Ferdinando De Laurentis
Arte

Ferdinando De Laurentis – I luoghi del Polesine a portata di voce

Parlare con Ferdinando De Laurentis significa aprire un varco spazio temporale con il Polesine. Con i suoi usi, i suoi costumi, i suoi paesaggi, le sue opere d’arte ed architettoniche, e soprattutto con i suoi personaggi più illustri. La conoscenza di Ferdinando sembra infinita, affascina, attrae. E allora non stupiscono le attenzioni e le critiche positive alla “La madre distratta”, film del 2016 che, come altri lungometraggi di Ferdinando, ha il Polesine come protagonista. Nasce tutto al TPO (Teatro Polivalente di Occhiobello), che lo ha visto fondatore e, ancora oggi, direttore artistico.

La sua carriera inizia in radio private, nel 1976, per poi proseguire, dal 1988, nella collaborazione con la Rai, con cui, nel 1990, realizza “Pausa Caffè”. Nel format, molto innovativo, erano presenti personaggi di grande spessore, da Alberto Moravia a Pupi Avati, da Nino Manfredi a Carlo Delle Piane, giusto per citarne alcuni.

Gli inizi in radio

Gli chiedo di raccontarmi questa esperienza.

“In realtà è stato molto semplice gestire personaggi di questo calibro, sono state sempre gentili e disponibili. Oltretutto ero supportato da una ottima segreteria ed io stesso avevo avuto modo di parlare con loro grazie a precedenti interviste in Rai. Sono state dieci puntate su dieci temi diversi, scelti dalla CGIL di Modena che produceva il programma, con l’idea di far parlare personaggi non legati al sindacato su temi che invece lo vedevano protagonista”.

Ferdinando è eclettico, la sua provenienza è musicale, studia infatti chitarra classica al Venezze e ha esperienze musicali in diverse band, anche nel ruolo di compositore. Cercare di catalizzare le sue innumerevoli esperienze è, forse, la cosa più complicata ed affascinante.

Gli chiedo di spiegarmi il suo primo contatto con la regia.

“In realtà la regia per me è stata un’esigenza, che è nata dall’evoluzione del mio lavoro di conduttore radiofonico in Rai. Più avanti, cambiando il mio contratto, che diventava programmista/regista, comincio a capire cosa vuol dire dirigere, iniziando a studiarla”.

Ferdinando de Laurentis

La regia a teatro

Il suo primo contatto dietro la “macchina da presa” avviene nel 1991, quando gli viene chiesto di dirigere il Barbiere di Siviglia in un tour in terra spagnola.

“E’ un lavoro che accetto a pochi giorni dall’inizio delle prove, avendo pochissimo tempo per studiarla. La mia formazione musicale mi è venuta in soccorso. Non è stato difficile leggere lo spartito e dare un contenuto registico all’opera. Ho portato in questa direzione tutte le mie esperienze pregresse, che erano senza dubbio meno teatrali e più radiofoniche e musicali”.

Mi dice che si è immaginato quest’opera con un incedere rock provvedendo a personalizzare le arie con sue personali interpretazioni. Seguono altri 14 allestimenti di opere che vanno da Verdi a Mozart e la sua vena registica prende sempre più il sopravvento. A questo punto il mio pensiero va al TPO, alla sua nascita, alla sua creazione, perché di elementi rockeggianti ve ne sono una moltitudine lì dentro.

“Premetto che non è proprio una mia idea, mi è stato chiesto, dall’assessore alla cultura dell’epoca, in virtù di quello che facevo, se era possibile creare qualcosa che fosse duraturo nel tempo e qualitativamente importante. Penso subito ad una scuola laboratorio che poi è quella che effettivamente è uscita fuori. Abbiamo fatto un anno di prova, che ha funzionato molto bene, e mi sono reso conto anche io che poteva dare dei grandi risultati, sia per i ragazzi e sia per il territorio. Non mi interessava creare la scuola dove vi fosse spazio solo per il saggio finale. Infatti abbiamo scritto libri di storia locale, girato documentari e, con le prime risorse economiche, girato dei film”.

Il Polesine

Ecco, la storia locale, il territorio, la cosa più importante per Ferdinando, raccontarlo, valorizzarlo, renderlo vivo.

“Abbiamo effettuato numerose ricerche sul cinema Polesano, e proprio a seguito di questo nel 2007 fui contattato dalla Mostra del Cinema “Schermi d’amore” che ci affidò l’incarico di scrivere il primo libro sul cinema Polesano che faceva parte di una collana che si chiamava “Luci sulla Città” edita da Marsilio e che si occupava di promuovere una città ed il suo cinema. Io curai l’edizione di Rovigo con un libro che si intitolava “Rovigo. Sogno di un paesaggio tra cielo ed acqua””.

E’ chiaro che con le molteplici esperienze di Ferdinando, lontane dalla provincia e che toccano anzi grandi realtà gli chiedo che tipo di passione lo spinge a scandagliare la provincia, il Polesine in particolare.

“L’amore per la mia terra, innanzitutto, poi l’amore per il mio lavoro. Ho trovato ovunque dei polesani, consapevole della difficoltà che questa terra ha ad uscire fuori dai propri confini portando le sue bellezze e le sue competenze. Sono cresciuto in una famiglia che, come prima cosa, mi ha trasmesso l’amore verso il fiume”.

Il neorealismo ed i suoi luoghi

Dal lato cinematografico viene fuori un periodo importantissimo e molto amato.

“In Polesine nasce il neorealismo, con Visconti, De Sica, Rossellini. Da Ossessione a Paisà, i primi film nascono qui. E se ci pensi, questa terra è un set perfetto per raccontare quei momenti. Una terra distrutta dalla seconda guerra mondiale che deve ricrearsi”.

E’ da questa terra che nascono gli spunti per i suoi film, dal volerla raccontare, scandagliare.

“Parto sempre da un libro che parli del Polesine. Ne ricevo molti e non riesco purtroppo a rispondere a tutti. Scelgo una storia, la faccio diventare una sceneggiatura e la dirigo. Poi faccio “uso” dei Polesani. Scelgo chi vuole collaborare con me, partendo dalla mia scuola, e lo faccio salire su questa nave da crociera che io chiamo cinema. Apro un canale chiuso facendo partecipare le persone a tutte le fasi del film. Oltretutto cerco sempre di trovare luoghi per me significativi”.

Il Polesine nei film di Ferdinando

Mi viene naturale chiedergli un indicazione dei vari luoghi che ha scelto per i suoi lungometraggi.

“Per il primo lungometraggio, che si intitolava “L’ultimo giorno dello scorpione” ho scelto una villa Cagnoni Boniotti a Villamarzana, poi c’è il Delta, che cerco di non far mancare mai nei miei film. Per “La madre distratta” è Rovigo a farla da padrona, con alcune location poco note, come ad esempio la prima ripresa fatta davanti ad una tela del Garofalo in una chiesa di Crespino che pochissimi conoscono. “Tanto non ti amerò” lo abbiamo girato invece a Lendinara e lì sono rimasto affascinato da una chiesetta vicino al bivio per Costa che trovo favolosa. “L’Isola” è invece girato ad Albarella che ho voluto rendere con la giusta immagine visto che erroneamente, da molti, è considerata l’Isola dei Vip”.

Ferdinando De Laurentis

Passiamo poi a parlare del suo ultimo lavoro, di quello che sta facendo adesso : “Sensazioni”.

“La sceneggiatura è tratta da un libro di Sergio Gnudi che ha lo stesso titolo. E’ la storia di una moglie che prima di morire fa provare le ultime dieci sensazioni al marito, attraverso dieci mucchietti di fotografie, ed ogni volta che se ne mostra uno si entra in un ricordo. Inutile dire che questo mi ha permesso di andare a trovare cose molto particolari del Polesine. La Pieve Romanica vicino ad Ariano Polesine, il campanile da solo sull’argine a Rivà ed alcune zone della Sacca di Scardovari che sono molto rare. Mi piace valorizzare il territorio non tanto per le cose che si conoscono ma per quelle che sono poco conosciute”.

E’ un percorso della memoria quello con Ferdinando. E soprattutto con la sua sconfinata conoscenza del territorio e dei Polesani che lo popolano, spesso poco conosciuti ma meritevoli di tutte le attenzioni possibili. Mi cita nomi, luoghi, imprese, come una sorta di sconfinata enciclopedia parlante di questo territorio. Parliamo di ricordi, e la memoria, in un contesto, come quello Polesano, meriterebbe una giornata quotidiana.

“Sensazioni” uscirà in autunno, Ferdinando rappresenta un motivo in più per non perderlo.

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada.
Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.

Ferdinando De Laurentis – I luoghi del Polesine a portata di voce ultima modifica: 2018-02-14T17:24:24+00:00 da Alessandro Effe

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