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Rovigo e il Polesine: da Campoformio all’unità

Una vecchia immagine di Rovigo, capoluogo del polesine

Napoleone scese in Italia nell’aprile 1796 e sconfisse più volte i piemontesi e gli austriaci: il re di Sardegna, Vittorio Amedeo III, cedette la Savoia e Nizza alla Francia. Il Bonaparte occupò anche Milano. Costrinse il pontefice Pio VI alla pace di Tolentino. Con questa, la Francia guadagnava il territorio di Avignone e le Legazioni di Romagna. Nel 1797, Napoleone riuscì ad aprirsi la strada verso l’Austria e iniziò le trattative di pace con il governo di Vienna. Il 17 aprile concluse il preliminare di Leoben, con cui l’Austria rinunciava definitivamente al Belgio e alla Lombardia ottenendo l’Istria, la Dalmazia e parte della terraferma veneta.

Contemporaneamente esplosero violenti disordini a Verona. Per Napoleone fu un pretesto per intervenire a danno del governo veneziano, azione che favorì il partito giacobino a Venezia. Il trattato di Campoformio, firmato da Francia e Austria nell’ottobre 1797, decreterà la fine della Repubblica di Venezia, il cui territorio passò all’Austria fino alla riva sinistra dell’Adige.

Il trattato di Campoformio

Nel maggio 1797 il generale Rusca, sotto l’autorità della Repubblica Francese, occupava il Polesine e le truppe  entravano a Rovigo, Adria e in altri centri. Nell’ottobre 1797, il trattato di Campoformio affidava il Veneto all’Austria.

Il Trattato di Campoformio venne firmato a villa Manin il 17 ottobre 1797 da Napoleone Bonaparte e il conte Luis De Cobentzel. Esso sancì la pace fra la Repubblica francese e l’imperatore d’Austria Francesco II re di Ungheria e di Boemia. Questo atto determinò una serie di cambiamenti territoriali:  la cessione all’Arciducato d’Austria dello stato veneto, dell’Istria e della Dalmazia. L’Austria riconobbe la Repubblica Cisalpina, mentre, le isole Ionie andarono alla Francia. Si esaurisce così l’esperienza di un governo democratico. Molti patrioti si ribellarono in quanto il destino di Venezia, veniva deciso in modo assolutamente arbitrario, senza nessuna partecipazione della popolazione.

Lo ricorda anche l’incipit dell’Ortis di Ugo Foscolo “Il sacrificio della patria nostra è consumato” interpretando la posizione dei patrioti, molti dei quali si rifugiarono a Milano, dove era nata la suddetta Repubblica. Dopo il Trattato, preziose opere delle collezioni pontificie e veneziane vennero forzatamente cedute ai francesi.

Il Polesine dell’Ottocento

Fra l’11 maggio 1797 e il 19 gennaio 1798 i francesi installarono a Rovigo una municipalità provvisoria. Per un breve lasso di tempo gli austriaci ripristinarono l’amministrazione precedente alla caduta di Venezia (22 gennaio 1798-19 gennaio 1801).

La città torna sotto la sovranità francese e il 5 maggio 1801 entra a far parte della Repubblica Cisalpina. Rovigo viene messa a capo di un distretto del Dipartimento del basso Po avente come capoluogo Ferrara. Al Comune erano unite le località di Borsea, S. Bernardo, S. Giovanni, S. Bartolomeo, Bresega in Borsea, Ritratto di Borsea. Nei primi anni dell’Ottocento si registrano, a Rovigo e nel Polesine, grandi mutamenti civili e sociali. Il governo francese, durante le occupazioni, fece chiudere i conventi maschili e femminili vendendo all’asta i loro beni. Furono abolite le confraternite laiche. L’Abbazia della Vangadizza concluse la sua storia e i beni con gli edifici monastici passarono alla famiglia d’Espagnac.

Vangadizza

Di questo periodo sono le rivolte dei contadini e gli assalti ai palazzi e uffici pubblici che si registrano in diversi centri polesani. L’Austria occupa militarmente il Polesine nel novembre 1813. La dominazione imperiale si protrarrà sino al 1866. Nel 1815 il Polesine comprende tutto il territorio tra Adige e Po (tranne Cavarzere, Loreo e Ariano). Inizia la crescita della dimensione provinciale e dell’identità polesana grazie ad un maggiore numero di scambi fra le località che appartenevano alla Repubblica Veneta e quelle soggette allo Stato pontificio. Si diffonde la Carboneria che coinvolge cittadini di tutta la provincia, da Polesella a Rovigo, da Calto a Occhiobello fino a Ficarolo, Badia e Ariano.

Lo sviluppo della seconda metà dell’Ottocento

Nel 1848 scoppia a Rovigo la rivolta anti-austriaca. In questi mesi, la città conosce l’autonomia amministrativa sotto la guida del conte Domenico Angeli. Lo spirito patriottico si sparse in tutto il territorio! Molti giovani partirono per combattere a fianco dell’esercito piemontese. Soprattutto dopo la guerra del 1859-60, i giovani emigrarono nell’esercito piemontese. Tra questi troviamo diversi protagonisti del Risorgimento italiano che, dopo il 1866, assumeranno in Polesine delle cariche civili: Alberto Mario di Lendinara, Domenico Piva di Rovigo, Giovanni Battista Tenani di Guarda Veneta.

Un considerevole sviluppo sociale ed economico si verifica nella seconda metà dell’Ottocento e la provincia raggiunge i 172.000 abitanti. Cambiano le classi sociali: decadono i nobili, accresce il peso dei borghesi, sono sempre difficili e dure le condizioni degli operai. L’istruzione conosce un progresso notevole. Nel 1815 viene istituita la scuola elementare obbligatoria. Assume grande rilievo, nel 1840, l’apertura della biblioteca dell’Accademia dei Concordi.

Nella seconda metà dell’Ottocento sorgono a Rovigo, Lendinara, Badia e in altri centri le società di mutuo soccorso. Queste hanno lo scopo di soccorrere gli infelici impossibilitati al lavoro o che per malattia rimanevano privi di dei mezzi di sostentamento. Questa solidarietà favorirà iniziative come le casse rurali promosse da mons. Sichirollo per agevolare i piccoli agricoltori ed artigiani.

Marco Bardelle

Autore: Marco Bardelle

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Rovigo e il Polesine: da Campoformio all’unità ultima modifica: 2019-04-03T11:47:08+02:00 da Marco Bardelle

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