Cibo Tradizioni

La cucina polesana, la seconda parte, il paesaggio e gli usi

Un piatto tipico de La cucina polesana

Abbiamo iniziato, la scorsa settimana, un viaggio all’interno della storia legata alla cucina polesana. Un viaggio che vuol dire, prima di tutto, memoria e territorio. Come abbiamo avuto modo di leggere, ci sono radici che affondano lontanissimo nel tempo. Dobbiamo infatti tenere presente che il Polesine è stato abitato fin dall’epoca dei Romani (ed infatti ne troviamo traccia nella centuriazione di Villadose) ed in altri siti archeologici che sono stati, nel tempo, trovati da queste parti.

Cucina Polesana. Un territorio tenebroso

A questo si aggiunga la vocazione bucolica che da sempre ha caratterizzato il territorio. Un territorio che è necessario conoscere a fondo per poter poi beneficiare dei suoi frutti. Addentrarsi dentro usi e costumi che poi, in un secondo momento, ritroveremo anche dentro al piatto. Ne viene senza dubbio fuori un quadro di sicuro interesse, da leccarsi, ovviamente, i baffi. Il territorio del Polesine, nei documenti medievali, presentava un aspetto tenebroso.

Nelle investiture e nei contratti livellari, si legge di un territorio le cui proprietà sono: “cum pratis, silvis, memoribus, salectis, pascuis, venationibus, scursuriis, paludibus”. Insomma, terre vallive, paludose. Sembrerebbe un succedersi confuso di boschi, gorghi, paludi. Che insidiavano esigui appezzamenti coltivabili, prossimi a solitarie valli tra le quali si stagliavano le numerose torri di guardia per i soldati che erano deputati alla custodia dei passi. In realtà, descrizioni di questo tenore possiamo trovarle in quasi tutti gli atti notarili del Trecento.

Villadose, uno dei territori già bonificati durante Impero Romano. che ha caratterizzato la cucina polesana

In quasi tutte le investiture che interessano indistintamente tutti i paesi Polesani. Si tratta, infatti, di formule standard che sono mutuate dal diritto romano-barbarico ed erano applicate qui ed altrove. Ecco spiegato il motivo di tanta ambiguità. In realtà, comunque, è anche vero che con la caduta dell’Impero Romano le bonifiche vengono abbandonate e che si assiste ad un generale impaludimento anche per fenomeni assolutamente naturali.

Pur vero è comunque che le popolazioni che discendono dal Nord, sono portatrici di un differente modello di sfruttamento del suolo. Che è noto con il nome di economia dell’incolto. In sostanza, almeno fino alla scoperta dell’America, vi è una sostanziale ed armoniosa integrazione tra colto ed incolto. Tra campi coltivati da una parte e boschi, selve, pascoli e paludi dall’altra.

Tra proprietà private e spazi pubblici

Accanto alla proprietà privata, vi sono gli spazi pubblici. Terreni e specchi d’acqua interni di proprietà della comunità a cui i pauperes, i nullatenenti, potevano accedere liberamente, sempre nel rispetto delle necessarie regolamentazioni. Si tratta, sostanzialmente, di quello che successivamente verrà definito “”vagantivo”. Durerà fino alla fine dell’800. Si tratta del diritto di cacciare, pescare e fare canna.

Oggi tutto questo sopravvive nel nome del riso alla cannarola. Basta scorrere, d’altronde, i documenti, per poter trovare ovunque, fra le proprietà dei comuni, toponimi come Publico de Fixura, Piovego del Comun de Sorbara, Publlicus Vallis Quarti, ecc.

Il territorio, elemento caratterizzante de la cucina polesana

Stavano, in sostanza, a significare luoghi pubblici. Ammortizzatori sociali durante i periodi di carestia. Per tutto il Medioevo, insomma, il contadino Polesano può attingere, insieme a tutta la comunità che ruota attorno al villaggio, a una molteplicità di risorse pastorali che potevano assicurargli un regime alimentare complesso e variegato.

Fonte: Cucina Polesana. Foto: StorieEnogastronomiche, Booking.com

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada.
Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.

La cucina polesana, la seconda parte, il paesaggio e gli usi ultima modifica: 2019-07-15T11:03:42+02:00 da Alessandro Effe

Commenti

To Top