mattia negrello
interviste

Mattia Negrello – Astrofisico di fama mondiale

Non mi dilungherò moltissimo nell’introdurvi la persona con cui ho avuto l’immenso piacere di fare una chiacchierata all’insegna del sapere. Si chiama Mattia Negrello ed è un astrofisico rodigino di fama mondiale. E’ un uomo che è riuscito a trasformare la sua infinita passione per la scienza del cielo blu, in lavoro. Mattia è molto coinvolgente, riesce a trasmettere concetti particolarmente difficili anche a chi, come me, non ne conosce assolutamente i meccanismi. Si resta allibiti e sorpresi da quanta logica si nasconda anche dietro eventi che possono apparire semplicemente casuali e caotici. Una lettura che travolge, informa e sorprende.
Semplicemente grazie Mattia.

D. Ciao Mattia, come hai capito quale era la tua strada?
Fin da piccolo mi ha sempre affascinato il cielo stellato. C’era meno inquinamento luminoso di oggi e vivendo a Rovigo, ma nella campagna rodigina, potevo godere di un meraviglioso spettacolo. Sono stato fortunato. Quando andavo a cantare la Chiarastella con la parrocchia, passavo il tempo a guardarlo perché era incredibile. Da allora non l’ho più rivisto, se non mentre sono in giro per il mondo a fare osservazioni. Al tempo stesso mi affascinava l’arte e infatti ero indeciso se scegliere un indirizzo più artistico. Ma la matematica è sempre stata una passione già dalle elementari e così ho fatto il Liceo scientifico. Con i miei risparmi mi sono comprato il mio piccolo primo telescopio e per conto mio mi sono studiato le costellazione e le proprietà delle stelle.

Alla fine ho scelto fisica anziché astronomia. Volevo diventare un fisico delle particelle, dopo che in quinta superiore abbiamo fatto una visita al Cern di Ginevra. In realtà poi all’Università, leggendo sempre più materiale, ero affascinato dai buchi neri. Pensavo a queste cose come a fantascienza inizialmente, poi ho capito che erano reali. Al quarto anno ho scelto l’indirizzo astrofisico. Se tornassi indietro sceglierei astronomia. Pensa che ho dovuto imparare tutto da zero per fare la tesi. Poi ho continuato il dottorato di ricerche in astrofisica alla Sissa di Trieste (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati). Finito, volevo fortemente andare all’estero per fare un’esperienza e sono stato 5 anni in Inghilterra. Il Regno Unito è il leader per lo studio dell’Universo all’infrarosso e la costruzione di strumenti inerenti a queste cose. Entrai da subito in contatto con persone che contano in quest’ambito, creandomi la mia rete di conoscenze e collaborazione.

Questione di mentalità

In seguito sono tornato in Italia per la possibilità di un contratto di 4 anni a Padova all’Osservatorio con l’Istituto Nazionale di Astrofisica e ho fatto l’esame. Sono passato. Una volta rincasato mi sono scontrato subito con una burocrazia decisamente poco flessibile e non incentivante. Io amo l’Italia, il mio cuore è qui. Odio chi ne parla male all’estero. Al momento però non so se rientrerei, dove temo non sarei valorizzato nello stesso modo in cui lo sono qui in UK.

Se fai domanda per un posto all’estero, fai una interview cioè un’intervista. C’è biunivocità tra ciò che tu hai da offrire al tuo datore di lavoro futuro e ciò che quest’ultimo può offrirti, cioè come si comporta in termini di supporto all’apparato lavorativo. In termini di uguaglianza, rispetto e non discriminazioni. Un rapporto a due in cui si discute: a noi vai bene tu, ma tu pensi che noi siamo adeguati a ciò che ti offriamo?

Diverso sicuramente dall’Italia. Manca tutta questa logica. Ma qual è l’esperto che verrebbe in Italia a fare un esame scritto e uno orale? Cosa deve dimostrare una persona qualificata con anni di lavoro? Anche l’ambiente stesso è diverso. A Cardiff mi sento parte di un gruppo, ci sono meeting settimanali dove veniamo tenuti informati su tutto, attività che cercano di unire e amalgamare, come il barbecue in primavera di tutto il dipartimento o serate al pub. Ma non organizzate da un singolo con iniziative private. Ti senti valorizzato anche dai tuoi colleghi. Approcci mentali diversi.
Alla scadenza, nel 2015 ho saputo che si erano aperte delle posizioni fisse a Cardiff per le quali ho fatto domanda. La selezione e’ stata difficile. Hanno partecipato oltre 120 candidati da tutto il mondo. Alla fine ce l’ho fatta. Qui ora mi trovo benissimo.

mattia negrello

Il grande fascino delle stelle

D. Il fatto di vivere in una piccola città di campagna come Rovigo, ti ha aiutato ad appassionarti alle costellazioni?
30 anni fa il cielo era incredibile. Ancora ho stampato nella mia mente quelle immagini. Resto sconvolto e rattristato da quei ragazzi che non hanno mai visto la scia luminosa della Via Lattea. C’è molto disinteresse da parte dei ragazzi. Troppo proiettati su tablet e cellulari. Io ho imparato le cose più elementari da solo. Mi mettevo lì con il mio telescopio, nelle sere invernali più limpide, con un freddo cane, e osservavo.

D. Fin dalla antichità le gente interroga le stelle per trovare le risposte ai grandi misteri della vita. Secondo te perchè?
Bisogna tener presente che lo studio del Cosmo è una delle discipline più antiche del mondo. Non c’era inquinamento e ne avevano di tempo per ammirarlo. E di che razza di spettacolo godevano! In termine di buio potevano vedere tantissime stelle a occhio nudo. L’uomo si è sempre interrogato sulla natura dell’Universo in termini di divinità e di credenze popolari. Poi Galileo, per la prima volta, ha usato il telescopio non per fini pratici, come la navigazione, ma per studiare e comprendere il cielo. Allora è nato un approccio più scientifico.

La logica degli eventi

Per la cosmologia moderna rispondere a domande di tipo filosofico è troppo pretenzioso. Ci dice come si è evoluto l’Universo e da dove veniamo in termini di particelle e processi fisici. Alcuni ritengono che si rovini l’aspetto poetico. Ma non è così. La gente dovrebbe capire che più fai questo tipo di studi e più ti avvicini a questa dimensione metafisica, rendendoti conto della logica dell’Universo. Di quanto sono affascinanti i meccanismi che avvengono e che sembrano caotici ma hanno una logica. Cerchiamo di comprenderli. Galileo diceva: la natura è un libro scritto nel linguaggio della matematica. E’ nel farlo che resti stupito. Il comprenderli con la nostra mente dà una scintilla momentanea per proseguire ed apprezzarne la bellezza.

D. In che modo la formazione e l’evoluzione di una galassia possono impattare sulla Terra?
L’evoluzione avviene su tempi scala di miliardi di anni. Fra circa 4 miliardi di anni il Sole (teoria dell’evoluzione stellare) inizierà ad espandersi e diventerà una gigante rossa. Nel fare questo ingloberà e distruggerà Mercurio, Venere e poi la Terra. Ritengo più probabile si schianti prima un’asteroide su di noi, visto anche altri episodi di estinzione di massa come il più famoso dei dinosauri. Alcune stelle esplodono, come le supernove. Se avvenisse relativamente vicino a noi, anche questo avrebbe un impatto perchè così saremmo investiti da raggi gamma. Arriverebbe la radiazione elettromagnetica, quindi l’energia in termini di fotoni e di particelle, che potrebbero distruggere l’atmosfera. A questo punto non avremmo più una protezione e la superficie verrebbe letteralmente fritta. Però sono eventi rari e su tempi scala molto grandi.

Diffondere l’astronomia

D. Oggi sei un docente di cosmologia alla Scuola universitaria di fisica e astronomia a Cardiff, Regno Unito. Cosa ti piace dell’insegnamento?
Mi piace la sfida di rendere concetti difficili, semplici. Mi porta a capire sempre meglio le cose che insegno. Quando devi spiegare in modo terra a terra, devi aver capito molto bene quel concetto. Poi mi piace trasmettere la conoscenza agli altri, ai ragazzi soprattutto. Quando li vedo motivati, si entusiasmano e apprezzano è il mio premio in cambio. Non è facile avvenga questo. Non sempre è facile trasmettere l’interesse per l’astronomia ai ragazzi, i quali tendono a preferire una conoscenza più pratica a quella teorica: ad esempio sanno utilizzare le apps più avanzate sui cellulari  ma difficilmente conoscono la scienza e la tecnologia su cui si basano i telefonini. Poi mi è sempre piaciuto fare diffusione anche al di fuori dell’Università.

D. Nel 2012 hai coinvolto il Gruppo Astrofili Polesani in un progetto di ricerca in cui avete fatto pure importanti pubblicazioni. In cosa è consistito il vostro lavoro?

Quando stavo in Inghilterra, ero stato contattato da loro per fare un seminario. Al tempo il presidente era Giorgio Cosco, che purtroppo è venuto a mancare. Con lui si era instaurato un rapporto di stima e amicizia. Eravamo molto affiatati. Quando sono tornato in Italia abbiamo pensato di partecipare a vari bandi indetti dalla Cariparo per avere soldi per sistemare l’osservatorio di Sant’Appolinare e poi abbiamo iniziato attività come corsi per i soci per imparare ad usare il nuovo telescopio comprato e fare mini conferenze interne ma non solo. Così è iniziato il progetto Spaziando che continua ancora adesso. Sono un ciclo di conferenze che si tengono al Liceo Scientifico in autunno/primavera.

Pubblicazioni prestigiose

Ad un certo punto, dato che io a Padova lavoravo sui dati di un telescopio spaziale Planck per fare degli studi su galassie che stanno formando stelle, avevo bisogno di prendere il catalogo di oggetti prodotti dal telescopio e identificare le Galassie che mi interessavano. Così ho parlato con Giorgio per avere una mano e mi ha proposto Luca Boaretto e Giampaolo Guarese, che si sono subito resi disponibili. Ho insegnato loro come usare dei software pubblici per carpire dati su queste galassie e dedurre la loro catalogazione. Con tre persone diverse si confrontano i loro risultati e quando si è tutti d’accordo è una forte conferma.

Oggigiorno si tenta sempre più di coinvolgere cittadini nella scienza in progetti di questo tipo. Viene chiamato engagement. Sono ben visti e ricercati dato che aiutano nell’avere conferme anche perchè sono molte le persone che vogliono partecipare anche senza averne le competenze. Abbiamo fatto due pubblicazioni per una delle riviste più importanti al mondo: la MNRAS. Loro tre sono comparsi come coautori. In una ero io il primo autore e nell’altra invece era un mio collega di Padova.

mattia negrello

D. Nel 2015 sei stato Premiato con una borsa Marie Sklodowska-Curie di 2 anni. Cosa puoi raccontarci in merito?
E’ una borsa di studio europea, in cui devi nominare l’istituto che ti ospiterà. Io l’ho fatta con Cardiff ovviamente.E’ una domanda fatta a quattro mani. A questo punto l’Università mi ha affidato due segretarie che mi hanno affiancato nel preparare la domanda perchè anche l’Istituto deve fornire varie informazioni. Mi sono sentito supportato al 100%. Non ero particolarmente fiducioso perchè ci sono tantissime domande. Invece ho vinto. Sono borse prestigiose che ne portano anche all’Università.

Ricerca e riconoscimenti

Ho speso il mio tempo a fare ricerca sulle galassie gravitazionalmente lensate, che sono quelle lontane la cui luce nell’arrivare verso la Terra viene deflessa da una massa che sta nel mezzo. Questo produce un effetto di ingrandimento della galassia che sta dietro, come una specie di lente gravitazionale, che ovviamente è la massa che agisce come fosse una lente. Io ho cercato questi fenomeni nell’infrarosso. Quindi una banda dello spettro elettromagnetico a cui i nostri occhi non sono sensibili. Ho ovviamente usato il telescopio Herschel e ancora oggi lavoro su questi dati. L’idea era di scrivere un software per l’interpretazione di questi eventi di lensing e l’ho fatto in collaborazione con uno studente del dottorato di Padova. Il software verrà reso pubblico ad Aprile. Comunque mi ha permesso di girare parecchio e di collaborare con altre scienziati.

D. Quindi sei astronomo, fisico e ingegnere informatico?
La gente deve capire che l’astronomo è soprattutto informatico. Si pensa a noi come quelli che guardano le stelle tutto il tempo. In realtà lo passiamo davanti ad un pc ad analizzare dati che arrivano dal telescopio che sono molto complicati. Infatti ottieni un flusso di dati a cui poi devi dare senso. Un processo che richiede mesi solo il ridurli per renderli sfruttabili scientificamente. Alcuni creano solo software per leggere i dati che provengono dai telescopi. Scrivono codici che servono per analizzare, che poi sono resi pubblici e utilizzabili da tutta la comunità. Altri, come me, scrivono software per implementare i modelli teorici che interpretano quei dati. Questi calcoli non si possono fare a mano. Tutte cose che ho imparato da solo e sottolineo di non essere un nerd informatico, anzi. Da piccolo ne avevo timore. Però da soddisfazione quando riesci. Hai anche la possibilità di viaggiare moltissimo e vedere posti meravigliosi.

La scienza del cielo blu

D. Sei molto attento alla sensibilizzazione sui temi dell’astronomia e a coinvolgere persone nella divulgazione dei misteri dell’Universo. Cosa ti spinge a rendere il mondo partecipe?
Probabilmente perchè mi piacerebbe che tutti capissero che il cielo è uno spettacolo che abbiamo gratuitamente ogni notte. Sarebbe bello conoscerlo ed apprezzarlo maggiormente. Vorrei rendere la gente un po’ più cosciente sulla vera natura delle cose che accadono in cielo che poi impattano sulla vita di tutti i giorni. Tanti non sanno che il GPS per trovare le posizioni funziona con la teoria di Albert Einstein per cui spazio e tempo vengono deformati dalla gravità. Se non tenessimo conto di questo avremmo un’incertezza di almeno 15 Km sui GPS e le posizioni sarebbero inutili. Aristotele diceva che noi tendiamo per natura alla conoscenza e quindi se vogliamo distinguerci dagli animali dobbiamo coltivare qualsiasi cultura.

Poi non è vero che l’astronomia, ovvero la scienza del cielo blu, è inutile. Non ha un impatto immediato il giorno dopo ma avrà un impatto a lungo termine. Bisogna essere lungimiranti che è un problema per questo tipo di scienza. Per poter capire ho bisogno di tutta una serie di ricerche nel campo tecnologico che poi in realtà ha un impatto nella vita di tutti i giorni. L’astronomia si basa sui dati provenienti dalle immagini, quindi tanti progetti hanno fatto contratti con ditte per sviluppare pixel sempre più piccoli.

Quando un domani sul cellulare trovi una risoluzione fantastica perchè usano pixel microscopici, lo si deve all’astronomia. La gente dovrebbe apprezzare di più l’astronomia. Le stelle cadente non sono pezzi di stelle che cadono. Il sole non è un pianeta. Cose banali che tutti dovrebbero sapere. Ho un dovere dovuto alla mia professione. La vedo come una missione gratuita che tutti gli scienziati dovrebbero fare.

La più grande mappatura extragalattica

mattia negrello

D. Quale la scoperta che più ti ha coinvolto emotivamente?
Quando facevo il dottorato a Trieste, ho fatto degli articoli delle previsioni su cosa avrebbero osservato i telescopi Herschel  e Planck che sono dell’agenzia spaziale europea. Sono stati lanciati nello spazio nel 2009 nello stesso razzo e hanno fatto osservazioni per 4 anni. Hanno una vita limitata perchè funzionano con dei sistemi di raffreddamento. Quando sono andato in Inghilterra sono andato in giro a dire in varie conferenze, sulla base di quanto avevo previsto, che se avremmo fatto una determinata mappatura con quel telescopio avremmo visto certe cose. Che poi sono le galassie gravitazionalmente lensate di cui ti ho parlato prima. Quindi con molta gente di Cardiff abbiamo lavorato ad un progetto per fare un’ampia mappatura del cielo con il telescopio Hershel da proporre all’agenzia spaziale europea.

Il progetto è stato approvato con più di 600 ore di osservazione. Abbiamo condotto la più grande mappatura extragalattica con questo telescopio che è stata chiamata H-ATLAS. Io guidavo la ricerca delle galassie gravitazionalmente lensate e dovevamo testare la nostra previsione. Giravo per il Regno Unito per proporre e convincere  che le mie predizioni erano corrette. Nessuno mi prendeva seriamente. Quando arrivarono i primi dati a fine 2009, io ho identificato tra questi 5 oggetti che potevano essere presenti. Ho dovuto fare altre osservazioni con strumenti migliori per confermare le mie teorie. Nel 2010 alla fine siamo riusciti a dimostrare che avevo ragione. Questi primi risultati furono pubblicati addirittura nella rivista Science. Ho avuto una grandissima visibilità. Una grandissima soddisfazione. Sicuramente è stata la mia esperienza più importante dal punto di vista della ricerca.

 

Foto di Mattia Negrello

 

 

Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

Mattia Negrello – Astrofisico di fama mondiale ultima modifica: 2018-03-20T10:24:59+00:00 da Sibilla Zambon

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