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Le forti mura cittadine – Cosa resta della difesa di un tempo

Il completamento del pentagono che costituiva la cerchia muraria intorno a Rovigo si suppone sia avvenuto all’inizio del XIV secolo, subito dopo la costruzione del convento francescano. Tuttavia, storici rodigini del XVI secolo datano l’inizio dei lavori della parte occidentale della cinta tra il 1139 e il 1160. La costruzione della prima parte della cinta dovette far fronte al terreno paludoso intorno al castello. Si procedette quindi al rafforzamento ed all’ampliamento del castello stesso in modo da poter proteggere un varco ad esso adiacente, costruendo, dall’altra parte, una torre. Vennero realizzate tre porte difese da torri, erano poste a guardia delle tre strade principali. Esse costituivano i principali collegamenti con l’esterno: Porta San Giovanni (sulla direttrice Verona/Padova), Porta San Bortolo (sulla direttrice per Adria), Porta Arquà (sulla direttrice Arquà/Ferrara).

La difesa delle mura era garantita da numerose torrette che sporgevano verso l’esterno ed anche da qualche torre vera e propria. L’unica sopravvissuta si trova in via Pighin mentre la base di una torretta è visibile in via Tesini. Le mura raggiunsero un’altezza di circa 8 metri aumentando lo spessore sulla sommità per agevolare il camminamento e consentire eventuali appoggi in legno. Solamente in qualche tratto le mura erano costruite da merlature di mattoni. Da Porta San Giovanni al castello e da porta San Bortolo a Torre Pighin. Dopo la metà del XVI secolo vennero realizzate altre tre porte urbane : porta San Francesco, porta Sant’Agostino ed il Portello.

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Foto Velida Schiesari.

L’abbattimento delle mura

Con il passare degli anni ed il modificarsi delle tecniche militaresche le mura persero importanza. Finirono per diventare supporto per abitazioni situate nella parte interna. Presso porta Arquà tuttavia sorsero alcune case che la Mappa dell’Estimo del 1775 indica con il nome di “Ghetto Vecchio”. Probabilmente ad indicare che in quella zona risiedessero alcune famiglie ebraiche.

Sulle mura si hanno notizie soprattutto dalle relazioni dei podestà veneziani che riguardavano la manutenzione. Quest’ultima era molto carente e trascurata, sia perchè, come detto, diventata sconveniente dal punto di vista militare, sia perchè la Repubblica era in crisi economica. Dopo il 1820 con la ridefinizione del confine daziario venne stabilito l’abbattimento delle mura. La richiesta di demolizione interessò prima di tutto le porte (si salvarono, fortunosamente, porta Sant’Agostino e porta San Bortolo). Durante il regime fascista si eliminarono ulteriori tratti murari, intensificando l’opera nel secondo dopoguerra. Oggi traccia delle antiche mura si può ritrovare nella conformazione del centro storico ed inglobate da numerose abitazioni.

 

Foto copertina Mario Andriotto.
Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

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Le forti mura cittadine – Cosa resta della difesa di un tempo ultima modifica: 2018-06-06T11:29:00+00:00 da Alessandro Effe

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