Curiositá Storia Storie

La vecchia Porta Arquà, strumento decisivo di difesa cittadina

Porta Arquà, il castello e le mura cittadina
19523,19142

Vuoi aggiungere delle "Foto" a questa sezione? Aggiungi

La cinta muraria ed il castello, a Rovigo, arrivano nel momento in cui anche altre città vicine (e lontane) iniziavano la loro opera di fortificazione del territorio. Forse, perchè alcuni ci vedono lo zampino degli Estensi, che nella città avevano una dimora cui tenevano molto. Era appena al di là del fiume, dove poi si sarebbe sviluppata la Piazza Maggiore. Temendo atteggiamenti aggressivi avevano fatto pressioni anche sul vescovo (offrendo anche contributi economici) in modo da poter innalzare le migliori costruzioni a difesa della città.

Le mura e le porte

Porta Arquà, il castello e le mura cittadine

Sulle mura, che erano dotate di torri e protette da fosse e terrapieni si aprivano originariamente tre porte. Le mura si alzarono e  si ampliarono nel corso degli anni e sistemate in maniera definitiva nel XV secolo. Nello stesso periodo si ristruttura e si rinforza anche la torre maestra (vi era anche spazio per la posa della campana). Le porte, con il passare del tempo, sarebbero diventate sei, in corrispondenza ai diversi accessi alla città. Porta San Bortolo, Porta Arquà, Porta San Giovanni, Porta Sant’Agostino, Porta San Francesco.

Per finire con quella che si apriva ai lati del castello e che era detta Porta del Portello. Poco rimane delle mura, che sono state martoriate dal tempo e progressivamente abbattute nell’Ottocento, quasi sottratte alla vista ed alla percezione degli abitanti. Tuttavia, pur con qualche difficoltà, se ne può ancora seguire il percorso, ritrovando qua e la brandelli di vecchie mura, celate dietro gli edifici o imprigionate in qualche cortile. Un tracciato che, nel corso dei secoli, è stato definito come un pentagono schiacciato, con una lunghezza di circa un chilometro e mezzo, con l’Adigetto a fargli compagnia.

Negli anni della dominazione austriaca sono state molte le demolizioni ad edifici e costruzioni che, abbandonate a se stesse, erano diventate pericolose e pericolanti. In quest’ottica, progressivamente, sparirono anche le mura, inghiottite da caseggiati. Tutto questo fece, naturalmente, divenire obsolete anche le porte.

Porta Arquà, difesa cittadina

Come dicevamo, una delle più importanti era Porta Arquà. Una torretta di 75 piedi di altezza e 30 di lato, situata al termine di via Badaloni e che andava dalla chiesa di Santo Stefano all’altezza di via del Seminario Vecchio, in una delle prime zone cittadine ben organizzate e popolate. La porta si apriva sulla strada che proseguiva per la Tassina e raggiungeva Arquà. Sul finire del Quattrocento proprio questa porta è strumento decisivo per la difesa della città.

Nicolò III (signore estense), aveva intenzione di cedere il Polesine alla Repubblica di Venezia in cambio di un prestito. Saputa la precaria situazione ed intenzionato ad approfittarne, Francesco Carrara (genero di Nicolò), in una notte di ottobre, raduna una compagine di cavalieri armati e cinge d’assedio Rovigo. Gli assedianti si dispongono, con il carrarese in testa, sotto porta Arquà, cercando di prendere d’assalto le mura con scale e corde. I pochi valorosi a difesa della torre riuscirono a contenere gli attacchi dando così il tempo alle truppe estensi di raggiungere la città, sbaragliando i soldati di Francesco Carrara il quale, vista la mal parata, abbandona il campo e si ritira a Padova.

 

Foto, Fonti: Ritagli di viaggio, Il gazzettino, Sergio Garbato, Rovigo, i luoghi ed il tempo.

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada.
Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.

La vecchia Porta Arquà, strumento decisivo di difesa cittadina ultima modifica: 2019-01-03T13:07:42+01:00 da Alessandro Effe

Commenti

To Top