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I salami della ganzèga. La festa improvvisata delle aie

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Ogni occasione è buona per mangiare. Non so se esista un detto del genere ma, per quanto mi riguarda, suona benissimo. Il cibo, deconsumo più intimol resto, rappresenta un collante magnifico ed adatto a tutte le occasioni. Non dimentichiamo, per altro, la capacità del cibo di distendere gli animi e di aiutarci a ragionare meglio. Insomma, nulla come una tavola conviviale. A questo si aggiunga che, molto spesso, il cibo incontra le tradizioni ed allora si può, ancora di più avere il privilegio di assistere ad una specie di miracolo. Di tradizioni è piena l’Italia ed il Polesine, quindi non fa certo eccezione. Soprattutto quando si tratta di tradizioni che si incrociano con il mondo del lavoro.

I saccaroli

Era il ‘500, quando si decise di dar luogo al progetto, che trovò poi definitiva applicazione nel famoso “Taglio di Porto Viro“. All’epoca si faceva riferimento ad un contesto in cui le acque erano molto pericolose per i raccolti, per l’incolumità delle persone e per l’eccessiva umidità. Quest’ultima portando anche all’esposizione di brutte malattie. Per questo motivo, nel tempo, l’attenzione riservata ad esse ed al rafforzamento degli argini, era diventata questione di assoluta vitalità.

In questo contesto si muovevano i cosiddetti “saccaroli“. Ma chi erano dunque i saccaroli? Il saccarolo era colui che portava i sacchi di sabbia sugli argini del fiume Po. Per scongiurare il pericolo delle inondazioni. Gli agricoltori omaggiavano i loro diversi prodotti per ringraziare del servizio ottenuto. In questo contesto, dunque, nasce la zuppa del saccarolo. Che può essere definita come una sorta di zuppa per il lavoratore. E’ composta da è composto, chiamato Tritello, che in genere contiene : farro 40%, orzo 30%, grano 10%, segale 10%, avena 10%.

I salami della ganzèga

E dopo i saccaroli che hanno dato il nome alla zuppa, andiamo a parlare di un’altra “usanza” che unisce cibo e lavoro. La ganzèga appunto. La ganzèga era una festa che si improvvisava sulle aie delle corti polesane. Al termine di una lavoro particolarmente significativo, faticoso oppure importante. Il significato del nome è avvolto nel mistero. Sembra derivi dal latino, da “gaudere”, ma non vi è nulla di certo. La ganzèga poteva cadere alla conclusione della spannocchiatura, della vendemmia, della raccolta delle barbabietole, della costruzione di una nuova casa. Ad esempio celebrata con una lauta cena quando i muratori completavano il tetto.

Ma la ganzèga per eccellenza avveniva in occasione della mietitura o della trebbiatura nei mesi di giugno e luglio. Come una sorta di regalia che i proprietari concedevano agli operai. Per l’occasione si improvvisava una festa collettiva in cui i padrone metteva alcuni salumi e una fiasca di vino. Ognuno degli intervenuti contribuiva con qualcosa portato da casa. Si mangiava e si beveva in allegria, insieme. E non si mancava di ballare sull’aia sino a notte tarda al suono dell’immancabile fisarmonica. E quando arrivava il tempo della ganzèga, già le pertiche dei salami erano state bruciate. Addirittura per Pasqua, qualcuno diceva. Come a significare che tutti i salami comuni, solitamente appesi alle pertiche, erano stati mangiati. Tenendo invece da parte i più pregiati. Per intenderci, quelli più ricchi di significato e che erano parte di un consumo più intimo.

Fonte: Slowfood Rovigo. Foto copertina: Thesupermat [CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada. Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.
I salami della ganzèga. La festa improvvisata delle aie ultima modifica: 2020-01-09T17:57:26+01:00 da Alessandro Effe

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