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Da fuori a dentro le mura, altre perle da scoprire

Da fuori a dentro le mura

In principio furono gli Umiliati, un ordine religioso che, dal Piemonte, si era stabilito in Polesine. Questo accadeva intorno al XIII secolo. E’ proprio grazie a loro che oggi abbiamo le prime notizie di insediamenti fuori dalle mura cittadine. Abbiamo infatti già detto nel presentare l’articolo della settimana scorsa che, dopo il X secolo, in Polesine, molte furono le città che si dotarono di cinte murarie a protezione dei centri abitati cui si aggiunge un fiorire di edifici religiosi che portano ad uno sviluppo ancora più marcato di quelle comunità. E tuttavia, a Rovigo, si trova traccia anche di insediamenti fuori le mura. Il primo, in assoluto, è proprio quello che fa capo, appunto, agli Umiliati.

La chiesa di San Bartolomeo

Inizia qui il nostro percorso da fuori a dentro le mura. Dalla chiesa di San Bartolomeo o, per tutti i rodigini, San Bortolo. Nel XIII secolo uno dei frati chiede al vescovo Guglielmo d’Este la possibilità di costruire una piccola chiesa in onore di San Bartolomeo Apostolo. Nell’arco di un anno viene terminata. Nella seconda metà del Quattrocento però, con l’allontanamento dei frati, la chiesa viene praticamente abbandonata. La chiesa attuale viene edificata nella seconda metà del Cinquecento, dal progetto di Biagio Rossetti (come alcuni ritengono vista la similitudine con la Basilica di San Giorgio fuori le mura a Ferrara).

Nel 1660 si avvia la decorazione della chiesa e delle cappelle. Il tutto accanto al magnifico chiostro che la lambisce e la rende ancora più affascinante e ricca di storia. Diviene, in breve tempo, centro nevralgico della vita religiosa e acquisisce anche il priorato della Madonna dei Sabbioni e della Badia di San Pietro in Maone, presso Crespino. Al suo interno opere di notevolissima fattura, su tutte quella del siciliano Tommaso Sciacca : Vergine con Bambino e San Carlo Borromeo in adorazione.

La chiesa di San Domenico

Proseguendo in questo percorso da fuori a dentro le mura e passando sotto la porta San Bortolo (una delle sei porte cittadine), ci troviamo di fronte ad uno degli ingressi dell’odierna piazza Annonaria. Non possiamo non scorgere l’imponente campanile di una chiesa che sembra quasi nascosta. La chiesa di Sant’Antonio Abate, per tutti, chiesa di San Domenico. La storia di questa chiesa risale agli inizi del Cinquecento ma inizia ad avere connotazione propria solo un secolo più tardi. Il periodo di costruzione è da comprendersi tra il 1506 ed il 1512 ed è complementare alla costruzione dell’ospedale di Sant’Antonio. La chiesa viene poi donata ai domenicani che la consacrano nel settembre del 1543. Viene, col tempo, allargata e ristrutturata. I lavori sono celeri ma molto impegnativi. Il risultato però è decisamente positivo. Da vicariato ottiene la qualifica di priorato dei frati domenicani ed acquisisce totale autonomia.

Da fuori a dentro le mura

Si effettuano lavori per ampliare l’interno della chiesa e tuttavia, nel 1770 i domenicani lasciano la città ed il convento è colpito dalla soppressione voluta da Napoleone nel 1810. La chiesa è molto particolare e la sia apprezza al meglio guardandola dall’interno della piazza Annonaria. Al suo interno una grande pala d’altare che risale alla seconda metà del Cinquecento voluta da Pietro Paolo de’ Paoli.

Foto: Alessandro Effe.

Da fuori a dentro le mura, altre perle da scoprire ultima modifica: 2019-11-28T12:13:23+01:00 da Alessandro Effe
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