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Palazzo Pretorio, notizie e costruzione del palazzo

ex palazzo pretorio

Sul palazzo Pretorio, situato dove oggi è la Camera di Commercio, i documenti non mancano. Anzi, ve ne sono tanti. Solo in alcuni casi però sono utili per ricostruire la storia dell’immobile. Rare, invece, le immagini che ad esso fanno riferimento. Un primo problema si pone quando si cerca di stabilire la data, o almeno l’anno, in cui esso venne costruito. Nelle sue Iscrizioni il canonico Marcantonio Campagnella riporta lo stemma veneziano Bartolomeo Minio, podestà nel 1487 e la relativa iscrizione (oggi perduta). Aggiunge che “sotto di lui si terminarono alcune fabriche della loggia e il palazzo pretorio“. In mancanza di altre indicazioni, vale la parola del canonico. Soprattutto considerando che Giovanni Durazzo, in una nota al suo elenco Dei Rettori veneziani in Rovigo, cita un documento del 25 Agosto 1499 in cui, conferendo incarico di podestà a Zaccaria Contarini, si fa presente che non gli era permesso di “comedere in Rodigio extra palatium cum aliquo cive Rodigi vel vicecomitatus“.

La costruzione del palazzo

Comunque sia, i veneziani devono occuparti molto presto di erigere o adattare un palazzo in cui, insieme alla residenza del podestà, trovino sede gli uffici amministrativi e giudiziari. Non si tratta solo di gareggiare con quello in cui gli Estensi avevano governato in precedenza, ma di asserire con un nuovo insediamento la presenza e la supremazia veneziana a Rovigo e nell’intero Polesine. Non a caso il palazzo si affaccia sulla piazzetta di Santa Giustina. Ad occidente si lascia quello marchionale ormai declassato a residenza privata. Insomma, per chiunque voleva andare verso la piazza Grande in direzione di San Francesco e viceversa, il palazzo costituiva un passaggio obbligatorio.

piazza garibaldi dove sorgeva ex palazzo pretorio

Una sorta di polo laico di potere che si apriva su quello religioso, che comprendeva una delle due chiese delle origini della città. Oltre al centro francescano che ospitava le cappelle dei maggiorenti. Un palazzo destinato, come è naturale, a crescere e svilupparsi, ma anche a modificarsi nel tempo. Come del resto è testimoniato da delibere ed altri documenti cittadini. Una pianta con prospetti, eseguita e acquerellata in seppia e ocra dal “pitore di RovigoNicola Tressi per conto del podestà Nicolò Morosini. Egli intendeva allegarla a uno dei tanti dispacci che inviava al doge e presenta con molta accuratezza e precisione il palazzo pretorio come era nel 1603.

L’edificio

Un edificio notevole il palazzo pretorio, cui si poteva accedere da un portale architravato in bugnato che immetteva subito in un’ampia corte dotata di un grande pozzo nell’angolo nord-est. Doveva corrispondere alla cisterna principale dell’immobile. Ma la porta principale del palazzo si apriva su un corpo aggettante e sormontato da due finestre. Accanto ad esso una porta ulteriore, quella della cancelleria. All’interno, il palazzo pretorio si articola nelle cucine e nel tinello, la camera per le donne, lo studio del podestà. Poi vi è il “Salon del Conseglio“, il “Cameron in capo al salon habbitado da l’Illustrissimo Signor Podestà“.

Poi anche il carcere, con un luogo adibito alla tortura e munito di una carrucola per appendere i prigionieri da interrogare. La nota pianta del Mortier del 1704 (anche se il disegno è precedente di trent’anni), ci offre una vista del palazzo che, poco meno di un secolo dopo, con la sua forma trapezoidale, appare ormai completato in ogni sua parte.

Fonte: Sergio Garbato. Foto: Alessandro Effe.

Palazzo Pretorio, notizie e costruzione del palazzo ultima modifica: 2019-12-06T12:20:17+01:00 da Alessandro Effe
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