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I Coari, il pane fritto nell’olio, tradizione polesana

I Coari, tipico pane polesano della tradizione

Fino a circa sessant’anni fa, il Polesine era un territorio povero e che doveva, con fatica, fare i conti con eredità pesanti. Bisogna infatti tener presente che questa terra è stata, per molti anni, martoriata dalle alluvioni, circondata come è da due importanti fiumi. Percorrendo i giorni nostri e volendo tralasciare le influenze delle “Rotte” (della Cucca” del “Pinzone” di “Ficarolo“), arriviamo al 1882 con l’alluvione del Polesine e l’inondazione di Verona. In questa occasione vennero coinvolte le Valli Veronesi e l’acqua provoca il dissesto idrogeologico. Ancora più ai giorni nostri arriviamo a quel tragico Novembre del 1951 che, oltre a tantissimi morti, provoca il dissesto del territorio con conseguente migrazione di buona parte della popolazione.

La cucina del riuso

In quest’ottica, chi, dopo quella tragedia, rimane o chi decide di far ritorno in Polesine, ha l’arduo compito di rivitalizzare le campagne e l’agricoltura. Difatti, da sempre, il Polesine è terra contadina. In questo senso l’arte dell’adattarsi è conosciuta, soprattutto a tavola, dove spesso gli alimenti poveri rappresentano l’unica fonte di sostentamento. Ad esempio, uno degli alimenti che, nel tempo, hanno caratterizzato il territorio, rappresentando al contempo fonte di sostentamento è la polenta. D’altronde è semplice anche capire il perchè : bastavano (e bastano) acqua, farina di mais e sale. Pochi e genuini ingredienti e sicuro nutrimento.

Con la polenta (e non solo con questa) aveva luogo anche il fenomeno della cucina del riuso, dell’utilizzo cioè di ingredienti che avevano un alto tasso di conservazione e che venivano utilizzati per preparare altri piatti. Gli avanzi di polenta si possono dunque trovare fritti, abbrustoliti, o addirittura, in una pinza. In quest’ultimo caso l’avanzo veniva “ripreso” con acqua o latte, reimpastato con altre piccole quantità di farina e poi condito con quanto di “dolce” c’era in casa, come ad esempio, fichi o pinoli o uvetta. Un’altro degli alimenti in cui il Polesine eccelle è il pane. Vera e propria tradizione di tutta la provincia.

I Coari

Il pane è da sempre un vanto di questa terra, ad esempio il pane biscotto di Loreo o Villadose, dove rimane ad asciugarsi a forno spento ma ancora caldo tutta la notte. Questo pane oggi è diffuso in tutta Italia e rappresenta un ottimo accompagnamento ad una fetta di soppressa. Altra pietanza della tradizione sono i coari. Si tratta di una pasta che una volta si teneva da parte quando si faceva il pane nel forno domestico e che poi si friggeva per la gioia dei bimbi. Il nome “coari” ha un’origine specifica. Erano piccoli pani a forma di losanga, simili al coaro, il corno bovino con cui il falciatore teneva la cote per affilare la falce.

Ingredienti per 4 persone:
– 300 grammi di farina;
– 50 grammi di strutto;
– Olio Evo;
– 8 grammi di lievito di birra;
– sale q.b.;

Procedimento:
Impastare in una ciotola la farina con acqua tiepida sufficiente ad ottenere un composto morbido. Aggiungere il lievito, che avremo prima sciolto in acqua tiepida, il sale e lo strutto. Lavoriamo bene e lasciamo riposare l’impasto per un’ora circa. Formiamo dei piccoli pani allungati a bastoncino e diamo loro la forma che preferiamo. Mettiamoli in una padella con olio bollente e scoliamoli dopo un paio di minuti. Adagiamoli su carta assorbente. Gustiamoli con un prosecco extradry dei colli Euganei.

Fonte: Cucina Polesana. Foto : Pinterest.

I Coari, il pane fritto nell’olio, tradizione polesana ultima modifica: 2019-06-24T08:57:34+02:00 da Alessandro Effe

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