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Le strade consolari polesane, eredità millenaria

800px Tabula Peutingeriana Roma

Nel precedente articolo avevamo avuto modo di parlare di come le strade furono elemento fondamentale del dominio dei romani in Veneto. E’ però nel 132 a.C. che il console Publio Popillio Lenate decide di seguire il percorso più breve. Parte direttamente da Rimini e attrversa le dune del litorale. La via, è detta, appunto, Popillia. Raggiunge la località di San Basilio ad Ariano nel Polesine e si porta fino ad Adria. Qui è stato recuperato il famoso miliare che riporta il nome del console e anche la distanza dal capolinea. Successivamente prosegue a nord della città, in direzione di Altino, conosciuta città romana presso la Laguna di Venezia.
E’ l’imperatore Claudio, in seguito, a far proseguire la via da San Basilio lungo il cordone di dune del litorale. Da lì fino a quella città che da lui prende il nome : Clodia. Poi divenuta Chioggia.

Le strade consolari

Questa ultima parte di percorso è riportata nella nota Tabula Peutingeriana, un antico documento cartografico dell’Impero Romano. Esso è databile intorno al IV secolo a.C. ma, secondo molti, riporta una realtà topografica ancora più antica. Un altro importantissimo percorso stradale, anch’esso in stretta relazione con il Polesine è voluto, nel 131 a.C. dal pretore Annio Rufo. Prende pertanto il nome di Via Annia. Serviva da collegamento fra Adria e Padova e passava attraverso il centro urbano di Agna. Ancora oggi, questo toponimo, richiama la stessa via. Pur non documentata da fonti storiche, ma scoperta attraverso la fotografia aerea, vi è un altro percorso viario di particolare rilevanza.

Via Appia Roma 2007
Juliana Bastos Marques (Domusaurea) [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]

Esso caratterizzava l’antico paesaggio del Polesine romano. E’ il percorso della cosiddetta “via di Villadose“, che prendeva il nome dal centro polesano nelle cui campagne viene individuata oltre cinquant’anni fa. Si tratta di un rettilineo, accertato per 24 km. Tra i più larghi mai concepiti dai Romani. 100 piedi, corrispondenti a circa 30 metri. E’ visibile da Buso fino a Monsole, nel Veneziano. Si immetteva nella via Popilia dopo aver incrociato l’Annia. Il legame con queste due strade importanti ci induce a credere che fosse in relazione con l’area Emiliana, senza escludere il suo collegamento con Bologna.

Tabula Peutingeriana

Una ulteriore strada, quindi, verso Aquileia e l’Istria. Molto più diretta delle precedenti e che lascia in disparte Adria. La “via di Villadose” svolge funzione anche di decumano massimo di una estesa centuriazione. Un documento contenente i percorsi stradali, i luoghi di sosta e le distanze tra le località è la Tabula Peutingeriana. Essa prende il nome da Konrad Peuntinger che ne viene in possesso nel XVI secolo. E’ conservata presso la Biblioteca Nazionale di Vienna. Si tratta di un itinerarium pictum (percorso stradale dipinto) dell’impero romano. E’ disposto su 11 fogli in pergamena alti 34 cm. per una lunghezza totale di circa 7 metri. La copia di questa tavola è esposta al Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo.

Una memoria che pur portandoci al passato, ci parla di opere che sono servite per rendere il Polesine (e soprattutto l’area Deltizia) attraversabile e ricco di attività di bonifica. In questa che è la più antica carta stradale mai pervenutaci.

Fonte: Viavai. Foto di copertina: Conradi Millieri [Public domain]

Le strade consolari polesane, eredità millenaria ultima modifica: 2019-12-11T11:05:19+01:00 da Alessandro Effe
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