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La Chiesa di Sant’Agostino – Dopo lunghi anni, il ritorno all’antico splendore

Chiesa di Sant'Agostino
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La Chiesa di Sant’Agostino sorge in via Sichirollo, ed ha la particolarità di non avere un sagrato sul davanti. Edificata nel 1588 dai Padri Eremitani di Sant’Agostino della congregazione di Monte Ortone. Durante la costruzione essi abitavano in una casa che gli era stata donata nel 1503. Da alcuni documenti risulta che già nel 1528 avevano provveduto ad innalzare un convento. La chiesa sorgeva fuori dalla Porta omonima, una delle due ancora in ottimo stato di conservazione. L’ordine agostiniano è soppresso nel 1722 ed il vescovo di Adria, monsignor Arnaldo Speroni, fece demolire il convento per costruirvi il Seminario Diocesano (in un’area precedentemente acquistata). La chiesa (che ha la peculiare caratteristica di essere senza sagrato) si salva, viene migliorata nella forma e consacrata nel dicembre del 1784.

Nel suo libro, Le pitture, sculture ed architetture della città di Rovigo, del 1793, Francesco Bartoli ci elenca le opere degne di nota all’interno della chiesa. Egli ci riporta che nel primo altare a destra era presenta una tavola che raffigurava il Signore, morto in alto tra le nuvole, in grembo a Maria Vergine Addolorata, sostenuto da un Angelo. Nel piano anche San Nicola da Tolentino e San Tommaso da Villanova che dispensa l’elemosina a due poverelli. L’opera è di Giulio Girelli, pittore padovano. Nel secondo altare, un dipinto con lo Spirito Santo e, sotto, San Gregorio Magno seduto sulla cattedra pontificia. Per l’opera, ben disegnata, il Bartoli non identifica con certezza l’autore ma lascia una traccia relativa al nome dello sconosciuto inciso come segue : Joseph Marchabrunus. Altri quadri sono attribuiti dallo scrittore alla scuola di Paolo Caliari, detto Paolo il Veronese. 

La decadenza e il ritorno allo splendore

Chiesa di Sant'Agostino

Anche la sacrestia era ornata di dipinti. Un San Bartolomeo Apostolo alla presenza del Tiranno attorniato dalle guardie è attribuito dal Bartoli al Reggiano Antonio Triva. Un altro quadro è attribuito a Francesco Barbieri, detto il Guercino da Cento. Lo scrittore prosegue con un elenco di meraviglie che rendevano la chiesa splendida. Dopo molte peripezie nel 1953, Monsignor Guido Mazzocco, vescovo della diocesi, fece ampliare la zona absidale del coro e rivestire gli interni con lastre di marmo rosso di Verona. Venne costruita la cantoria provvedendo anche all’organo. Dal 1966 la chiesa è sottoposta ad un lungo e travagliato lavoro di riqualificazione che la vede anche utilizzata come deposito e laboratorio di restauro fino a perdere la sua caratteristica funzionale di chiesa consacrata.

Il 27 marzo del 2015 è restituita alla cittadinanza in tutto il suo splendore grazie all’intervento della Fondazione Cariparo, al Seminario ed al Conservatorio “Francesco Venezze” cui è concessa in comodato d’uso gratuito. Sono stati effettuati lavori migliorativi collocando un impianto di riscaldamento ad alta efficienza e una bussola di legno per isolare l’ambiente interno dal fronte strada. La chiesa è sede delle lezioni di Musica Elettronica e Composizione applicata alle immagini.

Fonte: Fondazione Cariparo, Conservatorio Francesco Venezze, Francesco Bartoli. Foto : Alessandro Effe

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada.
Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.

La Chiesa di Sant’Agostino – Dopo lunghi anni, il ritorno all’antico splendore ultima modifica: 2018-11-29T11:30:29+00:00 da Alessandro Effe

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