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Rovigo ha celebrato la Giornata della Memoria

Cimitero Ebraico

Anche Rovigo ha celebrato la Giornata della Memoria in ricordo delle vittime della Shoah, il giorno 27 gennaio, come molte altre città italiane. Le celebrazioni si sono aperte con una cerimonia nella sala conciliare della Provincia. A fare gli onori il presidente della Provincia di Rovigo, Enrico Ferrarese; insieme a lui, tutte le autorità civili, militari e religiose e il Rabbino capo della comunità di Padova, Adolfo Locci.

Cerimonia Apertura
Alla cerimonia d’apertura

La cerimonia in ricordo della Shoah

Alla cerimonia in ricordo della Shoah, Enrico Ferrarese ha affermato: “Proprio qualche giorno fa mio figlio mi ha chiesto di definire cos’è la Shoah; ho fatto fatica a trovare le parole per descriverla, anzi, penso sia impossibile. Questo argomento ha la capacità di smuovere emozioni. Dobbiamo avere la consapevolezza che tutto quello che facciamo in questa occasione, ma non solo, è in ricordo di una pagina orribile della nostra storia”. Anche il sindaco Edoardo Gaffeo è intervenuto, invitando tutti a un momento di raccoglimento e ribadendo l’importanza di ricordare cio che è successo. “Ricordare quello che è accaduto, il sacrificio di 6 milioni di ebrei, ricordare la furia nazista e come questa abbia inquinato il sentire umano, è un atto doveroso, che come amministrazione sosteniamo”.

Ad assistere anche il prefetto di Rovigo, Clemente di Nuzzo, e il vescovo della diocesi di Adria. Entrambi hanno sostenuto e rimarcato le riflessioni del sindaco e del presidente. Gli studenti dell’istituto De Amicis hanno poi potuto presentare un progetto sul tema e la cerimonia si è conclusa con le parole del Rabbino, il quale ha spiegato l’importanza di fondare la commemorazione su due concetti essenziali; il sentimento, affinchè la memoria di questa catastrofe rimanga cristallizzata, e la prosecuzione di un messaggio e del suo valore, come se quei fatti fossero accaduti a noi in prima persona.

La posa della prima “pietra d’inciampo”

Pietra Dinciampo
La “pietra d’inciampo” in via Piva

A seguito della cerimonia d’apertura, Rovigo ha celebrato la Giornata della Memoria spostandosi in via Remigio Piva. Proprio qui è stata posata la prima “pietra d’inciampo”, in prossimità della casa di Luigia Modena Colorni, rodigina deportata ad Auschwitz nel 1944 e mai tornata. Una pietra omaggio alla lapide in piazzetta Annonaria, posta in ricordo, come ha sottolineato il sindaco, di quanto la comunità ebraica fosse parte integrante della nostra comunità.

Infine le autorità civili e militari si sono fermate alla lapide in ricordo dello sterminio del popolo ebraico, all’ingresso della piazzetta Annonaria.

Piazzetta Annonaria
Verso la lapide in piazzetta Annonaria

Luigia Gina Modena Colorni

Luigia Gina Modena nacque a Venezia nel 1881 da una famiglia ebrea, lì per motivi personali o lavorativi. Trasferitasi a Padova, sposò Colorni Gastone, da cui avrebbe preso il secondo cognome. Si spostarono a Rovigo nel 1907, dove nacque il loro unico figlio: Colorni Ausonio. La famiglia Colorni era benestante e possedeva una fabbrica di colori e piastre metalliche. Il 21 gennaio 1928 Luigia prese il battesimo cattolico e solo pochi mesi dopo rimase vedova.

Luigia Gina Modena Colorni
Luigia Gina Modena Colorni

Dieci anni dopo, nel 1938, con le Leggi Razziali fasciste, la signora Modena e il figlio comparivano nella lista dei carabinieri di Padova come non appartenenti alla razza ebraica, in quanto ariani. Dopo l’8 settembre del ’43, però, la situazione divenne drastica per chiunque avesse origini ebree. Anche i Colorni furono colpiti dalla confisca dei beni. Luigia però non volle scappare come invece fecero la sorella e il figlio, tutto per poter ricevere notizie di quest’ultimo. Così la arrestarono il 28 luglio 1944 e, nonostante fosse in parte ariana, non rispettarono l’iter burocratico. La deportarono a Trieste e poi ad Auschwitz, da dove non tornò mai più. Non si sa con esattezza come e quando morì, forse anche prima di raggiungere il campo; è però probabile che ordinarono la deportazione non per la discendenza ebraica, ma perchè non diede informazioni sul figlio. La presunta morte fu dichiarata nel 1956, in seguito alla resituzione al figlio dei beni precedentemente sequestrati.

La città di Rovigo le ha dedicato una via dietro al Duomo, al termine con via Badaloni, per ricordare l’ingiustizia dell’arresto e valorizzare il coraggio di questa donna, uccisa nei campi di concentramento per la salvezza del figlio.

Rovigo ha celebrato la Giornata della Memoria ultima modifica: 2022-01-29T16:22:10+01:00 da Francesca Braghin

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