Rovigo da scoprire Storia

La dominazione austriaca – La prima parte

La camera di commercio, ripristinata durante la Dominazione austriaca

Seppur breve, la dominazione francese, è stata senza dubbio intensa. Lascia infatti in città un sacco di strascichi, legati soprattutto alla gestione ed alla soppressione degli istituti religiosi ed alla riconversione di alcuni edifici. Ad esempio viene demolito il convento delle Agostiniane (al loro posto oggi vi è il tribunale) e viene soppressa la chiesa di Santa Giustina (oggi sul liston di Piazza Garibaldi vi è il suo perimetro). Nota positiva la realizzazione di una adeguata sede per l’Accademia dei Concordi, su progetto di Sante Baseggio, all’angolo della piazza Maggiore, presso la Loggia dei Notari.

La dominazione austriaca

Naturalmente, con l’avvento degli Austriaci, si ha una nuova riorganizzazione amministrativa. Vengono istituite le provincie, secondo un criterio di divisione territoriale che, salvo qualche eccezione, è stato in vigore fino alla soppressione delle stesse. Sui tratti paralleli del Po e dell’Adige, viene creata la provincia del Polesine, accorpando al Polesine “di Rovigo e l’Adriese”, Loreo ed Ariano che, assegnati inizialmente a Venezia, vengono aggiunti a Rovigo nel 1851. Modifiche rilevanti anche sul fronte religioso. L’Austria ottiene delle modifiche alla situazione precedente e preesistente e porta il confine meridionale della diocesi di Adria a coincidere con quello del regno.

I moti carbonari vennero soppressi durante la Dominazione austriaca

La diocesi passa quindi dalla provincia ecclesiastica di Ravenna (cui è sempre appartenuta) a quella di Venezia. L’amministrazione austriaca incontra in ogni caso degli ostacoli, alcuni naturali, altri politici. Nel primo caso, sotto accusa è la grande carestia che colpisce il Veneto dal 1813 al 1817. Relativamente ai secondi, si sviluppa un movimento di contrasto guidati soprattutto dai patrioti. Questi ultimi si organizzano in una setta carbonara il cui epicentro è Fratta Polesine. Qui, infatti, erano favoriti dalla linea di confine Polesano. La carboneria è comunque stroncata sul nascere nel gennaio 1819. Fatale una festa trabocchetto in Accademia dei Concordi in cui sono tratti in arresto tutti i principali esponenti.

Fra amministrazione e repressione

L’amministrazione austriaca si distingue per l’efficienza repressiva contro movimenti a lei ostili. Si caratterizza però anche per alcuni provvedimenti che, presi nei primi anni, hanno un significato positivo e particolare. Per esempio viene riattivata la Camera di Commercio (nel 1819) che era stata istituita da Napoleone nel 1803 e poi chiusa. Si amplia, poi, la caratura dei dazi che, fino ad allora, era costituita dalle mura medievali. Ad essi si aggiungono i borghi di San Giovanni e di San Bortolo. Il nuovo perimetro diviene così lungo il doppio del precedente, 4750 metri e diviene ufficiale nel 1820. Si avvia, anche se con molta lentezza, l’istruzione elementare obbligatoria.

La camera di Commercio, ripristinata durante la Dominazione austriaca

Nell’ambito del Monte di Pietà si istituisce una Cassa di Risparmio (nel 1822) e si apre una Casa di Ricovero (nello stesso anno), nella sede dell’ex convento cappuccino di San Michele. Molto lentamente la città prende forma nuova anche sotto l’aspetto edilizio ed urbano. La dominazione francese, da quel lato, aveva lasciato quindici anni di grande trascuratezza. A tal fine, quindi, è più che giustificata la creazione della Pubblica Commissione all’ornato. Il fine è quello di promuovere e garantire la dignità dell’aspetto esteriore dell’abitato. Che l’amministrazione fosse attenta a questi temi è assolutamente palese dall’entusiasmo con cui si accoglie il progetto per il nuovo teatro che viene realizzato tra il 1818 ed il 1819 nell’area rimasta libera dopo la demolizione della Scuola dei Battuti.

Fonte: Rovigo, ritratto di una città. Foto: Unioncamere, Resto del Carlino, Polesine24

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

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La dominazione austriaca – La prima parte ultima modifica: 2019-06-25T09:55:09+02:00 da Alessandro Effe

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