Sergio Segio e l'assalto al carcere di Rovigo
Noi rodigini

Sergio e Susanna – Una giornata di sangue e guerriglia a Rovigo

Susanna ha 31 anni, è una bella ragazza coi capelli e gli occhi neri, ha un piccolo neo sulla guancia sinistra. Susanna è veneziana, piena di ideali e di cose che reputa giusto fare.

Viene arrestata a Firenze, nel 1980, dopo sei anni di latitanza, e rinchiusa nel carcere di Rovigo. Susanna è una terrorista. Insieme a lei sono rinchiuse altre tre ragazze che hanno scelto la via della lotta armata : Marina, Loredana, Federica.

Sergio ha i capelli corvini ed i baffi, ed ha deciso di liberare Susanna.

Anche Sergio è un terrorista. Membro di Lotta Continua e fondatore di una delle formazioni più sanguinarie degli anni di piombo (seconda solo alle Brigate Rosse), Prima Linea.

Nel 1981 questa organizzazione terroristica si scioglie e dalle sue ceneri nascono i Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria (Colp). Tra gli obiettivi vi era quello, ritenuto indispensabile, di ridare libertà ai compagni detenuti, solo attraverso questo passaggio, a loro avviso, si poteva considerare chiusa l’esperienza della lotta armata.

L’attacco e la vittima

La liberazione dei detenuti condannati per reati politici d’altronde, era al centro della “politica” di quasi tutte le formazioni terroristiche dell’epoca, in Italia ed all’estero. Ricordiamo ad esempio l’evasione di Renato Curcio (fondatore ed ideologo delle Brigate Rosse) dal carcere di Casale Monferrato per mano di Mario Moretti e Margherita Cagol (sua moglie e brigatista di spicco anch’essa). Sergio non fa differenza, vuole liberare la donna che ama e che lotta insieme a lui. Ed è disposto a tutto pur di riuscirvi.

Il carcere di Rovigo si trova in via Verdi, nel pieno centro della città, praticamente attaccato al tribunale. Non è un carcere speciale ma fino ad allora non si era verificato nulla di preoccupante.

Il 3 gennaio 1982 è domenica, alle 15.45 la città è quasi vuota, ancora sonnolenta di bagordi e festeggiamenti per l’anno appena arrivato. Il comandante Sirio (nome di battaglia di Sergio) ha con se altri sette terroristi pronti ad agire, che sono appostati agli estremi del penitenziario, in una manovra che mira a circondarlo.

Quando arriva il via una A112 si accosta in sosta vietata alle mura del carcere, la sentinella di guardia si allarma ma non fa in tempo ad agire perché iniziano le raffiche di mitra ed i vetri posti sulla garitta non sono antiproiettile.

L’auto esplode, e la deflagrazione è assordante. Dodici chili di esplosivo provocano uno squarcio profondo nel muro del carcere e l’inferno intorno. Pezzi della vettura finiscono ad oltre duecento metri di distanza. La tremenda esplosione investe un passante, Angelo Furlan, pensionato e vittima innocente di questo insensato ed ingiustificato atto di violenza.

Susanna e le altre tre detenute erano nel cortile per l’ora d’aria e sono pronte alla fuga, scavalcano le macerie, si infilano attraverso lo squarcio e sono libere.

Sergio Segio e l'assalto al carcere di Rovigo

La fuga ed i feriti

Il commando continua a sparare raffiche di mitra per coprire la fuga delle evase verso Viale Trieste. A questo punto però il rumore della sparatoria spinge anche gli agenti della penitenziaria ad agire iniziando a sparare raffiche per impedire la fuga. A loro si aggiungono un finanziere ed un poliziotto uscito dal cinema Apollo. Tutto è vano, i terroristi riescono a salire sulle loro auto (rubate qualche giorno prima) e a darsi alla fuga. Via Mazzini sembra il teatro di una guerra che nessuno in città osava immaginare, che nessuno in città aveva mai pensato di dover combattere. Nelle abitazioni rimangono ferite sei persone : Nives Padovan, Giulia Mattana, Silvana Marchetto, Renata Tezzon, Gianpaolo Tenuta. Per ultima, Liliana Carrara, travolta dai frantumi di vetri e legno della sua finestra.

Sergio e Susanna vengono arrestati circa un anno dopo, sconteranno parecchi anni di galera. Il carcere adesso non è più in via Verdi e dal 2013 ha smesso di ospitare la sezione femminile.

In ricordo di Angelo Furlan rimane una lapide, posta un anno dopo e che dedica un ricordo a tutte le vittime di quegli anni di scellerata barbarie.

 

Foto, fonte : ilgrandevecchio, l’Unità, skytg24

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada.
Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.

Sergio e Susanna – Una giornata di sangue e guerriglia a Rovigo ultima modifica: 2018-01-03T10:15:34+00:00 da Alessandro Effe

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