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La cultura del vino e della sua produzione in Polesine – pt. 2

La cultura del vino

Nel precedente articolo abbiamo iniziato a parlare della storia del vino e dell’enologia polesana. Proseguiamo il racconto cercando di unire una serie di fattori e di studi che, nel corso dei secoli, hanno interessato l’analisi della cultura del vino. Alla fine del XIX secolo, le cronache restituiscono un Polesine totalmente incapace di produrre vino di qualità. Il più importante materiale per un’indagine sulle tecniche dei vignaioli del tempo, è una monografia redatta dal fattore dei Papadopoli Giacomo Bisinotto. Scritto al tempo dell’Inchiesta Agraria nel 1882, porta alla luce un quadro piuttosto desolante per la coltivazione della vite. “La vite – scrive – la si tiene appaiata agli alberi lungo i  lari delle sistemate campagne; solo alcuni fra i più solerti agricoltori da qualche anno impresero a coltivarla a vigneto. I vitigni che prevalgono si nominano: marzemino, friularo, corbino, corbinello, uva d’oro, pateresco, basegano, padovano, ecc”.

La cultura del vino e i vigneti

Tuttavia non esistevano uve per un vino “distinto”, riconoscibile e connotabile. Coesistevano, di fatto molti tipi senza alcuna omogeneità. La ragione risiedeva nella necessità di premunirsi contro l’imprevedibilità del tempo e il pericolo delle gelate. Due fattori che potevano pregiudicare irrimediabilmente la raccolta se tutte le viti fiorivano nel medesimo periodo. Inoltre, essendo consueto l’uso di vendemmiare contemporaneamente, senza distinguere il momento giusto di maturazione delle singole uve, facendo una sola vendemmia, l’uva più matura avrebbe fornito lo zucchero, e quella meno matura l’acidità. Il compromesso era ragionevole anche se a scapito della qualità. 

La cultura del vino

Insomma nei tempi passati si guardava più, alla quantità che alla “bontà”. Del resto i vigneti non dovevano produrre solo vini. “Il metodo prevalente di tenere i vigneti – scriveva Giacomo Agostinetti sul finire del ‘600 – è quello di maritare le viti agli alberi lungo le stréne, a pioppi, olmi, oppi o salici che siano, a motivo del guadagno di pertiche e fascine, della foglia per alimentare il bestiame e perché la chioma degli alberi protegge i grappoli dalla grandine”. Dalla potatura dipende la raccolta ed in Polesine a quel tempo vigeva un modo redditizio di bruscare, articolato in tre anni successivi.

Dalla vendemmia al mosto

Il primo anno che li salgari hanno le pertiche longhe di tre anni, li troncano e tirano li capi delle vide che sono lunghi da un arbore all’altro; il secondo anno lasciano le tirelle vecchie e gettano sopra li capi giovani; il terzo anno tagliano tutto il vecchio dell’uno e dell’altro anno et il quarto anno tornano a ripigliar l’istesso ballo, chiamando questo loro bruscar l’uno di pertica, l’altro di spiron, et l’altro anguanino; e perciò costumano far la possession in tre parti per haver ogn’anno d’ogni sorte di cose, cioè legne, vin buono, mezano et inferiore”. Ma se la situazione nelle campagne non è tra le più incoraggianti, in cantina – dalla relazione di Bisinotto – emerge una situazione anche più desolante.

La cultura del vino

Il processo produttivo del vino è fatto, comunemente, dai singoli proprietari. Era prassi vendere, però, una rilevante quantità d’uva pigiata ad osti ed a privati, che finivano la lavorazione nelle loro cantine. Non vi erano però particolari procedure di controllo qualità. Nessuna cura della scelta dell’uva ad esempio e neanche dell’epoca della vendemmia. La pigiatura effettuata all’aperto o nei campi e con tempi di bollitura spesso imprecisi. Ne derivano, ovviamente, vini non piacevoli e di poco pregio. Insomma la terra “da buon vino” c’era come c’era sempre stata, quella che nel tempo venne a mancare fu proprio la cultura nel produrlo.

Fonte: Conipiediperterra. Foto: Rovigooggi, Ilcavaliere, Introni.

Alessandro Effe

Autore: Alessandro Effe

Appassionato di nuove tecnologie cerco di aiutare le aziende a nascere e trovare la loro strada. Amante della scrittura narrativa e lettore vorace. Un amore smisurato per la boxe ed il running.
La cultura del vino e della sua produzione in Polesine – pt. 2 ultima modifica: 2019-09-28T16:49:44+02:00 da Alessandro Effe

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