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Ricostruite le vicende della tomba di Giovanni Miani

Giovanni Miani - Galleria Studioesseci

Vengono ricostruite le vicende della tomba di Giovanni Miani grazie alla mostra “Giovanni Miani. Il Leone Bianco del Nilo” a cura di Mauro Varotto, a palazzo Roncale dal 12 marzo al 26 giugno. La mostra è il risultato di un progetto di Sergio Campagnolo e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Busto Di Giovanni Miani Da Lillustrazione Popolare 11.11.1877
Busto di Miani – Galleria Studio Esseci.

Mostra al Roncale: ricostruite le vicende della tomba di Giovanni Miani

L’esploratore Giovanni Miani sarà “presente fisicamente” grazie all’esposizione della teca, con il supporto ligneo restaurato, contenente alcuni dei suoi resti mortali. La mostra curata dal professor Varotto, ricostruirà le vicende che avvolgono la morte di Miani e la sua tomba africana.

La sua morte, in data 21 novembre 1872, venne annotata da Daniele Comboni, Vicario dell’Africa Centrale. Com’era d’obbligo nella Chiesa Cattolica al tempo, la trascrisse sul Liber defunctorum del Vicariato in lingua latina. Poche righe in cui il Vicario lo descrive come “celeberrimo ed audacissimo”; non solo, ne ricorda anche il titolo di Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, conferitogli dal Re d’Italia; annota poi la causa del decesso, dichiarando che avvenne in assenza di assistenza umana e senza riti religiosi a seguito.

Ci è voluto un anno dalla morte all’annotazione della stessa, tempo che può sembrare lunghissimo ma che, allora, era un’attesa normale per queste pratiche.

Giovanni Miani: come è arrivato all’Accademia dei Concordi?

Vi siete mai chiesti come il corpo dell’esploratore Miani sia giunto fino a noi?

Riguardo il luogo, ci viene in aiuto un’annotazione di Padre Comboni, la quale indica con precisione il luogo e la latitudine: nel territorio di Monbuttu, nell’attuale Zaire, al 3° Lat. Nord. Era qui che Miani approdò durante la sua terza spedizione di ricerca, partita a marzo dell’anno precedente da Khartotum. Un’impresa rivelatasi ardua, a causa di territori in cui era incredibile assistere al passaggio di un uomo bianco, territori dove era fortemente in atto la tratta degli schiavi.

660 Il Luogo Di Sepoltura Di Giovanni Miani Zaire 1930 2.
Luogo di sepoltura di Miani – Galleria Studio Esseci.

Miani non resisteva più al dolore che sentiva, conscio che il corpo non rispondeva più alla sua indomita volontà. Così si estrasse da solo i denti, combattendo con forti febbri e affranto da “dolori al petto”. Consapevole di aver raggiunto il limite, il 16 settembre si fece scavare una fossa nelle vicinanze di un grande termitaio; proprio qui, il 21 novembre, il suo corpo sarà inumato, avvolto in una coperta e posto nella bara di legno che lo stesso Miani si era fabbricato. Non mancheranno, l’inseparabile pipa e la tabacchiera di terracotta colma di tabacco. Questa pace, purtroppo, durò molto poco; la stessa notte, degli indigeni profanarono la tomba per sottrarre la coperta che proteggeva il corpo. Fu in seguito ricomposta con cura e circondata da tabacco, in ricordo del grande fumatore che era. Questo fino a quando la tribù non venne distrutta.

Chi ne ha salvato le reliquie?

Tra il 1878 e il 1879 (dipendentemente dalle fonti che si seguono) Romolo Gessi, un altro magnifico esploratore, militare, geografo, oltre che Pascià, riuscì a mettere in salvo una parte delle ossa di Miani. Le stesse furono custodite da più persone del corso del tempo. Prima se ne prese cura la vedova di Gessi, che in seguito le affidò alla Società Geografica Italiana; è grazie a quest’ultima che giunsero fino a Rovigo.

Passaporto Miani 2.
Passaporto di Miani – Galleria Studio Esseci

Tutt’ora sono conservate all’Accademia dei Concordi, in un piccolo contenitore ligneo. Sembra che a modellarlo siano state le maestranze della bottega di Valentino Panciera, detto Besarél. A provare che quelle poche ossa erano appartenute proprio dell’esploratore rodigino fu Gaetano Casati. Alla fine del 1881 aveva ritrovato ed esaminato la tomba, la quale rimase dov’era almeno sino al 1929, quando la vide il belga Padre Léon Lotar.

Tra storia, geografia ed etnografia, la mostra intende raccontare la vicenda di questo personaggio irrequieto e fuori dagli schemi, di indomito coraggio e volontà ferrea, amante del rischio e dell’avventura, sfortunato inseguitore di grandi ideali come di riscatto sociale.

Virgilio Milani 1935. Statua Di Giovanni Miani A Rovigo
Statua di Giovanni Miani a Rovigo – Galleria Studio Esseci
Ricostruite le vicende della tomba di Giovanni Miani ultima modifica: 2022-01-21T19:49:06+01:00 da Francesca Braghin

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