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Il Taglio di Porto Viro, le prime evoluzioni del Delta del Po

Il taglio di Porto Viro

Basta prendere una imbarcazione e scegliere di passare una magnifica giornata a contatto con la natura per capire quanto il territorio del Delta, oltre ad essere mozzafiato, sia in continua evoluzione. Qualche giorno fa, proprio su una di queste imbarcazioni, mi sono goduto la magnifica vista delle coltivazioni delle vongole. Della magnificenza della laguna e del volo dei gabbiani e dei cormorani. E proprio in questa occasione ho avuto modo di chiacchierare con un pescatore, profondo conoscitore della storia del posto che mi ha, giustamente, fatto presente un paio di cose. La prima di natura “campanilistica” ma importante : il Delta del Po è Polesano.

Il Delta del Po è il Polesine

Vi è, infatti, una diatriba che va avanti da molti anni con la vicina provincia di Ferrara (il Po di Goro costituisce una parte del confine tra Veneto ed Emilia Romagna) che, per molti del luogo non ha ovviamente ragion d’essere. La seconda, e più importante, riguarda il paesaggio. Il Delta, come mi faceva notare, è un territorio “giovane” ed in continua evoluzione. E, in effetti, solo dopo il Taglio avviene la trasformazione del territorio. Grazie ai detriti trasportati dal fiume ed alla formazione di aree di pietre e sabbia che hanno contribuito a formare anche delle piccole “isole”.

Il taglio di Porto Viro

Per rendersi conto di quanto sia vera questa evoluzione basta fare un giro in barca. Lembi di terra che solo pochi anni fa non esistevano sono ora alla luce, poi scompariranno ed altri ne verranno. II primo progetto di un taglio del Po si trova in una relazione del 1556, fatta dagli ingegneri veneziani Cristoforo Sabbadino e Giovanni Carrara. Nel 1558 Giacomo Gastaldi, celebre cartografo, propose a Venezia di tagliare il Po a Porto Viro. Il progetto più complesso è proposto, nel 1562 al Senato Veneto da Marino Silvestri, ricco possidente di Loreo, e aveva in previsione lo scavo di un alveo nuovo. Il 17 novembre 1569 anche l’umanista adriese Luigi Groto chiese al Senato di effettuare il taglio.

Il taglio di Porto Viro

Alla fine del ‘500 l’idrografìa del Delta cambia. Il ramo del Po di Tramontana diviene quello principale e la sua corrente portava i sedimenti del fiume nella Laguna minacciando di interrarla. Venezia incolpava di questo il duca d’Este, per aver distaccato dal Po il ramo dell’Abate. È ipotizzabile che, continuando questa situazione, il Delta si sarebbe sviluppato in direzione nord-est, chiudendo nella Laguna la bocca di Chioggia e forse quella di Malamocco.

Il taglio di Porto Viro

II duca di Ferrara Alfonso II muore nel 1597, senza lasciare eredi diretti e l’anno successivo il territorio ferrarese è incamerato dallo stato pontificio. Venezia intavolò trattative con il Papato per l’esecuzione del taglio. Dal marzo del 1599 al giugno del 1600 si svolsero visite al Delta e incontri tra veneziani e pontifici per definire il taglio. Il 10 maggio 1600 il cardinale Blandrata, emissario del pontefice, incontrò l’inviato veneziano Alvise Zorzi a Papozze e il 7 giugno fu concordato che i veneziani non potessero chiudere il Po delle Fornaci, che gli argini del taglio fossero costruiti robusti e che i lavori non sconfinassero. I termini della “Convenzione di Papozze” furono ratificati a Roma dal papa Clemente VIII e a Venezia dal doge Marino Grimani.

Fonte: Parchi Delta Po. Foto: Podeltatourism, Biosferadelta, TenutaGoroVeneto.

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

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Il Taglio di Porto Viro, le prime evoluzioni del Delta del Po ultima modifica: 2019-10-04T12:56:09+02:00 da Alessandro Effe

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