I fiumi e rovigo Storia

L’incidenza delle alluvioni nella storia del Polesine

Adige
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Le alluvioni nel Polesine sono sempre state protagoniste della sua storiografia. Accumulo di detriti, depositati da corsi d’acqua nella fase in cui la corrente diminuisce di velocità. L’episodio più vicino a noi, e forse per questo, più vivo nella nostra memoria, è l’inondazione del Po del 1951. Devastante, causa di morti, sfollamenti e abitazioni distrutte. Ma questo straripamento non è stato l’unico e nemmeno il più tremendo tra quelli che hanno coinvolto il Polesine.

La rotta della Cucca

La rotta della Cucca è introdotta nella storiografia rodigina da Camillo e Carlo Silvestri sulla base dell’ Historia Langobardorum di Paolo Diacono. Il testo latino parla di un diluvium che avrebbe avuto luogo nell’ottobre del 589 d.C. Precisamente il 17 ottobre, l’Adige ebbe una piena eccezionale che ne causò lo straripamento. Paolo Diacono lo paragona, esagerando, al diluvio universale di Noè. Un’altra testimonianza dell’evento ci perviene dal resoconto di Papa Gregorio Magno. Egli parla di un miracolo attribuito a San Zeno e lo pone nel contesto dello straripamento dell’Adige al tempo del re longobardo Autari. Anche papa Gregorio descrive la portata dell’alluvione riportando che l’acqua raggiunse i tetti delle chiese. Oggi l’evento è ridimensionato e si attribuisce alla rotta un generale peggioramento delle condizioni climatiche avvenuto tra il VI e l’VIII secolo, nonché alla scarsa manutenzione dei corsi d’acqua in seguito alla caduta dell’Impero romano d’Occidente.

Questo ha causato l’abbandono delle terre che erano state bonificate in epoca classica. Rilevante in questo contesto fu anche la scelta longobarda che, in guerra con l’Esarcato di Ravenna, lasciò l’Adige disalveato così da creare paludi come protezione al confine naturale. Il peggioramento climatico ha invece portato allo scioglimento dei ghiacciai. Quest’ultimo processo inizia già in precedenza. Gaio Plinio Secondo detto il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, descrive la situazione fluviale delle campagne venete. Il nome Cucca che nomina la rotta è l’attuale Veronella.

Secondo la storiografia veneta la rotta della Cucca sarebbe stata la causa dello sconvolgimento idrografico che modificò la geografia fluviale del basso Veneto. Causò mutamenti soprattutto nelle zone di bassa pianura dove le acque fluviali potevano scaricare le masse di sedimenti non più costrette in elevati orli di terrazzi. Condizionò sensibilmente le modalità dell’insediamento umano. A seguito degli sconvolgimenti non solo mutò la conformazione della Laguna veneta ma si estinse un ramo dell’Adige.

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Ph. Ivan Baracco

Filistina

Una premessa necessaria per la descrizione della prossima rotta è l’enunciazione di un importante canale. La fossa Filistina era un canale artificiale del Veneto. Per alcuni storici l’alveo corrispondeva grossomodo all’attuale Adigetto. Per altri al Canalbianco. Ad ogni modo esso si diramava dal Po di Adria, attraversava Rovigo, Sarzano, San Martino di Venezze ecc sfociando a Pellestrina. Presso Rovigo riceveva le acque del Tartaro che percorreva il corso dell’Adigetto attraverso Badia Polesine e Lendinara. Si suppone dunque che la fossa Filistina fosse la regolazione del fiume Tartaro effettuata dagli Etruschi e mantenuta poi da greci e romani. Troviamo menzione della Filistina anche in una bolla di papa Giovanni X che autorizzava il vescovo di Adria a costruire una fortificazione nel borgo che sarà poi Rovigo.

La rotta del Pinzone e della Malopera

Adigetto

Ph. Ivan Baracco

In seguito alla rotta della Cucca l’Adige rimase disalveato per secoli. La conseguenza di questo fu l’impaludimento del basso Polesine. Dopo la suddetta rotta, il sistema Tartaro-Filistina scaricò nelle paludi dell’Adige. A ridosso del 944 l’Adige ruppe di nuovo l’argine in prossimità del Pinzone (nucleo originario di Badia Polesine) devastando la Filistina e inondando migliaia di ettari di terriotorio. Fu scavato un nuovo alveo dell’Adige e i comuni di Badia, Lendinara e Rovigo innalzarono una palizzata che segnava l’incile e regolava la sua portata, definendo così il corso del fiume che rimarrà tale per cinque secoli.

Nel 1438 un’altra alluvione colpì il territorio polesano. Per ragioni belliche l’Adige venne tagliato nell’argine destro in due punti in prossimità di Badia, nei pressi di borgo Castagnaro e poco più a sud alla volta del Cecchin. Le acque disalveate puntarono verso sud-est incontrando il Tartaro ed in gran parte seguirono il suo tracciato cercando la via del mare. Il quantitativo di acque riversate dall’Adige nel Tartaro provocò un cambiamento non indifferente, tanto nella portata quanto nell’aspetto del fiume arrivando a definirlo, per un certo tratto, Canalbianco (le nuove acque dell’Adige erano più chiare rispetto alle acque torbide delle Valli). Le genti dei territori di Rovigo, Lendinara e Badia pensarono di rinforzare il letto dell’antico Tartaro, costruendo di fatto così una vera e propria diga a difesa dalle acque, un’opera che per l’appunto venne chiamata l’Argine delle Valli.

Marco Bardelle

Autore: Marco Bardelle

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L’incidenza delle alluvioni nella storia del Polesine ultima modifica: 2019-02-01T08:34:27+00:00 da Marco Bardelle

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