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Cultura

“La vita che mi spetta”: la vera storia di Gabriele Andriotto, il banchiere che inscenò il proprio suicidio

Nemmeno il caldo torrido di queste giornate estive ha impedito ad un pubblico numeroso di essere presente al consueto appuntamento con l’autore presso la libreria La Magnolia, nel cuore della città.

Questa volta è Andrea Priante a fare due chiacchiere con i lettori, con il suo libro “La vita che mi spetta” edito da Fernandel. Ma stavolta l’incontro è decisamente insolito, particolare. Non c’è infatti, solo l’autore. Insieme a lui vi è anche Gabriele Andriotto, il protagonista del racconto.

Andra Priante

foto di Martina Romagnolo

Il libro narra la vicenda di un banchiere di Adria, Gabriele appunto, che ad un certo punto della sua vita decide di inscenare il proprio suicidio e di fuggire lontano.

“Ho sbagliato” esordisce il protagonista. “Ho sbagliato nel lavoro e come persona. Mi sono vestito di ipocrisia e finzione per undici anni e ad un certo punto non ho più retto.” La sua voce è pacata, mite e calma mentre ci racconta questa sua incredibile avventura. “Ad un certo punto, infatti, mi chiedevo se stessi vivendo per me stesso o solo per far piacere agli altri, indossando una maschera ogni giorno. La mia vita era solo un castello costruito sulle apparenze. Ero addirittura convinto di non avere amici con cui potermi confidare. Mi ero chiuso. Ero ormai certo che nessuno mi avrebbe capito, nemmeno la mia famiglia.”

Le apparenze della Vita

La vita a cui non sentiva di appartenere più Gabriele era quella di facciata,  fatta di pura apparenza pur di andar bene a tutti. Una vita che però, prima o poi ti presenta il conto, ti mette davanti ad un bivio. Ed è lì che il tuo cervello si blocca, va in tilt e devi prendere una decisione. Spesso è una decisione drastica, dura, che sai che farà soffrire molte persone, ma che in quel momento ti sembra l’unica possibile.

“Gabriele inscena ed organizza tutto con metodica precisione e categorica razionalità. Non fa le cose a casaccio, ogni dettaglio è curato e soppesato. Tutto è scientificamente calcolato. Sì, calcolato per non farsi mai più ritrovare” spiega Andrea Priante. E continua: “L’incontro con Gabriele non è stato facile. All’inizio era restìo ad incontrarmi. Non ne voleva sapere.” La nascita di questo libro, quindi, è lunga e travagliata. Ma ne è valsa davvero la pena: lo si legge negli occhi dell’autore e in quelli di Gabriele, che, dopo i primi corteggiamenti, hanno iniziato a lavorare alla  stesura. Ed il risultato è davvero eccellente.

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foto di Martina Romagnolo

“Ho deciso di collaborare con Andrea perchè ho capito che dovevo delle spiegazioni, in primis, alle persone che mi conoscono. Ho anche capito poi, che forse avevo un messaggio da dare. Volevo dire a chi si trova davanti a grandi difficoltà, che spesso la rinascita è possibile. Non è certo necessario un’azione drastica come la mia. Ora finalmente sono me stesso. Faccio ciò che mi piace. Ho trovato il perdono e la comprensione della mia famiglia – cosa che non avevo dato assolutamente per scontato – e soprattutto ho rafforzato il rapporto con mia figlia. Lei ha sempre avuto il dubbio che io mi fossi davvero suicidato ed in cuor suo sentiva che ero vivo, da qualche parte.”

La sopravvivenza che diventa rinascita

Mi sono arrangiato come potevo. Lì ho capito come molte volte diamo importanza a quello che crediamo necessario avere ma che invece è spesso superfluo. Capisci di vivere in un mondo in cui hai tutto, ma lo dai per scontato”. E’ questo un altro importante messaggio del nostro “Fu Mattia Pascal” 2.0. Gabriele ci racconta di come sia sopravvissuto per sette mesi in un trullo pugliese senza luce nè acqua corrente, completamente solo, senza la possibilità di stringere legami umani.

“Ho riscoperto me stesso. Ma la cosa più importante che ho riscoperto è stato l’Amore. L’Amore che mi hanno dimostrato la mia famiglia ed i miei amici. Io credevo di non averne, ma loro sono stati loro i primi che, con delicatezza e discrezione, senza mai farmi domande o deridermi, mi hanno accettato per come sono nel momento in cui sono tornato a casa.” Gabriele, visibilmente emozionato, racconta di come i suoi amici gli mettessero dei messaggini nella buca delle lettere, per manifestargli il loro affetto e la loro vicinanza.

Andrea Priante: un giornalista che trasforma la storia di Gabriele in un libro

Scritto in prima persona, la penna di Andrea Priante dà voce alle parole, ai pensieri ed alle emozioni del protagonista, mescolando sapientemente pezzi della vecchia vita di Gabriele con stralci di quella nuova. Priante racconta di un uomo in evoluzione, in trasformazione. Racconta di un uomo in rinascita.

“Dal racconto di Gabriele ho capito una grande cosa: il valore della solitudine. A volte solo rimanendo da soli si ritrova sè stessi.”

Un incontro davvero speciale, insomma, quello di questa serata. La commozione non è certo mancata tra i presenti che, alla fine dell’incontro, hanno voluto salutare entrambi gli ospiti. A moderare brillantemente il dibattito era presente un preparatissimo Marcello Bardini che con le sue domande ha saputo avvicinare autore e protagonista al pubblico in sala. Non poteva mancare Gaia Zanzottera, libraia de “La Magnolia”,che ci ha emozionati come sempre leggendo alcuni pezzi toccanti del libro.

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Copertina del libro

La storia di Gabriele ci insegna che il dolore va affrontato e vissuto fino in fondo per poter essere sconfitto. Le sovrastrutture che questa società ci impone nascondono ciò che siamo e ciò che è davvero importante ed essenziale in questa vita. Dentro di noi abbiamo infinite risorse: è sempre possibile rinascere.

Tutti abbiamo diritto ad una seconda occasione, ad una nuova chance. Tutti abbiamo una vita che ci spetta. Non occorre scappare nè andare lontano.

Basta saper affrontare ciò che siamo con consapevolezza, dignità ed umiltà. E’ fondamentale imparare a mostrarci al mondo per ciò che siamo realmente. La libertà di poterci mostrare per ciò che siamo dentro è nettamente superiore alla facciata che costruiamo. Non saremo mai perfetti, ma possiamo essere autentici.

Autentici e liberi.

Fonti: foto copertina su gentile concessione della pagina facebook “La via che mi spetta” – Circolo Legambiente Adria – Delta Po. (Foto LeoConte).

Martina Romagnolo

Autore: Martina Romagnolo

Avvocato, amante della vita e della scrittura, divoratrice di libri, (quasi) sommelier e runner un po’ per sfida e un po’ per caso!

“La vita che mi spetta”: la vera storia di Gabriele Andriotto, il banchiere che inscenò il proprio suicidio ultima modifica: 2018-07-28T11:43:29+00:00 da Martina Romagnolo

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