I RODIGINI RACCONTANO ROVIGO

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Federico Manfredini, il nobile rodigino alla corte d’Ungheria

Federico Manfredini 1790 Dipinto Da Giuseppe Fabbrini

Tutte le persone di corte dipendono dai cosiddetti quattro comandi. Gran Maggiordomo, Gran Ciambellano, Gran Maresciallo, Grande Scudiere. Al primo, Gran Maggiordomo, sono soggetti: il suo ufficio, gli araldi, la cappella di corte, i medici di corte, il guardaroba di corte. E non solo, da lui dipendono anche: le cucine, l’argenteria, le fabbriche di corte, la biblioteca e molte altre cose ancora. Insomma, stando all’araldica, un incarico di tutto prestigio. Perchè questo preambolo? Per introdurre la figura di un altro grande rodigino: Federico Manfredini, il marchese Federico Manfredini. Anche qui la precisazione è d’obbligo essendo presente anche un omonimo, suo nipote, anch’egli rodigino, che fu vescovo di Famagosta e di Padova. Del prelato parleremo sicuramente in un altro articolo che dedicheremo completamente alla sua persona.

Il Marchese Federico Manfredini

Federico Manfredini nasce a Rovigo nel 1743, nel palazzo Manfredini situato in Porta San Giovanni (una delle porte rodigine). Il padre è Giuseppe Manfredini e la madre Ancilla Minguelli. Quest’ultima è figlia del nobile veneziano Benedetto Minguelli che fa parte di una famiglia legata fin dal MedioEvo alla casa d’Este. Riceva la prima istruzione in ambito letterario a Rovigo sotto la guida del canonico Silvestri proseguendo poi gli studi nel collegio intitolato a San Carlo, presso Modena. E’ naturalmente portato alla carriera nelle armi ed è per questo motivo che entra nell’Accademia Imperiale di Firenze. Esce da questa scuola con il grado di ufficiale con il quale si reca in Germania sotto i vessilli dell’Imperatore.

Col grado di Maggiore del reggimento Stein si conquista la stima dell’Imperatore Giuseppe II per le sue qualità culturali e la viva intelligenza. Questi lo disloca a Firenze alla corte del fratello, il Granduca Pietro Leopoldo. L’incarico è quello di fare da educatore ai figli di quest’ultimo. Al servizio degli Asburgo-Lorena combatte la guerra dei Sette Anni contro i Turchi ed ottiene da Giuseppe II il grado di generale e, successivamente, da Leopoldo II il titolo di magnate d’Ungheria e Gran Maggiordomo. Gli vengono contemporaneamente conferiti il grado di Colonnello e la carica di consigliere di Stato.

Ministro dell’Arciduca

Federico Manfredini diventa ministro quando l’Arciduca Ferdinando, suo discepolo, sale al trono. Attraverso questo incarico egli ha modo di sfoggiare doti di saggezza e prudenza facendo fronte alle grandi difficoltà del periodo che precedeva l’invasione dei francesi in Italia. Incontra, a questo proposito, segretamente, Bonaparte a Pistoia, riuscendo a trarre il massimo vantaggio per tutta la regione Toscana. Segue il granduca Ferdinando nel ducato di Wurtzburg sempre nella qualità di ministro governatore dello Stato. A seguito di una caduta da cavallo si ritira a vita privata a Campoverardo, in provincia di Venezia. Si dedica, da quel momento, ad opere di beneficienza ed alla raccolta di stampe ed oggetti d’arte che lascia in eredità (assieme a tutti i suoi beni) alla Chiesa di Santa Maria della Salute a Venezia. Muore a Campoverardo il 2 settembre 1829.

Fonte: Giacomo Giantin. Foto di copertina: Giuseppe Fabbrini / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

Federico Manfredini, il nobile rodigino alla corte d’Ungheria ultima modifica: 2020-06-09T18:00:00+02:00 da Alessandro Effe
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