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Arte e cultura presenti in città fin dagli anni ’20 – Rovigo intellettuale

Il caffè Lodi in piazza Vittorio Emanuele, ph Facebook Mario Andriotto gruppo Rovigo de 'na volta

Dove amavano trascorrere il tempo gli artisti e gli intellettuali  di Rovigo in nome della cultura nei primi del XX secolo? Beh, ovviamente erano le osterie i luoghi prediletti. Maggiormente quelle non in centro. Da Cauccio, verso il Cimitero, per esempio. Famosa per la pasta e fagioli e il gioco delle bocce. Non venivano sicuramente disdegnati vino e birra consumati con i salumi. Andare a casa allegri non era una cosa così inconsueta. Anche al Caffè Lodi, in piazza Vittorio Emanuele, che restava a porte aperte tutta la notte (anche perchè non le aveva) si poteva assistere a spettacoli unici. Spesso qualcuno ne approfittava per dormirvi attorcigliato in qualche modo sui divani presenti, anziché pagare un albergo.

Nascita di un atteggiamento

Premiazione torneo anni ’50 ph Facebook Loredana Zopellari nel gruppo Rovigo de ‘na volta

Attorno agli anni Venti e Trenta, è proprio qui che si poteva partecipare ad una vera e propria stagione artistica/poetica con la presenza di personaggi del calibro di Edmondo Rho o Diego Valeri. Quest’ultimo sopraggiunse in quel di Rovigo nel 1926. Era un giovane di poco più di 30 anni e finì ad insegnare al liceo classico Celio italiano e latino. A lui la città non dispiaceva affatto, d’altronde era della bassa padovana quindi decisamente abituato al clima da grande paese. Fondò due circoli: gli Amici dell’Arte e i Scariolanti, decisamente più goliardico del primo a cui parteciparono anche Virgilio Milani e il musicista Marino Cremesini. E’ così che Rovigo iniziò a fare esposizioni d’arte, spettacoli teatrali, poesia e musica, sostenuti anche dal Corriere del Polesine.

Poco dopo, 5 anni appena, è la volta di una rivista letteraria mensile: L’abbazia degli illusi. Era il 1927. Eugenmio Ferdinando Palmieri la dirigeva. Durò per un paio d’anni con il contributo  anche di firme altisonanti come Corrado Alvaro e Vita Finzi. La libreria all’angolo della nostra Piazza Granda, aperta da Stanislao Bedinello, per ben 46 anni  di attività contribuì alla cultura. In quegli anni era diventata la sede del circolo culturale degli Scariolanti, che a ora di chiusura amavano ritrovarsi lì. Dagli anni 30 si aggiunse anche Ferrari, sotto il portico degli ebrei, specializzato in libri di musica. Ma fu Vanzan ad avere l’idea geniale, ovvero quella di far presentare i libri dagli scrittori di successo, piuttosto che dai critici o dalle case editrici. Un vero passo all’avanguardia.

E nel 1922 nasce anche l‘Istituto Musicale F. Venezze, la scuola di musica con attività che spaziavano dai concerti, alle esibizioni dei professori ma anche di musicisti prestigiosi. Collaborava con l’Istituto una Società Corale. Con il trascorrere del tempo, la sezione didattica e artistica si separarono trasformando l’Istituto in un Liceo musicale noto in tutto il Veneto. Nel 1975 diventò Conservatorio Statale di Musica e la Società Francesco Venezze continuò il suo percorso nell’ambito concertistico.

Una Rovigo dedita alla cultura che continua questa tradizione e di cui esserne fieri. A nostro avviso non mancano per fortuna questo tipo di attività, a cui la città risponde sempre con piacere. Molti infatti sono quelli attivi e propositivi in questo senso e noi non possiamo che appoggiare il loro operato.

 

Fonte Rovigo e il Polesine tra Ottocento e Novecento di Sergio Garbato. In copertina il caffè Lodi in piazza Vittorio Emanuele, ph Facebook Mario Andriotto gruppo Rovigo de ‘na volta.

Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

Arte e cultura presenti in città fin dagli anni ’20 – Rovigo intellettuale ultima modifica: 2018-12-27T10:58:13+01:00 da Sibilla Zambon

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