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Il Po e la nebbia: un binomio indissolubile

Quando a scuola durante l’ora di geografia, si viene interrogati su un territorio, se ne devono descrivere le caratteristiche più importanti. Quelle che ne caratterizzano la natura fisica, umana e produttiva. Ecco allora che dalla cartina geografica emergono confini, fiumi, mari, città, industrie. Entità tangibili. Concrete. Tanto su carta quanto nella realtà. Eppure vi sono territori che esulano da questa regola. Che se ne fregano delle mappe. Che si raccontano anche attraverso presenze eteree. Effimere. Ma forse, pure più importanti di qualcosa che si possa toccare con mano. Un po’ come il carattere di una persona. E c’è un territorio in particolare il cui carattere è definito maggiormente da ciò che non si vede o si tocca. Da una realtà che annulla i sensi. E’ la terra disegnata dall’acqua del fiume Po. E’ la terra della nebbia.

La nebbia siamo noi

“Cosa c’e’ nella nebbia in Valpadana,
ci son cose che a dirle non ci credi
non ci credi nemmeno se le vedi,
a parte il fatto che non le vedi.”
(Nebbia in Val Padana di Cochi e Renato)

Nebbia, dal latino nebŭla. Un fenomeno atmosferico che ha ispirato poesie, film, canzoni, battute di Totò, modi di dire. La nebbia è indissolubilmente legata al Grande Fiume. Che dà forma e nome alla pianura che attraversa. Nel suo lungo percorso attraverso città, tangenziali, blocchi del traffico e fabbriche, la nebbia rappresenta solo un fastidio stagionale. Ma alla fine del suo viaggio, il Po, incontra una nebbia diversa. Quella del suo Delta. In un altro luogo che deve a lui il suo nome, il Polesine. E non esiste forse altro posto in Italia, e forse nel mondo, dove questa fumosa entità si mostra nella sua più imponente bellezza. Queste righe vogliono essere quindi semplicemente un invito. A chi visita e a chi vive questa meravigliosa terra. Perché i tesori, per antonomasia, sono sempre nascosti. A volte, proprio sotto i nostri nasi.

Il Po e la nebbia: mondi nascosti

Nella nebbia ci sono due mondi. Uno che si nasconde, fatto di certezze e di realtà concrete. Uno che si mostra, privo di contorni e colmo di dubbi e smarrimento. Ci hanno educati a considerare questo evento atmosferico un disagio, una calamità. Blocca le nostre frenetiche ed organizzatissime vite. Rallenta programmi, lavori, auto. La realtà del quotidiano, così concreta e prevedibile, si trasforma in un viaggio senza tempi certi, senza orizzonti e riferimenti. I colori si spengono. Il sole sparisce. L’aria si fa pesante, ricolma di gas di scarico e fumo di camini. Gli umori tendono come per osmosi a diventare grigi, depressi. La vita animale e vegetale rallenta quasi fino a sembrare morta. Eppure, a chi sa cogliere un’opportunità anche laddove sembrano non essercene, la nebbia offre un grande privilegio.

Privandoci delle nostre sicurezze e abitudini, destabilizzando i nostri sensi, ci mette di fronte ad una scelta. Un muro, di nebbia appunto. Da scalare, aggirare, buttare giù. Non con fatiche fisiche o strumenti. Ma solamente col pensiero. Adattandosi come è nostra natura fare. Esplorando questo mondo in bianco e nero: dove ogni cosa diventa confusa, nascosta, pronta ad essere scoperta. E’ un invito a rallentare, a prendersi del tempo per pensare, per rivalutare ogni cosa, anche la più effimera e solitamente ignorata. Ecco allora che immersi in questa dimensione fumosa ci vengono incontro le cose. Nella loro essenza più pura. Un albero, un lampione, un muro scrostato, un sentiero, un fosso, un argine, il Po che scorre lento, un airone, le linee dei campi, un vecchio casolare, un pescatore di battistiana memoria. La nebbia nasconde per mostrare. Toglie per restituire.

Ci ricorda che le certezze della vita possono essere illusioni contro cui scontrarsi, mentre ciò che conta veramente sta nelle piccole cose. Quelle a pochi palmi dal naso. A portata di mano. Che abbiamo dimenticato ad apprezzare, a cogliere, a proteggere. La nebbia è un’opportunità. Per guardarsi dentro mentre a fatica ci si guarda attorno. E c’è un luogo più di altri dove questa ha deciso di prendere dimora, diventandone emblema. Non serve nemmeno nominarlo. Basta lasciarsi andare, seguendo la corrente. Lo incontrerete, vi verrà incontro. Soprattutto, in un giorno di nebbia…

Foto: Antonio Pozzato

Il Po e la nebbia: un binomio indissolubile ultima modifica: 2020-01-30T16:35:32+01:00 da Antonio Pozzato

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