Chiese Curiositá

Il Dometto, l’affresco miracoloso del piccolo “Duomo”

Il Dometto, parte del Duomo di Rovigo

La chiesa di Santo Stefano, a Rovigo, è, per tutti, il Duomo. La grande concattedrale dalla facciata incompiuta si staglia imponente in una piazza che prende, giustamente, il suo nome. Travagliata la sua costruzione tanto che, nel 1696, quando il vescovo Carlo Labia pone la prima pietra per la costruzione, si tratta in realtà della terza. L’impianto della chiesa di Santo Stefano non si discosta più di tanto dalla lezione palladiana. Un’unica navata con tre cappelle laterali per lato, transetto poco pronunciato con cupola al centro della crociera e profondo presbitero absidale. La costruzione, a partire dalla prima pietra sopra descritta, viene iniziata da Vincenzo Bellettato di Fratta Polesine e portato a termine, più di ottant’anni dopo nel dicembre del 1778. La facciata della chiesa è rimasta incompiuta e sopra il portale centrale una nicchia ospita una statua del Redentore dello scultore Francesco Sartor.

Il Dometto

Diversamente da altre chiese, ad esempio quella di San Francesco, il Duomo rodigino non presenta al suo interno una raccolta omogenea di opere d’arte. Vi è, piuttosto, un affollarsi di opere d’arte su altari e cappelle che, nella loro eterogeneità stilistica e temporale, finiscono per testimoniare la storia di un edificio sacro che è di grande prestigio. Uno di questi è senza dubbio l’affresco miracoloso della Beata Vergine delle Grazieinserito in una imponente pala con altri santi che Antonio De’ Pieri, detto lo Zoppo, realizza appositamente. Questo affresco proveniva da quello che, per tutti, era il Dometto. C’era, infatti, giusto al centro dell’attuale sagrato di Santo Stefano, una chiesa tanto più piccola che così era affettuosamente chiamata. Una piccola chiesa dalle severe linee gotiche che venne, appunto, abbattuta, per far spazio al sagrato.

Il Dometto, parte del Duomo di Rovigo

Edificata intorno all’anno Mille, la è facciata rivolta a sud-ovest (dove nel Cinquecento sorse Palazzo Manfredini). All’interno, una capace e semplice vasca ottagonale in marmo bianco costituiva la fonte battesimale, unica nella città. Tra le pietre della facciata, sopra l’arco ogivale della porta maggiore, vi era, sbiadita dall’umidità, una lunetta affrescata con una bellissima immagine della Beata Vergine delle Grazie, venerata già nel XIV secolo. Proprio in relazione a questo dipinto c’è un aneddotto che merita di essere raccontato e che permea dell’alone della miracolosità la costruzione. Esso è testimoniato da due piccoli quadri d’autore custoditi nella sacrestia, appartenuti con ogni probabilità alla cerchia di Bartolomeo Nazzari (o allo stesso artista o al figlio). La supposizione trova risalto per il fatto che egli risultava già attivo nel Duomo rodigino avendo realizzato una serie di immagini per le stazioni della Via Crucis.

Il miracolo della Beata Vergine al Dometto

Dicevamo, dunque, dell’evento miracoloso. Esso risale al 1737. Si decide, malauguratamente, di abbattere il Dometto per lasciare più respiro alla chiesa maggiore. Essa, infatti, poteva “finalmente” avvalersi di un vasto piazzale. Durante la demolizione il martello giunge a sfiorare quell’immagine, che molti avevano cara e che già qualcuno diceva essere miracolosa.

Il Dometto, parte del Duomo di Rovigo

Ma il colpo non va a segno, anzi, il martello rimane sospeso nell’aria e il braccio che lo reggeva appare come irrigidito da una paralisi. Grande lo stupore degli operai al lavoro ed anche del parroco che, avvisato il vescovo, provvede subito, insieme a lui, a rimuovere l’affresco e farlo sistemare all’interno del Duomo del capoluogo polesano.

Fonte: Rovigo, i luoghi ed il tempo. Foto: Rovigodenavolta, Discoveryrovigo,

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

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Il Dometto, l’affresco miracoloso del piccolo “Duomo” ultima modifica: 2019-08-16T09:38:55+02:00 da Alessandro Effe

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