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Rovigo riapre. La nostra città come metafora del congiunto

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“L’ambito cui può riferirsi la dizione “congiunti” può indirettamente ricavarsi, sistematicamente, dalle norme sulla parentela e affinità, nonché dalla giurisprudenza in tema di responsabilità civile.
Alla luce di questi riferimenti, deve ritenersi che i “congiunti” cui fa riferimento il DPCM ricomprendano: i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge)”. Questa è la definizione che troviamo nel DPCM del Governo relativa alla fase due. Precisamente secondo l’articolo 1 comma 1 lettera A del DPCM del 26 aprile 2020.

Il mondo congelato

E’ proprio su questo punto che mi sono soffermato nei giorni scorsi. Sul pensiero di una città che è stata colpita, come molte altre, da un virus che ha cambiato radicalmente le nostre vite. Perchè, anche quando verrà trovata una cura efficace al suo contrasto, non potremo mai dimenticare quello che è stato e quello che potrebbe essere in futuro. Il più grande disagio dalla fine della seconda guerra mondiale. E la nostra vita si dividerà per sempre tra un prima ed un dopo il lockdown. Una cosa che, anche psicologicamente, ha lasciato strascichi che sarà impossibile smaltire in poco tempo.

Si sono contati i morti, i guariti, i dimessi. Si è aspettato il bollettino della Protezione Civile quasi come fosse Carosello negli anni ’50. Si sono rincorse lacrime e speranze, cure e fallimenti. In un contesto sociale che ha coinvolto non solo tutto il nostro Paese, ma il mondo intero. Dall’Europa agli Stati Uniti passando per l’Asia ed il Medio Oriente. Chi più chi meno ha dovuto fare i conti con le perdite. Spesso, purtroppo, di persone care. Molto più spesso legate alla sfera lavorativa. In un contesto che ci ha impedito anche di poter vedere anche i nostri familiari, a causa di un distanziamento sociale che è stato, soprattutto, fisico.

Rovigo riapre

Neanche Rovigo è stata immune a tutto questo, dicevamo. La città si è adeguata. Prima hanno limitato gli orari di bar e servizi di ristorazione, poi hanno chiuso definitivamente. Insieme a loro, categoria più colpita, i servizi di estetica, acconciatura e bellezza. Parrucchieri e centri estetici costretti ad abbassare le serrande con moltissimi dubbi e tantissimi sacrifici previsti per il prossimo futuro. Addirittura senza sapere una data precisa di quando avrebbero potuto riprendere a lavorare. La città è stata ferma, immobile, con solo i servizi essenziali a disposizione delle poche, pochissime, persone che, con le dovute precauzioni, si potevano muovere. Poi, finalmente, i numeri sono scesi, il Polesine è addirittura arrivato ad essere a contagio zero. E adesso, da lunedì, si riparte.

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L’amore che proviamo per questa città spero emerga ancora più forte, è Rovigo la nostra congiunta, quella con cui abbiamo un legame affettivo stabile, quella che dovremo trovarci a coccolare e portare in palmo di mano, come madre, come sposa. Oggi più che mai sarà importante dare respiro alle attività locali e Polesane in generale. Acquistando nei negozi cittadini, rinunciando per qualche mese all’abitudine dell’acquisto (magari più conveniente) online. E’ l’ora di far sentire il nostro calore ai parrucchieri, ai baristi, alle pizzerie ed ai ristoranti. Ai negozianti tutti che in questi mesi terribili hanno patito più del solito. Perchè se è vero che Rovigo aveva già in passato problemi da risolvere, è anche vero che possiamo dimostrare che con l’aiuto di tutti la città sarà di nuovo viva, amorevole, mamma.

Rovigo riapre. La nostra città come metafora del congiunto ultima modifica: 2020-05-15T15:49:01+02:00 da Alessandro Effe
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