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La peste in Polesine – L’epidemia in provincia nel 1630-31

La peste in polesine
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Delle numerose epidemie di peste che, nei secoli, hanno flagellato il Polesine, quella che ha infierito con particolare violenza tra il 1630 ed il 1631, provocando vittime in Veneto e Lombardia è rimasta memorabile ed è stata ampiamente descritta in molta parte di cronache locali dell’epoca oltre che in trattati medici. Molte di queste, contenevano strampalate teorie in voga al tempo circa la diffusione del morbo. Alcune però erano ricche di informazioni e prescrizioni sanitarie come ad esempio il “Trattato della Peste” di Hercole Staurini (del 1630) e “Della Peste : Trattato” del rodigino Giovan Battista Locatelli (del 1631).

La peste in Polesine

In Polesine, la peste fece capolino nell’estate del 1630, quando ormai a Venezia la diffusione era ormai ampia. Pare sia stata portata da Mantova che si trovava assediata dalle feroci truppe dei Lanzichenecchi. Sul finire di giugno lo spettacolo era già raccapricciante, coi cadaveri gonfi che affioravano sulle rive del fiume. In questo senso la decisione è quella di bloccare i canali per evitare che i morti finissero nelle valli del Delta o negli scoli delle campagne. Contemporaneamente si stabilì di tenere i cani al guinzaglio per evitare che potessero azzannare le carcasse. Si vietarono, addirittura, le soste prolungate sui ponti e lungo gli argini.

Dipinto in memoria della peste in polesine

 

A Badia, infatti, in quei giorni, diverse centinaia di cadaveri di appestati, buttati nell’Adige alla rinfusa, si arenarono qua e là per diversi giorni. Portata da gente che era fuggita dal mantovano verso Melara, la peste, come racconta Antonio Frizzi “spopolò quasi affatto Ficarolo e il resto della riviera sinistra ferrarese del Po. Venne poscia sulla destra, travagliò molto la Stellata, Lagoscuro ed altri luoghi della provincia”. Lascia praticamente immune la città estense.

L’epidemia a Rovigo

A Rovigo, come ci riferisce Locatelli, il morbo inizia a diffondersi in maniera inavvertita, trovando giusto mezzo di propagazione nelle carceri. “Ben presto si rese morbido e pestilente l’aere della prigione della “La Michiele“. Il provveditore alla sanità per il Polesine, cioè il responsabile di tutte le iniziative utili a prevenire e fronteggiare l’epidemia è Domenico Ruzzini. Giunge da Venezia ai primi di Luglio e si insedia a Lendinara dove la situazione, più che in altri luoghi, era sotto controllo. Egli si premura di impartire precise e rigide istruzioni per limitare e combattere il contagio. Seguiva le norme collaudate di difesa della Serenissima, messe in atto con discreto successo, in occasione dell’epidemia del 1575-1577.

Dipinto di un lazzaretto durante la peste in Polesine

Pertanto egli sospende i commerci e le fiere istituendo, contemporaneamente, sbarramenti severamente custoditi per limitare e controllare gli accessi alle città ed ai paesi. Era possibile passare solo esibendo degli opportuni lasciapassare, chiamati “fedi di sanità”. Si attiva anche per fare in modo che i pochi medici prestassero il dovuto servizio ed mette in piedi ricoveri (talvolta coatti) per i malati o sospetti tali. Questi ultimi vengono portati nei lazzaretti che, a Rovigo, erano tre mentre ad Adria vi era la distribuzione dei malati in abitazioni private. Si cura altresì di disinfettare o distruggere tutto ciò che è ritenuto infetto o presunto tale. In particolare, a Rovigo, vicino alla chiesa dei Sabbioni, trova dimora un luogo di dove “purgare” gli indumenti ritenuti pericolosi.

Sant’Apollinare e Ceregnano

Le azioni poste in essere, tuttavia, non diedero sempre i risultati sperati. In molti casi perchè la peste è ampiamente dilagata ed in altri perchè gli ordini non si eseguivano alla lettera (o a volte trasgrediti). Ciò porta alla decimazione delle popolazioni di Sant’Apollinare e Ceregnano dove, in pochissimo giorni, muoiono molte persone. Esse, per misura igienica, vengono seppellite nelle loro stesse abitazioni. Ciò che rimane, in ogni caso, dai dati demografici in possesso è che queste misure risultarono comunque idonee a far si che la peste, in Polesine, non mettesse in atto la strage che si doveva e poteva temere.

 

Fonte: Sergio Garbato. Foto: Glistatigenerali, italiani.it

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada.
Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.

La peste in Polesine – L’epidemia in provincia nel 1630-31 ultima modifica: 2019-03-26T11:29:42+02:00 da Alessandro Effe

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