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Il Polesine in età Romana, lungo le vie consolari

800px Altino Scavi

L’occupazione Romana del Polesine non avviene in maniera conflittuale. E’, piuttosto, un assorbimento lento. Prima sul piano economico e culturale e poi su quello politico. In seguito avverrà lo stesso processo su tutto il territorio veneto. Romani e Veneti, infatti, si ritrovano alleati contro i Celti, nemici comuni. E poi contro Annibale, quanto questi tenta di occupare la penisola. Strumento essenziale della penetrazione romana è la costruzione di un complesso sistema stradale che permette il diretto controllo militare e la diffusione capillare della cultura dei nuovi dominatori. E’ del 132 a.C. la via Popilia che collega Rimini con Adria e di pochi anni successivi (128 a.C.) la via Annia che è il proseguimento delle via Popilia verso Padova, Altino e Aquileia.

Le città Municipia

Con il Polesine in età Romana, nel 49 a.C. le principali città venete diventano “Municipia”. Ciò comporta il diritto di cittadinanza romana e la definitiva annessione del Veneto al dominio di Roma. L’attuale provincia di Rovigo viene suddivisa fra i municipi di Verona, Este e Adria. Quest’ultima rimane il centro più importante del territorio. Le condizioni ambientali che caratterizzano il Polesine in età Romana sono favorevoli al popolamento della bassa pianura ed al suo sfruttamento. Il clima arido e caldo permette una certa stabilità del corso dei fiumi e opportune opere di bonifica e arginature consentono la messa a coltura anche di zone altrimenti paludose.

Ricostruzione Di Porzione Di Pavimentazione
Louchou2000 [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]

Nel loro progressivo espandersi, i Romani, oltrepassano le diramazioni del basso corso del Po nel II secolo a. C.. Anche in altri territori impostano, come primo segno del loro dominio, strade rapide e pratiche. I vari rettilinei collegavano tra loro le principali città e dove i passaggi diventano difficili non si indugia ad intervenire con opere di ingegneria, con la bonifica del suolo o con la costruzione di ponti. Inizialmente le strade assolvono ad una particolare funzione : quella strategico militare. Esse contribuiscono ad unire e tenere sotto controllo i territori occupati. Roma, da qualunque posto si parte, è la fine della strada, come d’altronde recita il famoso detto.

Le arterie di scorrimento

Le stesse strade, rappresentano, vere e proprie arterie di scorrimento. Di uomini e merci. Acquistano particolare valenza itineraria ed economica anche per le epoche successive. Infatti, ancora oggi, importanti percorsi si impostano su questi tracciati stradali. Anche il Polesine è coinvolto in questa organizzata gestione territoriale. Nel 175 a.C. il console Marco Emilio Lepido, ideatore della via Emilia, costruisce un percorso da Bologna ad Aquileia (la strada ancora oggi attraversa l’Emilia, da Piacenza a Rimini). Tracce di questo percorso si trovano tra Castelnovo Bariano e Torretta, presso il Tartaro, dove la via si dirigeva verso Este.

A rendere ancora più rapido il tragitto da Bologna verso Aquileia, interviene, una ventina di anni dopo, un altro console: Tito Annio Lusco. Nel 153 a.C. egli collega la cittadina emiliana con Adria attraverso una strada particolarmente evidente se la si guarda nelle foto aeree che passa nel territorio di Gavello. Questa strada, che ha il nome di Cabellum, collegava Adria a Trecenta per poi biforcarsi verso Mantova e Verona e ad un solo miglio dalla strada che, andando verso sud, portava a Ferrara e poi a Bologna.

Fonte: Viavai. Foto di copertina: Di Cervellin di Wikipedia in italiano, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12343637

Il Polesine in età Romana, lungo le vie consolari ultima modifica: 2019-12-10T17:25:50+01:00 da Alessandro Effe
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