Marco Gottardo
Interviste

Marco Gottardo – Alla scoperta del meraviglioso mondo degli insetti

Marco Gottardo lavora ad un progetto di ricerca sulle cellule staminali adulte. È un importante ricercatore rodigino, laureato in Scienze Naturali e adora gli insetti. Ha “una grande fortuna”, secondo il mio punto di vista. Ovviamente non intendo dire che il suo sia stato un banale e semplice colpo di “sorte”. Ad essere precisi, il suo è stato un colpo “di dote”, più che altro. È riuscito a sfruttare e a capire quale era la sua. Ha inseguito con costanza e tenacia il suo sogno, fino a trasformarlo nel suo impiego. Lavora per ciò che adora e per accrescere la sua passione. Ciao Marco!

La passione per gli insetti

D. Puoi raccontarci come è nato questo amore?

La mia passione è nata quando avevo 4 anni. Ho dei ricordi di quel periodo abbastanza nitidi. Vidi volare una farfalla vicino a casa. Mi sembrava enorme, gigantesca, colorata. Le corsi dietro e così è nato questo amore. Era primavera/estate. Era diventata una bella abitudine. Con gli amici qui vicino a casa andavamo ad inseguirle ed acchiapparle. Ci organizzavamo.

Ero sempre fuori. In mezzo ai prati. In contatto con la natura. C’erano tantissime farfalle, cosa che ora è più raro vedere. Mi piaceva osservare il loro sviluppo che è molto particolare perché hanno la metamorfosi. Era affascinante vedere come crescevano. Mi piaceva vedere il loro cambiamento. Dal bruco, alla crisalide, alla farfalla. Era una scoperta, una cosa meravigliosa. Poi ho iniziato a raccogliere e ad allevare i bruchi per vedere cosa nasceva e poi le liberavo, ovviamente. Mi piaceva vederle da vive. È nata così. E ancora oggi è rimasta la mia passione.

D. Ci vuole parecchia autostima, determinazione ed energia per riuscire a sfondare nel proprio campo. Come pensi abbia influito la tua famiglia a farti perseverare nella giusta direzione?

La mia famiglia mi ha dato libertà. In camera mia tenevo tantissimi insetti che allevavo in casa. I miei mi hanno sempre appoggiato totalmente. Poi ho deciso di studiare Scienze Naturali all’Università. Volevo sviluppare tutto questo in qualcosa di più. Loro mi hanno dato campo libero per poterlo fare, quindi la libertà di centrare fino in fondo questa passione. Allevavo insetti e per nutrirli dovevo raccogliere le piante di cui si cibavano. Loro mi accompagnavano e mi aiutavano a gestirli. Mi è sempre piaciuto cercare di capire anche come vivono. Da ragazzino avevo un diario e annotavo tutte le mie osservazioni su di loro. Facevo il piccolo scienziato. Più cose pratiche che teoriche. Da sempre. Mi piace metterci le mani e fare esperimenti. Il lavoro che svolgo adesso in laboratorio è anche molto pratico oltre che concettuale.

La Drosophila melanogaster

D. Dove lavori oggi?

Il mio è stato un percorso un po’ strano. Ho iniziato con gli insetti. Ho fatto il dottorato all’Università di Siena occupandomi di questo argomento, dal punto di vista dell’evoluzione. Poi è successo che ho iniziato pian pianino a utilizzare gli insetti come modello  per studi che interessano l’uomo. Ad oggi lavoro presso il Centro di Medicina Molecolare dell’Università di Colonia e qui utilizzo un insetto piccolissimo, comune in molti laboratori come modello di studio in biologia. Il moscerino della frutta, Drosophila melanogaster. Molti geni presenti nella Drosophila, sono presenti anche in noi. Sono molto simili, hanno spesso le stesse funzioni anche se sono due organismi distanti. Tante conoscenze che apprendi sulla Drosophila infatti le puoi trasportare sull’uomo e questo può aiutare a comprenderne alcune patologie.

D. Ma dai! Mi fai qualche esempio che ci lega a loro?

Certo. La divisione cellulare. È un processo molto controllato, altrimenti queste impazziscono come nelle cellule tumorali. Ci sono delle proteine che regolano tale processo e le nostre sono molto simili a quelle della Drosophila. Nel moscerino puoi fare tanti  esperimenti, manipolandolo geneticamente. Ovviamente sull’uomo non puoi farli. Ecco, così puoi sfruttare questi esperimenti, traslando le informazioni ottenute su di noi. Non è l’unico modello. Ancora oggi tante cose non sono chiare. Ti faccio un altro esempio. Utilizzo la Drosophila per fare moscerini transgenici. Procedura simile a quella usata per le piante. In quest’ultime inserisci geni nel loro genoma. Metti qualcosa che non gli appartiene in modo che siano in grado di difendersi da sole da certi insetti. Una sorta di manipolazione genetica che si fa alla pianta. Si usano tecniche sofisticate per ottenere le piante OGM.

Il mondo della ricerca

D. Cosa pensi di questa Italia che non riesce a valorizzare in modo adeguato i suoi ricercatori, le sue menti, i suoi cavalli vincenti che purtroppo troppo spesso sono costretti ad andarsene dal nostro adorato paese?

Io ho studiato all’Università di Ferrara. A Siena sono rimasto 8 anni con il dottorato e assegni di ricerca. Alla fine in Italia arriva il momento in cui non ci sono più i fondi. Quindi non c’è più la possibilità di rinnovare i contratti dei precari. In Italia la ricerca rallenta per questo motivo e se uno vuole continuare a lavorare in questo campo deve guardarsi attorno. Comunque, credo sia positivo andare all’estero per un ricercatore. Dal punto di vista intellettuale puoi conoscere culture e realtà nuove, tecnologie diverse.

A differenza dell’Italia, all’estero quando un ricercatore si sposta esistono dei programmi che gli consentono di rientrare. In Italia questa cosa non c’è. Rientrare a casa è difficile. Non impossibile ma complicato. Le opportunità sono maggiori, in realtà, fuori. In teoria si dovrebbe essere contenti. In Germania è pieno di italiani che si adattano a fare qualsiasi lavoro. Un po’ mi fa rabbia, perché mi manca l’Italia.  Non c’è la scelta di poter restare o tornare a casa. Io conosco diversi ricercatori che si sono fermati. Perché non se la sentono di andare o non trovano posto. Comunque devi dimostrare di saper produrre, di saper fare. Non è semplice nemmeno all’estero. Tanti decidono di lasciare, stufi del precariato. Anch’io a volte penso a cosa farò tra qualche anno. L’ambiente è molto competitivo. Tanti rinunciano.

Progetti futuri

D. Ti piacerebbe tornare a lavorare in Italia?

A me piacerebbe tornare, in futuro c’è questo nella mia testa. Ci sono concorsi da fare per entrare all’Università, però vediamo. All’estero senti il legame dei tuoi posti di appartenenza. Appena posso torno a Rovigo, anche solo per una notte.

D. C’è un luogo in cui sogni di poter continuare le tue ricerche con la predisposizione mentale di poter tornare in Italia quando vuoi?

Sud est asiatico. Ci sono aree tropicali della Malesia, Indonesia che sono sconosciute dal punto di vista della natura. Mi piacerebbe scoprire quei posti. Ho contatti con entomologi di quelle parti. Sì, mi piacerebbe stare dove la natura esplode ed è diversa, con tantissime forme e colori. Nelle foreste del sud-est asiatico mi piacerebbe molto andare. Il top per la mia passione per gli insetti.

La funzione degli insetti all’interno dell’ecosistema

Marco Gottardo

Sarò onesta con te. Io provo un enorme ribrezzo per gli insetti. Sono una di quelle persone che urla appena ne incontra uno. Non riesco a non farlo. In modo particolare farfalle e cimici. “Le farfalle?” penserai tu. Tu che le ami in modo così profondo. Sì, le farfalle. Il rumore delle ali mi da repulsione, per non parlare del corpo peloso e delle zampette così sottili. Fammi cambiare idea!

D. Perchè cimici e farfalle sono utili all’interno del Sistema?

In generale farfalle e altri insetti sono importanti per l’ecosistema. Pensa per esempio all’impollinazione delle piante. Sembra scontata ma non lo è. Alcuni di loro stanno diventando rari, per cui la catena si sta indebolendo. Alcune piante non si riproducono, perché manca quel particolare insetto che va solo su quel fiore o su quella specifica pianta. Sono numericamente più abbondanti e sono i veri dominatori del mondo. In tutti gli ambienti (tranne nel mare) hanno un ruolo fondamentale o servono a nutrire altri animali.

L’insetto stecco

Ricordo che in Australia, in un campeggio in cui mi ero fermata con il camper per riposare dopo ore di viaggio, non riuscivo a chiudere la porta del bagno. La causa era un ramoscello che si era andato a ficcare proprio sullo stipite. Ricordo di aver pensato: “Chi cavolo ha messo qui sto ramoscello!”. Immagino tu abbia capito di cosa si trattasse realmente.

D. Vuoi parlarci di questo insetto così particolare? Che scoperta hai fatto assieme a Philipp Heller?

A 16 anni ho iniziato ad allevare gli insetti stecco. Mia grande passione. Hanno un camuffamento eccezionale. Mi facevo mandare per posta le uova e li facevo crescere. Passando gli anni, ho iniziato a studiarli. Non si conoscono molto bene. Cercando di classificarli in una specie piuttosto di un’altra, può facilmente capitare di scoprire una nuova specie che ancora non era stata classificata. Un collega appassionato come me, Oskar Conle, ci ha mostrato l’insetto che aveva nella sua collezione. Noi abbiamo cercato di capirne il genere. Era nuovo! Molto particolare, delle Filippine e abbiamo pubblicato un articolo. Si muovono solo al buio. Per trovarli devi ricercarli la notte. Sono difficili da trovare. A volte ne incontri di nuovi, mai visti. Ogni giorno, infatti, vengono scoperte nuove specie di insetti di ogni tipo. Gli entomologi esplorano aree non conosciute e ne trovano sempre di non note.

L’importanza della divulgazione

Marco Gottardo con Licia Colò

D. Hai lavorato recentemente anche con Licia Coló! Cosa puoi raccontarci di quella esperienza?

La conosco dal 1997. Recentemente ho partecipato ad alcune sue trasmissioni. L’ultima nel 2016. Mi piace quest’aspetto della comunicazione. Quando stavo a Rovigo, portavo i miei insetti nelle scuole per farli scoprire ai bambini. La divulgazione è importante. Con lei ho lavorato in questo senso, ora mi diverto a fare un po’ di divulgazione scientifica su Facebook, pubblicando fotografie e video di insetti e natura.

D. C’è un luogo nel Polesine in cui possiamo trovare insetti che nemmeno immaginiamo?

Probabilmente le zone del Delta del Po. Legati agli ambienti salmastri, lagunari. Ci sono posti interessanti. La pianura con l’agricoltura ha alterato l’ambiente. Speriamo che la natura nel Delta venga salvaguardata un pochino.

Sensibilizzare la gente

D. Ritieni che sia doveroso preservare questi essere viventi dall’uomo?

Sì, perché la nostra sopravvivenza è legata agli insetti. Perché l’ecosistema sia sostenibile e funzionale, c’è bisogno anche di loro. La decomposizione dei rifiuti avviene grazie ad alcuni tipi di insetti ed altri invertebrati. Consentono tante cose di cui noi non ci accorgiamo ma sono alla base del corretto funzionamento dell’ecosistema, come l’autosostenersi nel tempo. L’uomo deve difendere la biodiversità e la natura anche per l’aiuto che danno. Tuteliamo nel complesso tutto l’ambiente in tutte le sue componenti. L’educazione nelle scuole è importante, rendere i bambini sensibili ed è fondamentale.

Saluto Marco, convinta che sentirò parlare tanto di lui e dei sui successi. Mi ha promesso che mi manderà una foto dalla foresta tropicale asiatica! E dopo tutto quello che mi ha raccontato di lui, dei suoi sogni, del suo amore per gli insetti, non dubito affatto che ci andrà. Non posso evitare di pensarlo vestito stile Indiana Jones. Me lo immagino che si muove con cautela tra quelle piante secolari, in mezzo a quell’ambiente ricco di pericoli e insidie. Lui non ne ha timore, sia chiaro. Ammira semplicemente lo spettacolo che gli viene offerto. Si gode ogni singolo attimo di quella natura che ha tanto sognato di poter toccare con mano. D’altronde a Marco piace da quando era bambino osservare, sapere, scoprire e capire. A un ricercatore come lui non può bastare lo studio di libri e nemmeno il laboratorio. Questione di scelte.

Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

Marco Gottardo – Alla scoperta del meraviglioso mondo degli insetti ultima modifica: 2018-02-06T12:14:57+00:00 da Sibilla Zambon

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