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Cibo

Le more di rovo: ricordi d’infanzia e marmellata fatta in casa

Il Polesine, è risaputo, apparteneva a quel mondo rurale in cui nulla veniva sprecato o buttato. Ogni cosa era sfruttata e utilizzata al 100%. Diciamo che, mentre al giorno d’oggi non è più così e regna un consumismo eccessivo, tutto aveva un senso e un ruolo ben preciso. Essendo, la nostra, una cucina povera, lo spreco non era certo contemplato, nemmeno per chi era benestante e non aveva certo di che lamentarsi. Nell’economia domestica di ogni famiglia, qualsiasi cosa aveva un ruolo stabilito ed era indispensabile saperla usare al meglio, in modo da non patire la fame.

All’interno delle corti viveva un mondo in cui i broli, cioè gli orti con frutteti, permettevano la sopravvivenza anche di salariati. Ma non erano fondamentali solo quelli piantati regolarmente dalle sapienti mani umane. Anche le piante selvatiche permettevano di sfamarsi. Ciò che non si deteriorava, ma poteva superare l’inverno ed essere messo da parte per i periodi più freddi, si conservava tranquillamente. Mentre il cibo che in breve tempo rischiava di guastarsi con la conseguenza di dover essere gettato, veniva impiegato per fare salse o marmellate, ad esempio. E’ il caso delle more, che spesso troviamo nei rovi che delimitano i fossati o le siepi che separano una proprietà da un’altra.

Ricordi d’infanzia

Quando ero piccola mi ricordo distintamente i pomeriggi passati alla ricerca di questo frutto così particolare sotto il solleone. Andavo in campagna dalla nonna per raccoglierne più che potevo. Mi sembrava di camminare per ore, mentre in realtà ero a 5 minuti da casa sua. Mi potevano controllare comodamente dalla finestra, ne sono certa. Quando si è piccoli, la percezione dello spazio è notevolmente dilatato. Tutto ovviamente sembra enorme. Gigante. Partivo con la mia busta, assieme a fratelli e cugini, e mi infilavo in mezzo alle pannocchie per raggiungere l’ambita meta: il paradiso delle more.

C’erano solo un paio di piccoli problemini: per riuscire a prenderne qualcuna, dovevo superare alcune prove. Se non eri seriamente motivato, erano insidie infinite e terrificanti. Trovavi ogni genere di insetto ad aspettarti a braccia aperte e per ultime le spine. Vivevo con l’incubo di pungermi. Però il bottino era decisamente gustoso. Ancora oggi, dopo una bella passata di repellente contro le zanzare, vado a farne man bassa. Il risultato? Semplice: marmellata per l’inverno.

Ricetta

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Foto da sinitra: nonsprecare.it, facebook Agriturismo Il Bosco e sito Tuttogreen.

INGREDIENTI:
1 kg more;
350 gr zucchero;
1 bustina pectina.

PROCEDIMENTO:
Raccolte le more, quelle più mature ovviamente, si controlla che siano integre, sane e pulite. Si passano nel passaverdure, dapprima usando fori grandi e poi quelli più stretti. Arrivati a questo punto, si pesa la frutta in modo da essere certi del quantitativo, quindi si aggiungono zucchero e pectina. Si ripone in un tegame dai bordi alti e si fa bollire per 5 o 10 minuti a seconda della densità che si preferisce ottenere. Si invasa, fino all’orlo del vasetto. Si chiude bene, si capovolge per almeno 5 minuti e poi lo si riporta in posizione normale. Dopo circa 24 ore è già pronta per essere consumata!

Buon divertimento e buon appetito!

 

Foto copertina da blog.giallozafferano.it. 

 

Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

Le more di rovo: ricordi d’infanzia e marmellata fatta in casa ultima modifica: 2018-08-13T09:12:09+00:00 da Sibilla Zambon

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