Miti e Leggende Noi rodigini Storia Storie

Le segnaresse – Inquisizioni, streghe, magie e processi a Rovigo

La caccia alle streghe a Rovigo
19523,19142

Vuoi aggiungere delle "Foto" a questa sezione? Aggiungi

Le superstizioni nel Seicento erano le padrone indiscusse della normale vita quotidiana. Bastava davvero poco per minare la serenità mentale di molti. Anche le persone di un certo spessore culturale si lasciavano influenzare facilmente da questo genere di cose.

Per gli atei questo argomento sarà sicuramente letto con occhi diversi e con una predisposizione mentale al sorriso. O alla ricerca di motivazioni meno eteree sulla spiegazione del perché la Chiesa faceva questa sorta di caccia alle streghe, in cui vi erano veri e propri processi.

Se pur credente, anch’io sono orientata decisamente a pensare che fosse un mezzo utilizzato per ottenere un altro genere di scopi: una sorta di guerra fredda per il potere. Non per altro, ma per il semplice fatto che quando gli inquisitori dell’epoca dovevano sindacare su donne di poca importanza politica o economica, spesso il provvedimento si risolveva in un’ enorme bolla di sapone e veniva archiviato tutto.

Le segnaresse

Tanto tempo fa, dunque, anche nella nostra Rovigo erano presenti molte segnaresse o streghe. Si mormora si riunissero spesso proprio alla Rotonda, per programmare riti e aiutarsi a vicenda a compiere incantesimi di ogni genere. Il maleficio consiste nel fare del male ad una persona tramite il demonio. E’ chiaro, quindi, che per liberarsene è necessario recitare determinate preghiere tramite l’aiuto di esorcisti. Sì, avete capito bene. In questa città avveniva anche questo.

La storia che segue risulta documentata e la potete trovare scritta sui libri di quel periodo.
Febbraio 1596:
tale Giorgio, figlio di Alessandro e una levatrice di Rovigo, donna Verde, venne sentito dal Santo Uffizio di Venezia per una denuncia anonima su fatti che lo riguardavano personalmente. Pare si fosse innamorato della figlia di Pasquale Calzarello. La madre della ragazza era molto scettica sulle sue reali intenzioni.  Temendo potessero essere minate le preziose virtù della ragazza, sentenziò contro chiunque si fosse preso gioco della figlia, una fattura in presenza di parecchi testimoni.

Il maleficio

Inizió così il più grande tormento di Giorgio. Inizialmente forti dolori di stomaco accompagnati da perdite di conoscenza e svenimenti. Dopo ben 8 giorni dai primi episodi, venne chiamato un prete, don Pietro Delaiti. Davanti a lui il povero ragazzo vomitó oggetti molto bizzarri come le corde usate per legare i cani in cortile piene di molti piccoli nodi.
Spaventato a morte da tutto questo, dopo altri 8 giorni, pensó bene di rivolgersi ad alcuni esorcisti. Erano : fra Ippolito Maffei, fra Pietro Martire, Ventura Bonara, Pietro Grotto e altri. Uscirono dalla sua bocca altre cose, come chiodi, che furono prese in custodia da padre Maffei come prove di ciò che gli stava accadendo.
Dopo 23 giorni di tregua, alla presenza del frate Pietro Martire, vomitó delle “brochete” con all’interno un piccolo messaggio di lode alla Madonna del Soccorso.

Qualche giorno dopo, in presenza dello stesso frate, rigurgitó un secondo bigliettino con le stesse lodi alla Beata ma con l’aggiunta di collera nei confronti del ragazzo reo di non essere credente. Giorgio giurava di non saper affatto chi poteva essere ossessionato dal nuocere alla sua salute, ma un suo amico, Pasquale Carraro, disse alla guardia che faceva i primi interrogatori, che in città si vociferava fosse stata proprio la madre della ragazza. Anche frate Ippolito aveva il forte sospetto che il povero Giorgio fosse stato maleficiato proprio dalla moglie di Pasquale Calzarello.

Il caso è chiuso

Le presunte streghe venivano incatenate per essere interrogate

Giorgio invece aveva il pensiero fisso che, siccome era stato testimone al processo contro Costanza Frattirolla ed era stato da lei minacciato durante quel procedimento, fosse proprio quella donna la vera mandante della sua agonia. Sta di fatto che, almeno in questo caso, Costanza era decisamente innocente perché, una volta che Giorgio fece una promessa di matrimonio seria alla fidanzata, i suoi problemi cessarono immediatamente. Si giunse facilmente alla conclusione che non si trattasse di stregoneria. Anche fra Pietro Martire, interrogato al Santo Uffizio, non sapeva come spiegare gli eventi e l’inquisitore Valmarana ritenne di non dover procedere oltre.

Caso chiuso in modo rapido ed indolore!
Ed è proprio questa rapidità che scatena in me il forte sospetto che lo scopo di tali Inquisizioni non era per nulla di carattere religioso.

Foto: Baroque.it, La nostra storia

Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

Le segnaresse – Inquisizioni, streghe, magie e processi a Rovigo ultima modifica: 2018-01-09T17:20:04+00:00 da Sibilla Zambon

Commenti

To Top