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Nicolai Lilin, Il Marchio Ribelle – Legàmi e memoria, intervista allo scrittore

Nicolai Lilin

“Chi vuole troppo è un pazzo, perché un uomo non può possedere piú di quello che il suo cuore riesce ad amare.”
(Educazione Siberiana – Nonno Kuzja).
E’ una storia di legàmi e di ricordi quella che leggerete, con la propria terra, con un mondo che hai vissuto e che ora non c’è più. Ecco, legàmi ed un po’ di nostalgia. In mezzo, il piacere di poter parlare con una persona che il sonno me lo ha tolto parecchie volte, i suoi libri aperti per andare avanti pagina su pagina. Intervistare Nicolai Lilin è stata una delle cose più belle ed emozionanti che mi siano capitate da quando scrivo su questo blog. Perchè fare delle domande ad una persona che stimi artisticamente, non può essere qualcosa che affronti a cuor leggero. E per fortuna ci ha pensato lui a mettermi a mio agio, gentile, disponibile, pronto al dialogo. In una parola, umano tra gli umani. E con tante cose da dire. Lo percepisci subito, sciogliere il ghiaccio è stato un problema mentale per me, per fortuna lui ha saputo subito mettermi a mio agio. Sarà a Rovigo, il 7 dicembre 2018, presso la libreria Ubik. E’ per questo che l’ho contattato per un’intervista, scoprendo con sorpresa qualcosa che ci accomuna, ma, proprio come nei libri, lo lascio alla fine.

Il Marchio Ribelle

Nicolai Lilin

“Tutti tentavano di strappare la barba di Dio e misurarla su di sé.”  (Caduta Libera)
Con Il Marchio Ribelle Nicolai torna a Fiume Basso. “E’ uno spin-off di Educazione Siberiana, il primo romanzo con cui ho approcciato al mondo della narrativa. Si componeva di tanti temi che purtroppo non sono entrati nel libro“. In effetti successivamente sono confluiti in tre libri (Educazione Siberiana, Caduta Libera, Il respiro del buio) che sono conosciuti come Trilogia Siberiana. “Ho continuato a scrivere perchè mi piaceva l’idea di approfondire di più alcune tematiche. Ad esempio quella dei tatuaggi, in Educazione Siberiana gli dedico un solo capitolo ma approfondisco il tema in altri scritti“. Il Marchio Ribelle riprende nuovamente questo tema, insieme a quella della vita di strada. La volontà di Nicolai  è però quella di raccontare anche altro. Come nei precedenti scritti, è l’aspetto sociale e politico che emerge con prepotenza pur restando, a volte mascherato da altre storie. “Volevo raccontare il momento storico in cui la criminalità organizzata e l’organizzazione sociale e politica del luogo in cui sono nato subiscono un grande cambiamento“. I temi cari a Nicolai sono questi: le mutazioni sociali e politiche, nella fattispecie l’affrontare una sorta di contrappasso tra le vecchie regole e le nuove, andando ad analizzare il meccanismo innescante. “Il crollo dell’Unione Sovietica ha mescolato le carte, quello che prima era lecito non lo era più e viceversa. Considerando che prima i criminali erano anche quelli che avevano idee diverse da quelle del periodo sovietico si può tranquillamente affermare che vi era un’etica e una morale sana“. Il marchio ribelle parla di questo, delle nuove generazioni e di nuove tipologie di affari criminali. Nicolai ci mostra, attraverso i tanti protagonisti, come cambia la strada. A far da collante i tatuaggi.

L’origine dei cambiamenti

“Non ti servirà la curiosità, perché una volta soddisfatta può trasformarsi in un vuoto che porterai dentro di te per tutta la vita”. (Storie sulla pelle).
Chiedo a Nicolai se tutti questi cambiamenti hanno influito anche sul modo di vedere i tatuaggi. “Si, perchè il grande cambiamento è avvenuto anche lì. Un’onda lunga della cultura del consumismo che ha toccato anche l’arte e la filosofia del tatuarsi“. Come le nuove generazioni hanno tolto etica alla criminalità, il consumismo ha tolto poesia al tatuaggio. “Il corpo è stato interpretato come parte integrante del consumismo dilagante“. Non è colpa solo delle giovani leve ma anche di quelle vecchie, che, abituate a vivere per decenni sotto alcune regole, al cessare delle stesse hanno visto il colorato mondo del consumismo occidentale come la sola cosa importate su cui concentrarsi. E’ l’analisi di Nicolai, che mette in risalto però le tante contraddizioni, perchè è come se quelle persone fossero diventate caricature stesse del consumismo, non avendo interpretato nella maniera corretta il messaggio che arrivava dall’occidente. “Questo perchè, non essendoci abituati, lì si sono toccate vette di assurdità altissime. Perchè i russi hanno interpretato male i messaggi che sono arrivati dall’occidente dopo il crollo del sistema. Hanno, in qualche modo, bypassato la dimensione etica e normale del consumismo occidentale“. Inebriati da un senso di libertà eccessivo. “Quando due culture collidono in maniera così violenta, soprattutto dopo la Guerra Fredda (guerra nel vero senso della parola), è impossibile che vi sia un’unione morbida“.

Nonno Kuzja

Nicolai Lilin

“Si nasce, si cresce, ci s’innamora, si fanno figli, si lavora, si muore. Alcuni si godono la vita, altri no. Ma noi Siberiani, Kolìma, la combattiamo”. (Educazione Siberiana – Nonno Kuzja).
Tutto quanto fin qui raccontato da Nicolai mi riporta alla saggezza di Nonno Kuzja. Il suo volto, nel bellissimo film di Salvatores, era di John Malkovich. “Non potevo immaginare interprete migliore, Gabriele ha trasportato sul grande schermo il mio libro in maniera eccellente. Sono felice di come abbiamo trovato gli interpreti, altri si erano candidati per quel ruolo ma io ero convinto nell’assegnare la parte a Malkovich“. La difficoltà, che in genere incontra uno scrittore nella trasposizione cinematografica dei suoi scritti, è qui amplificata dal fatto che tra le pagine di Nicolai si incontrano personaggi che esistono anche nel mondo reale. “I miei libri sono come i figli che raggiungono la maturità, liberi di andare in giro ed essere di tutti quelli che li leggono“. Lasciati alla libera interpretazione di chi li legge, immaginando i personaggi secondo il proprio mondo. “Gabriele ha creato, nel film, un mondo che era appunto ispirato a quello che a lui il libro aveva trasmesso. Un Eastern, un western ambientato nell’Est Europa. E’ stato bravo, è riuscito ad emozionarci. La sua genialità può essere racchiusa nella scena della giostra, totalmente inventata da lui e non presente nel libro“. Per altro, girando in Lituania, con condizioni climatiche proibitive. Tutti i tatuaggi del film sono stati disegnati da Nicolai. Fatti apposta per i personaggi, funzionali, non disegnati a caso ma tutti legati alla tradizione siberiana.

I Tatuaggi

“Un tatuaggio non è semplicemente un disegno. Vedi, un tatuatore è come un confessore. Lui scrive la storia di un uomo sul suo corpo”. (Educazione Siberiana).
Parliamo del Marchiaturificio, progetto di Nicolai che lo vedeva anche nella veste di tatuatore e che, fino a pochi anni fa,  contava uno studio a Solesino, a pochi passi da Rovigo. “Purtroppo ho dovuto sospendere, per mancanza di tempo, questo progetto. La filosofia che lo animava era quella dello scambio culturale con giovani tatuatori. Ho cercato di far convergere l’arte dei diversi tatuatori e portarli verso una filosofia più responsabile dell’utilizzo del simbolo. Staccarli dalla natura convenzionale che il tatuaggio ha assunto“. Nicolai utilizzava la tradizione siberiana ascoltando il racconto di chi aveva di fronte trasportandola poi nella trasposizione simbolica sulla pelle. “Ho iniziato ad otto anni, ero molto curioso ed affascinato da quel mondo. Ho avuto la fortuna di essere accettato da un tatuatore che mi ha iniziato alla tradizione siberiana“.

Rovigo ed il Polesine

Qui, la scoperta che mi accomuna a Nicolai: il Polesine. Ci vivo, lo racconto e scopro che anche lui è un nostro concittadino acquisito. Ha, da alcuni anni, una casa nelle campagne polesane. Un sacco di amici ed un amore molto forte per queste terre. Me lo racconta sorridendo, parlandomi degli spazi rurali, dei corsi d’acqua e della tranquillità che respira. A me non rimane che ringraziarlo, tornare a respirare normalmente ed invitarvi ad acquistare i suoi libri: storie di nostalgia e legàmi, di etica e morale. Sono sicuro che il 7 dicembre saremo in tanti.

Tutte le frasi in grassetto sono tratte da libri di Nicolai Lilin. Le foto sono prese dal sito di Nicolai Lilin, da Repubblica, Themacguffin.it, Einaudi, il video è preso da Youtube, canale Genesis2000.

 

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada.
Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.

Nicolai Lilin, Il Marchio Ribelle – Legàmi e memoria, intervista allo scrittore ultima modifica: 2018-11-27T09:55:26+00:00 da Alessandro Effe

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