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La boje! La boje! E de boto la va de sora – Il grido dei contadini scioperanti

La boje tipico urlo dei contadini in rivolta
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La boje” indicano degli scioperi dei contadini per la mietitura del grano del 1884. “Il Polesine si muove” queste le parole che riecheggiavano ovunque. La nostra terra tremerà per la prima volta per dar voce alle miserevoli condizioni di lavoro a cui braccianti erano sottoposti. Affamati e minacciati dalla pellagra. Capite che situazione devastante stavano vivendo queste persone? Ma i contadini erano davvero esasperati dalla miseria in cui versavano e dallo strapotere esercitato dai padroni delle terre. C’era, a differenza di altre volte in cui era comparso il malcontento, una vera e propria coalizione. Una rivolta organizzata e unita. Soprattutto efficiente sotto molti punti di vista. Punto nevralgico? Pare fosse Adria. Da qui movimenti democratici e socialista ma anche progressisti si diffusero in tutta la provincia. Si preannunciava la nascita dei partiti della sinistra socialista. Ma cosa volevano i braccianti? Chiedevano un semplice aumento della retribuzione del lavoro sulla mietitura, che purtroppo non era fatto facile concedere da parte dei padroni. Ora vedremo e capiremo i motivi di ciò.

L’inizio

La boje foto contadini

I fattori scatenanti furono diversi. Nel 1882 ci fu l’inondazione dell’Adige, perciò quell’anno no ci fu raccolto e quello del 1883 fu scarso e il suo prezzo del grano e del riso crollò a causa del mercato russo-americano in concorrenza. Florindo Nordi, membro della Società democratica di Pezzoli-Lama, scriveva proprio questo al deputato Costa  nel maggio del 1884. E proprio da Pezzoli, secondo alcuni storici, prese il via lo sciame di scioperi con la richiesta di ottenere un aumento fino al 30% del raccolto.

I contadini non mollarono la presa, anche in virtù del fatto che la Nazione li guardava. Avevano ottenuto l’attenzione tanto agognata e sicuramente questo li incitò a continuare. Capirono di essere sulla retta via. Qualche brutto episodio ci fu e così arrivò anche l’esercito  e i carabinieri, chiamati dal prefetto, ma tra il 19 e il 22 Giugno le aziende agricole si fermarono. 29 i comuni che scioperarono paralizzando le attività.

“La boje! La boje! E de boto la va de sora. Lassa che’l croa!”. “Bolle! Bolle! E fra poco trabocca. Lascia che esca!”  riferito metaforicamente alla pentola piena. Questo il tipico grido che i contadini facevano sentire nelle piazze e nelle campagne. La situazione si espanse rapidamente anche nel padovano, nel veneziano, verso Mantova… Non mancarono i crumiri, che dovevano essere costantemente sorvegliati. Pensate che proprio a Castelgugliemo furono 42 gli arrestati per violenze. Purtroppo ci fu una rissa che vide coinvolti dei carabinieri e alcuni braccianti che  risposero alle provocazioni dei primi. Inizia la recessione.

L’esodo

La boje titolo giornale

Le carceri straboccavano di gente e sempre più rinforzi venivano mandati nel nostro Polesine. Ai primi di Luglio la protesta cessò. Qualcuno l’aumento l’aveva anche ottenuto, ma altri cedettero per dovere e per tornare a lavorare. Infatti oltre ai crumiri, venivano utilizzati pure i soldati per la mietitura e il rischio di restare senza  paga per troppo tempo era uno scotto alto da pagare.

I processi agli arrestati, quelli invece continuarono. Ben 35. 161 le condanne. Proprio a Rovigo nel marzo del 1885 ce ne furono due. Il tentativo era quello di stroncare questa organizzazione. Colpirono i capi delle rivolte per toglierli di mezzo. E i braccianti si terrorizzarono. Come si risolse tutto questo? Molti braccianti dovettero emigrare in Sud America.

 

Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

La boje! La boje! E de boto la va de sora – Il grido dei contadini scioperanti ultima modifica: 2019-01-23T11:27:10+00:00 da Sibilla Zambon

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