Il Monastero degli Olivetani con la veduta del suo chiostro
Chiese

Il monastero degli Olivetani a Rovigo – La nascita e la storia

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All’inizio c’erano gli Umiliati, il movimento religioso che si era installato in Polesine nella prima metà del XIII secolo. E’ proprio in quel periodo che abbiamo, infatti, le prime notizie di abitazioni fuori le mura dove, accanto a religiosi veri e propri, vivevano confraternite laiche dedite alla tessitura ed alla lavorazione della lana. Queste ultime erano vere e proprie caratteristiche degli Umiliati. Nel 1254 un certo Fra Paglia, ottiene dal vescovo Guglielmo D’este il consenso per innalzare una chiesa in onore di della Santa Vergine Maria e del beato Bartolomeo apostolo.

La chiesa non era sicuramente di grande mole ma aveva comunque un fabbricato annesso funzionale per il piccolo gruppo di religiosi. Oltre a questi edifici era presente anche un chiostro. Alla fine del secolo, a causa della concorrenza dei nuovi opifici si andò pian piano ad esaurire la pratica della lavorazione della lana a San Bartolomeo. A questo si aggiunge anche il diradarsi della primitiva comunità laicale presente. Erano comunque presenti circa cinque monaci che restarono in attività fino al 1474. In quella data papa Sisto IV stabilisce la soppressione dell’ordine degli Umiliati per sospetta eresia e favorisce l’insediamento della congregazione benedettina di Monte Oliveto.

Nicolò Roverella, Abate degli Olivetani

Inizia gradualmente l’abbandono della chiesa. Passa sotto l’egida del Cardinale Bartolomeo Roverella che diede però il plesso religioso agli Olivetani che restaurarono ed ampliarono il complesso più volte. La rinuncia del cardinale Bartolomeo è dovuta a motivi parentali. A capo dell’ordine degli Olivetani sedeva, infatti, suo fratello Nicolò cui,  nel 1472 era stata data la carica di abate generale degli Olivetani.

Quest’ultimo, per far rivivere in modo appropriato il convento, introdusse alcuni monaci del suo ordine. Per garantire maggiori introiti a quelli magri di San Bortolo, papa Sisto IV delibera l’annessione al monastero Olivetano dell’abbazia di San Pietro in Maone (in provincia di Ravenna) e della chiesa rodigina di Santa Maria dei Sabbioni.

Tuttavia, la precarietà degli edifici rese difficile il passaggio degli immobili agli Olivetani tanto che l’effettivo insediamento del priore potè avvenire solo nel 1478. Si rende dunque necessario un intervento radicale sulla struttura. Nel 1480 fù demolito il vecchio convento ma inizia la costruzione di un chiostro che comprende dodici camere ed altre strutture di servizio. E’ forse di quell’epoca la lapide che ricorda l’anatema di papa Gregorio XI contro chi osasse violare un monastero Olivetano.

Alcuni particolari del chiostro fanno avanzare l’ipotesi che esso sia stato affidato a Biagio Rossetti, già impegnato in alcuni lavori per gli Olivetani. Secondo quanto ci riferisce Francesco Bartoli, attorno alla metà del XVI secolo, le pareti del chiostro (quelle sostenute dagli archi) vennero affrescate da Idone Doni da Assisi con Storie della Genesi. Nel 1550 i monaci impiantarono una fornace di mattoni e attuarono essi stessi l’ampliamento del complesso con l’aggiunta di un braccio che prolungava verso sud il lato orientale del chiostro.

La ricostruzione della chiesa ed i lavori di restauro

Monastero degli Olivetani

Poco dopo (la posa della prima pietra è datata 1562), iniziò la ricostruzione della chiesa con progetto di Bartolomeo Bonrizzo. I lavori terminarono nel 1565. Ad Alberto Schiatti si affidano i lavori di costruzione del campanile. Fù completato nel 1592. Il monastero dipendeva da quello di San Giorgio di Ferrara. Questa situazione perdura fino al 1584 quando, la repubblica della Serenissima, pretese l’aggregazione alla provincia olivetana Veneta.

Le opere di restauro e costruzione continuarono nel tempo. Nel 1669 si realizzano le cappelle laterali, cui, nel 1683 si aggiungono delle decorazioni a stucco. Nel 1717 si rifà il pavimento della chiesa. E’ del 1734 il restauro generale della chiesa e di parte del convento. La bussola d’argento di ingresso alla chiesa è del 1740. Nella seconda metà del ‘700, Massimo Baseggio affrescò la scala del primo chiostro e sei porte con medaglioni nel dormitorio posto al primo piano.

I francesi, sotto cui ormai si è sotto dominio, nel 1797, sopprimono il chiostro. Si riattiverà anni dopo, sotto la prima dominazione austriaca. Col ritorno al potere dei Francesi, nel 1810, gli olivetani vengono definitivamente allontanati da Rovigo. La chiesa viene affidata all’ente per la cura e la conservazione degli edifici sacri della parrocchia dei Santi Francesco e Giustina e parzialmente salvaguardata. Il demanio francese decide di mettere all’asta il convento.  Questa situazione continua a snaturarlo dalla sua originale destinazione d’uso. Attualmente vi è la sede del Museo dei Grandi Fiumi.

 

Fonti : Rovigo, i luoghi e il tempo, Rovigo, ritratto di una città. Foto: Velida Schiesari da Rovigo e i Rodigini

 

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada.
Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.

Il monastero degli Olivetani a Rovigo – La nascita e la storia ultima modifica: 2017-11-13T12:34:02+00:00 da Alessandro Effe

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