il problema di fondo è che è stato istituito un simulacro di Parco con il preciso intento di non farlo funzionare. O meglio: per farlo funzionare solo per attività accessorie o facciate (pubblicazioni, convegni, manifestazioni ….) di nessun impatto pratico sulla difesa dell’ambiente, che resta, ricordiamolo, lo scopo stesso per cui un parco dovrebbe essere creato. Conseguenza logica e diretta di ciò è che il Parco non solo non è dotato di un proprio corpo di vigilanza, ma che non esiste neppure una sorta di coordinamento con le forze preposte a svolgere questa attività. In primis la polizia provinciale ed il Corpo forestale dello Stato (ora Carabinieri Forestali).

Di fatto dunque, il controllo non esiste ed i bracconieri hanno vita facile. Contrastare i bracconieri sarebbe un’operazione non impossibile. Sarebbe, infatti, sufficiente che fossero sfruttate le forze in campo, ma soprattutto, che il mondo politico desse segnali inequivocabili sul fatto che il lassismo in materia è terminato. Ed agisse di conseguenza. Tuttavia i cacciatori sono un serbatoio di voti a cui la politica non ha dato cenni di voler rinunciare, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. O meglio: di tutti quelli che vogliono vedere. I danni causati dal bracconaggio non sono facilmente quantificabili. Si può tuttavia affermare con certezza che una riduzione di questa attività illegale comporterebbe una riduzione di animali abbattuti cacciabili e anche non cacciabili, come sono ad esempio le Oche le quali, seppure protette, rischiano fortemente di lasciarci le penne se hanno la malaugurata idea di sostare nel Delta del Po Veneto.

Le oasi di protezione

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D: Avete ottenuto in questi anni infinite vittorie riguardanti svariate oasi di protezione. Perché è utile avere queste oasi e quale la guerra più dura da vincere ma che vi ha arricchito maggiormente?

M. Benà:

In un territorio monotono, in quanto destinato per la più parte alla coltivazione intensiva, le aree protette rappresentano degli “atolli” dove la natura può ancora svilupparsi spontaneamente. In questi lembi di territorio salvati dal mais, dalla soia o, peggio ancora, dal cemento di aree industriali, artigianali, commerciali, autostrade, superstrade, tangenziali, rotatorie, aree edificate ecc. ecc. si possono rinvenire piante, arbusti, alberi ed animali tipici dell’ambiente naturale, che in tempi non lontani caratterizzavano ancora la nostra provincia e, più in generale, la pianura padana. Nelle nostra oasi molte sono le specie vegetali ed animali spontanee che si possono rinvenire. Senza andare tanto lontano nel tempo, qualche giorno fa, in una nostra oasi dell’alto Polesine, abbiamo avvistato una femmina di svasso maggiore, presenza assolutamente inusuale per quella zona.

Educare il futuro

D: I ragazzi sono il futuro, come possiamo educarli ad una coscienza ambientale di rispetto e tutela per ogni forma di vita? 

M. Benà:

Non è un’impresa facile nel mondo della realtà virtuale di facebook, di twitter del tablet e del telefono cellulare. Ne è diretta testimonianza la scuola che, pur investendo parecchie energie nel campo dell’educazione all’ambiente, non raccoglie, a quel che sembra, grandi risultati. Difficile indicare delle soluzioni. Di certo il WWF ha sempre avuto una particolare attenzione ai ragazzi (negli anni ’80 e ‘90 a Rovigo avevamo anche diversi Panda Club, ovvero scolaresche che si associavano al WWF e facevano attività con noi). Attualmente il settore viene comunque seguito da volontari che svolgono attività di educazione presso diverse scuole di tutta la provincia. Nonostante le difficoltà, dunque, il WWF continua a seminare e in qualche caso ottiene risultati incoraggianti.

Importante per noi è la collaborazione con il Centro di Servizio per il Volontariato di Rovigo che agevola il contatto delle associazioni di volontariato con il mondo della scuola su temi specifici, quali l’ambiente. Altra risorsa che prenderemo in considerazione è l’alternanza scuola lavoro degli studenti della scuola secondaria superiore che vorranno cimentarsi con le nostre attività.  Infine ci sono i ragazzi più “grandicelli” che vanno all’università. Sono tanti ad aver individuato il WWF e le sue oasi come tema per propria tesi. E’ un interesse reciproco: lo studente da noi trova supporti logistici ed economici nei suoi studi  e il WWF di Rovigo può approfondire le proprie conoscenze sulle aree che gestisce. A tal proposito abbiamo attivato una convenzione con l’Università di Padova che consente agli studenti dell’Ateneo di trovare ospitalità presso la nostra sede.

Migliorare coi piccoli gesti 

D: Quali sono i piccoli gesti che possiamo quotidianamente mettere in atto senza grandi sforzi per migliorare il mondo in cui viviamo? 

M. Benà:

Questa risposta è molto più semplice della precedente. I piccoli gesti che possiamo compiere sono tantissimi. Ne elenchiamo alcuni:

– usare meno la macchina sostituendola per i piccoli tragitti con la bicicletta oppure andando a piedi ( Rovigo la si attraversa completamente a in circa ¼ h !);

– effettuare correttamente la raccolta differenziata e cercare di acquistare beni che non richiedano imballaggi;

– mantenere la propria casa ad una temperatura non superiore ai 20°C e, nelle stanze da letto, a  18 ° C;

– spegnere le luci quando si esce da una stanza;

– non sprecare l’acqua;

– privilegiare l’acquisto di beni durevoli e possibilmente riparabili;

– non abusare dei climatizzatori estivi;

– sostituire le lampadine ad incandescenza con quelle a led a basso consumo;

– acquistare auto che consumino poco (dunque di cilindrata non eccessiva) e possibilmente a metano o a gas;

– negli acquisti di beni alimentare privilegiare quelli del circuito a filiera corta.

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Il volontariato

D: Cosa significa per voi la parola volontariato?

M. Benà:

Il volontariato è, innanzitutto, un modo per impegnare il proprio tempo libero in maniera fruttuosa per sé e per gli altri. E’ un’occasione per crescere, sia in termini di conoscenze personali sia, e vorrei dire soprattutto, in termini di patrimonio relazionale. Il volontariato, qualunque tipo di volontariato, permette di interconnettersi positivamente con altre persone con cui si condividono obiettivi e fini e in questo percorso si finisce per trarne un arricchimento personale prezioso. In questo senso fare del volontariato da più di quel che toglie.

Fare del volontariato, inoltre, ti da la gradevole sensazione di non sprecare il proprio tempo, di impiegarlo in qualche cosa di utile, di produttivo. Per questo motivo diventa difficile capire la carenza di giovani praticamente in tutte le associazioni. L’età ottimale per lanciarsi nel volontariato è infatti quella della gioventù. Quando si ha a disposizione un po’ di tempo libero in più e la mente è non è ancora appesantita dalle preoccupazioni dell’età adulta. Basterebbe, ma è facile a dirsi meno a farsi, far capire ai giovani la “bellezza” di spendere il proprio tempo in questo tipo di attività e forse qualche risultato lo si porterebbe a casa.

D: Come combattere la pigrizia di difendere il nostro habitat?

E. Boschetti:

Dando l’esempio e comunicare i risultati ottenuti con la speranza che qualcuno colga il messaggio e si unisca nelle battaglie comuni

I festeggiamenti

D: Per festeggiare i vostri primi 40 anni avete liberato una civetta e un airone recuperati e curati. Come stanno oggi?

E. Boschetti:

Difficile dirlo con certezza. Si tratta di animali selvatici. Una volta liberati trovano la loro strada e possono portarsi a molti chilometri dal luogo di liberazione. Le condizioni della civetta erano perfette ed è partita “ a razzo”, appena aperta la scatola che la conteneva, mentre l’Airone cenerino dopo una difficoltà di adattamento iniziale si è allontanato progressivamente dal campo del rilascio.

D: Quale la zona di Rovigo che, secondo voi, necessita di maggior interventi?

E. Boschetti:

Non esiste una zona più o meno meritevole delle altre. Se è di grande valore naturalistico come un parco, una bella golena fluviale o un’oasi protetta necessiterà di particolari attenzioni nella manutenzione, nella sorveglianza, favorendo lo sviluppo di habitat e specie di pregio. Se è un’area degradata come un argine pieno di rifiuti, una campagna spoglia  o un’area urbana abbandonata, l’attenzione sarà orientata a migliorarla, ripulendola, recintandola, piantandovi alberi, ecc. dandole insomma un nuovo aspetto. Il WWF di Rovigo finora ha tentato di agire in entrambi i casi.

I progetti per il futuro

D: Progetti futuri che avete voglia di regalarci o di cui potete renderci partecipi raccontandoci a grandi linee di cosa vi andrete ad occupare in questo 2018?

E. Boschetti:

Sicuramente non dimenticheremo i temi di sempre: la gestione delle Oasi e la giornata nazionale  ad esse dedicata che teniamo ogni anno a fine maggio. L’organizzazione di eventi volti a far scoprire e migliorare la natura in città con la piantumazione di alberi nei centri urbani del Polesine e la realizzazione di orti urbani sono ormai temi fissi che ci stanno dando soddisfazioni nel contrasto alla cementificazione del territorio. In questo senso continuerà la nostra lotta affinchè parco Alexander Langer e il parco dell’Ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo vengano ufficialmente restituiti al diritto di fruirli in sicurezza da parte dei cittadini.  

Il recupero della fauna selvatica in collaborazione con il Centro Animali Selvatici di Polesella richiede anch’esso uno sforzo costante ogni anno da parte dei volontari, anche per quanto riguarda la raccolta fondi necessari a sostenerlo.

La tartaruga marina del Po

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Poi ci sono i progetti di conservazione nazionali calati sul nostro territorio. Continueremo con la campagna di tutela del Fratino e della Tartaruga marina nel Delta del Po, con i seguitissimi eventi di liberazione di animali recuperati da organizzare con gli operatori balneari e probabilmente partiremo con un progetto nazionale di studio e conservazione di habitat umidi idonei alla sempre più rara Testuggine palustre, un tempo molto frequente nei nostri corsi d’acqua.

Il nostro Delta del Po come avvenuto nel 2017 resterà al centro della Strategia Nazionale dell’Associazione che continuerà la sua battaglia politica per l’istituzione di un vero Parco Nazionale.

Infine ma non da ultimo, proseguirà il progetto di recupero di Villa Valente Crocco e del suo parco, beni confiscati alla Mafia che si trovano a Salvaterra, frazione di Badia Polesine, ottenuti in gestione assieme altre associazioni del territorio. La trasformazione del lotto retrostante la villa in orti sociali, siepi, frutteto e vigneto di varietà antiche del Polesine è quasi completata e il 2018 sarà l’anno della sua apertura al pubblico, mentre il piano terra della Villa è già fruibile a quanti vogliano partecipare agli eventi programmati o quale luogo dove organizzare momenti conviviali o conferenze. Un percorso guidato infine collegherà il bene con la vicina Oasi Valle della Buora, esempio di opera di bacinizzazione di un canale, realizzata nel 2007 dal Consorzio di Bonifica, naturalizzata con centinaia di alberi di specie autoctona dai nostri volontari.

In conclusione ci stiamo impegnando affinchè l’offerta di attività, da quelle più prettamente naturalistiche  a quelle di denuncia a quelle con risvolti sociali, possa soddisfare sensibilità e attitudini diverse.

Uno sforzo non indifferente che ci auguriamo possa avvicinare un crescente numero di cittadini alla nostra associazione. Ben consapevoli che le sfide ambientali più ambiziose per essere vinte non possono essere delegate agli altri, né essere condotte singolarmente, come “cani sciolti”. Richiedono, al contrario, un impegno in prima persona all’interno di un’organizzazione autorevole e strutturata che sappia valorizzare al meglio le attitudini di ciascuno.

I ringraziamenti

D: Per me è stato davvero fantastico poter raccontare un pochino di questa associazione e quindi di voi. Se sentite la necessità di completare e arricchire questa semplice intervista con qualcosa che ho dimenticato di menzionare, posso aggiungerlo molto volentieri.

M. Benà:

Per la stima e il rispetto che nutro verso le persone che collaborano con noi da sempre, mi piacerebbe poter aggiungere solo due cosette!

Fra quei ragazzi che iniziarono la loro avventura con me, sono ancora dei nostri:

il primo socio del WWF di Rovigo, Francesco Crestani, ora affermato medico anestesista che si occupa, fra l’altro a livello nazionale, dell’uso della cannabis come farmaco antidolorifico, il dr. forestale Renato Mantovani che, anche se vive da alcuni anni a Pozzuoli, continua a seguirci nelle nostre attività ed il dr. Gianni Benetti, esperto botanico che è stato per anni la vera colonna portante della sezione di Rovigo, nonché per interminabili lustri l’insostituibile presidente.

Con piacere vi segnalo che potrete trovare maggiori informazioni sull’Associazione e il loro operato al loro sito internet http://www.wwfrovigo.it/ o alla pagina fb https://www.facebook.com/WWFRovigo.RO/.

Mi raccomando, mettete in pratica i piccoli gestiti da loro consigliati se riuscite, ne gioveremo tutti!

Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

WWF Rovigo – Come sentirsi giovani anche dopo 40 anni ultima modifica: 2018-01-12T10:27:56+00:00 da Sibilla Zambon

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