Rovigo da scoprire Storia

La fine delle dominazioni, il Polesine al Regno d’Italia

Rovigo e La fine delle dominazioni

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, Rovigo ed il Polesine, dopo la pace di Praga del 23 Agosto del 1866, vengono annesse al Regno d’Italia. L’esercito del generale Enrico Cialdini, varca il Po il 9 Luglio, entrando a Rovigo il giorno seguente senza incontrare nessun ostacolo. Finisce così, per la città ed il Polesine, la dominazione Austriaca, durata oltre cinquant’anni. Più in generale, arriva la fine delle dominazioni che hanno caratterizzato la storia della città e della provincia dagli Estensi in poi. Non per questo ovviamente la vita prende a scorrere necessariamente nel modo migliore. Ma andiamo per gradi e godiamoci questo ulteriore passaggio nel racconto della storia della nostra città. Continueremo il racconto anche coi prossimi articoli.

La fine delle dominazioni

Il passaggio del Polesine al Regno d’Italia avviene in un momento tutt’altro che felice. La crisi che il nuovo stato deve fronteggiare è determinata da molti fattori, tra cui la difficoltà nell’unificare criteri amministrativi diversi tra loro. L’assunzione dei debiti degli stati preesistenti si sommava ai debiti causati dalla guerra ma, oltre a questo, erano da considerare anche le differenze culturali. Tradizioni e culture delle popolazioni che pian piano si annettevano dovevano fare anche i conti con la ristrettezza di vedute di una parte della classe dirigente. Anche a Rovigo ed in Polesine, (seppur sollevata con la fine delle dominazioni) si avvertono queste difficoltà. Non in tale, comunque, da impedire la realizzazione di qualche infrastruttura. Ad esempio la ferrovia. Quella tra Rovigo e Padova, ormai completata, è inaugurata nello stesso 1866 e, contemporaneamente, si realizza il prolungamento fino a Ferrara.

Rovigo e La fine delle dominazioni

 

Sono del 1872 le pratiche per la costruzione delle ferrovie fra Rovigo e Legnago e fra Rovigo ed Adria. La prima compiuta nel 1876, l’altra inaugurata nel 1877 e prolungata fino a Chioggia nel 1888. Rovigo, nonostante questi interventi, soffre di una sostanziale stagnazione nei 14 anni che intercorrono da quando si realizza il primo censimento che interessa anche il Polesine. Sul territorio del comune di Rovigo, l’incremento della popolazione si attesta su sole 800 persone. Arriva dunque ad un totale di 10.479 abitanti (ci cui 7.452 in città). Nel 1881 gli abitanti salgono a 11.311. Il successivo censimento del 1901 registra però una nuova flessione e la popolazione si attesta sui 10.375 abitanti.

L’economia Polesana di agricoltura e commercio

La fine delle dominazioni non porta al drastico cambiamento previsto neanche a livello economico. Essa continua ad essere basata sulle due attività tradizionali di agricoltura e commercio. Per di più con una gamma di prodotti molto limitati e basati esclusivamente su cereali e bovini. Rovigo, pur capoluogo di provincia, rimane un centro abitato di carattere rurale. L’organizzazione e la quantità di servizi rimangono dunque, limitati. Se, da una parte, il mercato cereagricolo cittadino costituisce una parte importante a livello nazionale (tanto che nel 1890 viene istituita una Borsa per le trattazioni), dall’altra lo sviluppo dell’attività bancaria andava molto a rilento.

Rovigo e La fine delle dominazioni

La Cassa di Risparmio è resa autonoma dal Monte di Pietà fin dal 1866. La sua sede viene ubicata presso la Camera di Commercio. Nel 1867 viene creata una succursale della Banca Nazionale (poi Banca d’Italia) e viene aperta al pubblico nel 1871. Solo nel 1880, tuttavia, è resa funzionante una banca privata. Indicativo il fatto che sia la Banca Popolare Cooperativa.

Fonte: Rovigo, ritratto di una città. Foto: FidelityViaggi, 3dmagazine, Unioncamere.

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada.
Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.

La fine delle dominazioni, il Polesine al Regno d’Italia ultima modifica: 2019-07-30T09:01:48+02:00 da Alessandro Effe

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