Interviste

Angela Bononi – Il grande sogno di bloccare la crescita dei tumori

In questa giornata così speciale ho pensato di raccontarvi  la storia, appena iniziata e che sono certa sarà ricca di successi, di Angela Bononi. Nata a Fiesso Umbertiano nel 1983, è la miglior giovane ricercatrice italiana negli USA. Un vanto meraviglioso per noi rodigini ma soprattutto per noi donne. Lavora nel campo biomedico e vive alle Hawaii ormai da qualche anno. Giovanissima Angela, eppure piena di entusiasmo e amore per gli altri. Dedita al suo lavoro, alla ricerca, alla solidarietà e ad un forte impegno nel sociale. Lei è una grande guerriera da cui poter trarre molto. Grazie a persone come lei, che donano tempo e forza d’animo, è possibile trovare cure a malattie aggressive e invasive come il cancro.

Angela Bononi

angela bononi
Foto Angela Bononi

D. Laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche e dottorato di ricerca in Biochimica Biologia molecolare e Biotecnologie. Come sei riuscita a perseverare in questa strada difficile e decisamente competitiva?
E’ un ambiente con molti alti e bassi. Chiaramente è un lavoro bellissimo perchè c’è la scoperta, ti organizzi esperimenti, provi. E’ quasi un gioco da un certo punto di vista. Però spesso diventa frustrante perchè per quanto “giochicchi” poi devi arrivare al sodo, concludere, mettere insieme i dati. Non sarebbe ricerca se non fosse che stai provando a fare delle cose, quindi la maggior parte delle volte capisci che la teoria non è giusta oppure c’è qualcosa di tecnico che devi sistemare, gli esperimenti non vengono ed è qui che diventa frustrante.

Non so darti una reale percentuale, ma oserei dirti che più della metà della ricerca che si fa, in realtà non va a buon fine. Quindi bisogna ripetere, ottimizzare, cambiare teoria, rivedere le ipotesi ed ecco che devi proprio perseverare. Hai momenti di magra, dove tutto è molto snervante perchè non sei soddisfatto. Però poi quando le cose vanno bene e si incanalano nel modo giusto, ecco che viene tutto più semplice. La mole di lavoro aumenta e aumenta la pressione, sei spesso sotto stress perchè vuoi farcela. Hai tantissime soddisfazioni quando arrivi a questo punto.

Concentrarsi sull’obbiettivo

La pazienza è il segreto, bisogna investirci tante ore di lavoro. Fare ricerca non è un lavoro canonico. Non si hanno orari standard. Sai quando entri, ma non sai mai quando esci dal laboratorio. Ci vuole passione. La competitività intesa come i classici squali, io sinceramente non l’ho mai incontrata. Ho sentito storie di gente che sabotava gli esperimenti, ma io sono stata fortunata anche in Italia con il team del professor Paolo Pinton a Ferrara, persone eccezionali, diventati poi amici, con molta collaborazione.

Anche qui alle Hawaii ho trovato gente socievole, calma, disponibile. Gli ambienti in cui ho lavorato sono sempre stati amichevoli. Però probabilmente si possono incontrare anche persone meschine. A me non è mai successo e credo il merito vada ai miei capi, perchè ritengo abbiano scelto di circondarsi di un certo tipo di persone. E’ una sorta di prendersi a vicenda. Quando hai una certa etica, ricerchi una certa atmosfera. Qui, sia il Prof. Michele Carbone che la Prof.ssa Haining Yang sono persone squisite e in laboratorio regna la calma, l’educazione, le buone maniere.

angela bononi
Foto Angela Bononi

Ricerca

D. Cosa significa fare ricerca per te?
E’ una grandissima passione e mi piace moltissimo. Ho sempre avuto la curiosità di scoprire. E’ partito tutto dall’Università che ho scelto. Il sogno nel cassetto era scoprire nuovi farmaci o terapie. Mi piace dal punto di vista della curiosità. Lo faccio quasi come fosse un hobby. Poi adoro la possibilità di trovare una cura, di aiutare la gente. Questo è il fine più grande e quello più nobile. Alle Hawaii ho sempre avuto moltissime motivazioni, perchè lavoriamo con famiglie e pazienti che hanno la predisposizione al cancro.

Conosco queste persone, siamo stati a cena assieme, ero presente quando il medico ha preso le loro biopsie cutanee. Quando vivi a contatto con individui che sanno di avere una predisposizione genetica al cancro veramente importante, che hanno la certezza di sviluppare un tumore entro i 50 anni di vita, la vivi in prima persona. Ti senti parte della loro famiglia e della loro storia ed è per questo che la motivazione è maggiore. Tutto ha un significato più importante. Difficile da spiegare. Lo scopo nobile di poter dire un giorno: “Ho davvero aiutato qualcuno”. Adesso stiamo cercando di spingere verso lo sviluppo di una terapia per il mesotelioma. Attualmente non ce ne sono per questo tipo di tumore che stiamo studiando, ciò che si può fare è solo palliativo. Vorrei curare un paziente aumentando significativamente la sua aspettativa di vita.

Gestione dei propri sentimenti

D. Come riesci a creare quel giusto distacco emotivo fra te e loro?
Questo è uno dei motivi per cui ho deciso di non fare medicina, perchè sarebbe stato troppo per me da gestire. Il pallino della ricerca l’ho sempre avuto fin dalle medie. Non sapevo cosa significasse, ma sapevo che era quello che volevo fare in qualche modo, il che è assurdo. A 12 anni non sai cosa voglia dire. Riesco a mantenere un certo distacco, anche se sono a tu per tu con i pazienti. Abbiamo i loro pedigree, li stiamo espandendo e adesso stiamo andando a caccia di nuovi rami delle loro famiglie per individuare nuovi potenziali pazienti. Quelli che hanno la mutazione e non lo sanno! Vogliamo renderli consapevoli di avere la predisposizione al cancro.

C’è questo studio genealogico in corso, in cui cerchiamo di ampliare tutti i rami e trovare nuovi parenti che potenzialmente hanno la mutazione. Non è prettamente il mio ruolo quello di mantenere il contatto con queste persone. C’è chi si occupa di questo. Il nostro è un grande team, in cui ognuno ha compiti precisi ma c’è molta collaborazione.

angela bononi
Foto Angela Bononi

Soddisfazioni personali

D. Hai vinto il premio ISSNAF Young Investigators Award 2017 nell’ambito “Medicine, Biosciences and Cognitive Sciences”. Di cosa si tratta?
La fondazione in sé è comprensiva di tutti i ricercatori italiani espatriati nel Nord America, ovvero Stati Uniti e Canada. Nello specifico il mio premio è quello destinato agli under 40, ovvero di età inferiore ai 40 anni. Ci sono poi cinque diverse aree di ricerca. Io ho partecipato a quella “Medicine, Biosciences and Cognitive Sciences” che comprende tutte le scienze. Soddisfazione grandissima. Quando ho saputo che ero tra i finalisti ero stupita. Per me era già una vittoria, perchè all’inizio non ci credevo molto. Ho provato. Poi era passato del tempo da quando avevo sottomesso l’abstract. La mia categoria è quella in cui ricevono più domande, quindi hanno faticato parecchio per selezionare i finalisti! Sono rimasta sbalordita.

D. Hai vinto anche il secondo premio come “Outstanding Employee of the Year” di RCUH (Research Corporation of the University of Hawaii). Molte soddisfazioni che ti motivano a perseguire i tuoi obbiettivi.
Sono ufficialmente assunta da RCUH, i cui impiegati sono le persone che lavorano in tutte le sedi dell’Università delle Hawaii, in tutto lo Stato, non solo quella dove sono io. E’ stato un riconoscimento prestigioso. Io sono immigrata, non locale. E’ stato meraviglioso e, di nuovo, non me lo aspettavo assolutamente. Questo è un premio per nomina. Il mio capo ha ritenuto che io avessi fatto un ottimo lavoro nell’arco dell’anno e così ha fatto il mio nome. Non è un auto candidatura. Il tuo supervisor lo deve fare. Grossa soddisfazione già solo questa. Un’apertura mentale straordinaria da parte loro che in Italia non ti aspetteresti mai. Chi ha le spinte, poi ci sono i favoritismi. Ho trovato quella meritocrazia che da noi manca. Quando ti colpisce poi ti stupisce.

Le Hawaii


Foto Angela Bononi

D. Da quanto vivi alle Hawaii?
5 anni. E devo dire che si sta proprio bene qui. Mi mancano famiglia e amici ma ho avuto una gran fortuna. E’ un posto isolato, fatichi ad abituarti a questo e ti può prendere il “mal d’isola”. Inizialmente ti pervade un grande entusiasmo, ma a volte può arrivare anche questa fase. Comunque qui è un paradiso terrestre, meraviglioso. Natura stupenda, incontaminata, con queste montagne piene di guglie stile Jurassic Park, dove fra l’altro è stato girato. Foreste pluviali e spiagge strepitose. L’unica industria qui è il turismo. Clima favorevole con estate continuativa. Per assurdo la gente locale qui fa molto “hike” in montagna piuttosto che andare in spiaggia. Con questa sorta di venerazione per la natura, le foreste, la vegetazione.

Diversamente da molti altri posti negli Stati Uniti, qui c’è anche una tradizione culinaria. Stile di vita sano con molto pesce, sushi. Mi piace anche da questo punto di vista.  Però come ogni cosa, ha un prezzo: il costo della vita è alle stelle. Qua si dice proprio che “il Paradiso ha un prezzo e lo paghi”. Diciamo che risparmi sul riscaldamento e sull’abbigliamento invernale.

Il lavoro di Angela

angela bononi
Foto University of Hawaii System

D. Di cosa ti occupi oggi?
Il mesotelioma è classificato come tumore raro, perchè non ha un’incidenza elevata come altri. Il motivo per cui si continua a studiare questo tumore senza cura è per prolungare la vita delle persone che ne sono affette. Una volta che il mesotelioma viene diagnosticato, al momento è una sentenza di morte. Mediamente hai 1 anno di aspettativa di vita. Tumore molto aggressivo. Non sono facili da digerire notizie del genere per nessun essere umano. Il mesotelioma è in realtà molto comune nelle aree dove c’è stata esposizione all’amianto. In Piemonte, ad esempio, a Casale Monferrato c’è stata un’epidemia praticamente, perchè c’era la sede dell’Eternit dove producevano l’amianto. L’amianto è stato bandito e ora c’è questo processo di bonificazione. In realtà si continua a non tenere in considerazione che “amianto” è solo il nome commerciale dato a sei tipi di fibre minerali. Solo le sei fibre sono considerate cancerogene.

Il problema è che queste si trovano anche in natura. Negli Stati Uniti ci sono montagne intere, cioè la roccia stessa, è fatta di tali fibre. E chiaro che non le puoi bonificare come con quello commerciale. Se in natura è presente, non lo puoi far sparire. La Turchia nella zona della Cappadocia è piena, negli Usa la trovi in Nevada e North Dakota. Non basta limitarne la presenza, perché quello presente in natura non puoi chiaramente eliminarlo.

Predisposizione genetica

In più c’è una predisposizione genetica. L’abbiamo soprannominata “BAP1 cancer syndrome”. Queste persone non sono mai state esposte all’amianto, eppure hanno questo tipo di tumore. Il nostro obbiettivo era capire perché alcuni hanno questo genere di suscettibilità a questo tumore. Il mesotelioma è un tumore molto doloroso. Ce ne sono vari tipi. Quello principale è il mesotelioma pleurico, cresce all’interno della tua cavità pleurica a ridosso dei polmoni in modo molto rapido e ti soffoca una volta che ha riempito la cavità stessa. Fortunatamente l’incidenza è bassa. Parte come una banale tosse che può sembrare polmonite, respiro corto e vari sintomi legati appunto alla respirazione. Ma nel momento in cui inizi ad averli, è troppo tardi. Significa che la massa già comprime i polmoni, è a stadio avanzato.

Abbiamo anche un lavoro di ricerca sui biomarkers. Ovvero, con un prelievo del sangue puoi vedere se hai alterazioni in determinati marcatori circolanti nel siero che pensiamo siano correlati a questo tumore. Fare diagnosi precoce è indispensabile per poter intervenire immediatamente chirurgicamente, evitando che si espanda. Stiamo cercando di iniziare un trial clinico. Abbiamo delle idee. C’è un target molecolare che abbiamo individuato e sembra funzionare. Fortunatamente esiste già un farmaco in terapia per altri tipi di tumore e c’è addirittura una nuova versione più potente dello stesso, che vogliamo testare quanto prima. Abbiamo tre molecole che stiamo valutando e speriamo di poterne sceglierne una e far partire il trial clinico nei pazienti. Questo è il mio obbiettivo principale.

Legami particolari

D. Che legame c’è tra genetica e tumori?
Tantissimo. Qui studiamo “gene–environment interaction “. Cioè come mai persone con determinate mutazioni del gene, nello specifico BAP1, sono suscettibili a determinati cancerogeni ambientali. Quali sono i meccanismi molecolari attraverso i quali certi tipi di mutazione ti rendono così suscettibile. Questa è la chiave. E lo è per le terapie personalizzate. Si è capito negli anni, che a volte le terapie non funzionano, perchè ogni tumore ha un suo set di mutazioni, cioè alterazioni genetiche.

Se sai il tipo di mutazioni, sai come intervenire. Questo è l’approccio che si sta sempre più utilizzando. In modo da fare una terapia specifica, “personalizzata” appunto. Perchè è inutile far stare le persone da cani, dando loro un particolare tipo di chemioterapico, se non hanno quella mutazione. Non gli farà nulla e non guariranno mai. Come bere acqua fresca. Inutile partire con una terapia se non sai il set di mutazioni di un tumore, perché rischi quasi di fare peggio con gli effetti collaterali.

D. Cosa ti manca di più di Fiesso Umbertiano o di Rovigo?
Sarò banale, ma è la mia famiglia. Dell’Italia nello specifico nulla. Non è il luogo ma la gente. Mi manca la cultura italiana, il nostro modo di passare il tempo. Sono nostalgica degli italiani, nella fatti specie i miei cari e i miei amici. Dovrebbero approfittarne di più per venirmi a trovare in questo paradiso, perchè mi fa piacere ospitarli!

Grazie infinite Angela, sei luce e speranza per molte persone. Noi siamo tutti con te.

Foto  di copertina di Angela Bononi
Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

Angela Bononi – Il grande sogno di bloccare la crescita dei tumori ultima modifica: 2018-03-08T11:42:26+00:00 da Sibilla Zambon

Commenti

Angela Bononi – Il grande sogno di bloccare la crescita dei tumori
To Top